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La Comune: una lista e un programma per contrastare la crisi a Carrara

Perché “La Comune”

Perché l’antica Comunità della Valle di Carrara garantiva ai suoi abitanti pari diritti, politici e civili, senza bisogno di nobiltà cittadina o feudale;

perché il marmo, principale ricchezza della città, è un bene civico di cui i cittadini (i comunisti) devono disporre collettivamente;

perché evoca/prefigura una società di eguali laddove il Comune parla ormai di burocrazia e di politica mestierante;

perché, in suo nome, a Parigi nel corso di un secolo il popolo oppresso ha aperto la pagina, non ancora chiusa, della liberazione da dispotismo e sfruttamento;

perché la Costituzione Italiana riconosce la proprietà e l’iniziativa economica private, ma al contempo ne definisce i limiti all’interno della loro funzione sociale, purché non sia recato danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità dell’uomo;

perché aria, acqua, terra sono beni essenziali per la vita di ogni membro della società la quale, dunque, deve, come collettività, partecipare alla loro gestione e alla loro tutela;

perché abbiamo fiducia nella condivisione partecipata delle decisioni, respingendo la politica dei capi e delle élites.

Programmi e misure di contrasto alla crisi di Carrara

Responsabili della grave crisi che colpisce Carrara non sono solo fattori globali e nazionali; responsabili sono soprattutto i comportamenti delle amministrazioni comunali e dell’imprenditoria locale.

Anche Carrara, come altre città di piccola e media grandezza, ha subìto un processo di periferizzazione, favorito da riduzione, centralizzazione e accorpamento di esercizi e servizi pubblici (trasporto, sanità, istruzione) e del commercio. Di ciò, ad ogni livello, locale e nazionale, è responsabile il centro sinistra che, negli ultimi vent’anni, ha governato la nazione, la regione, la provincia ed il comune.

La deindustrializzazione del paese, lo sfaldamento dei sistemi economici locali, la concentrazione di produzioni e servizi, le delocalizzazioni – su cui si è abbattuta la crisi aggravando ulteriormente la già preoccupante disoccupazione e l’inesorabile impoverimento di intere classi sociali – non sono irresponsabilmente attribuibili ad un destino cinico e baro: sono, piuttosto, la prevedibile conseguenza della competizione smodata tra imprese e capitali, della totale assenza di un progetto credibile di riconversione ecologica ed etica dell’economia che, in quanto tale, abbia come obiettivo la produzione per le persone e non per il mercato (di valori d’uso e non di scambio).

La sfrenata competizione, l’egoismo cinico e socialmente sterile sono assai ben rappresentati nella realtà carrarese ed apuana.

La trasformazione del distretto lapideo in distretto minerario con le gravi ricadute sul territorio, rappresentate principalmente da inquinamento, traffico pesante, rischio idraulico, dissesto idrogeologico, sono l’inevitabile risultato dell’obiettivo – da sempre caratterizzante il ceto imprenditoriale locale sostenuto sia dal centro destra che dal centro sinistra – di rendite facili e del totale disinteresse per il destino della comunità.

Le conseguenze drammatiche di queste “politiche” sono state ancor più devastanti a causa della intrinseca fragilità del nostro tessuto sociale e del nostro territorio. Sono spariti saperi, mestieri, professionalità, figure sociali. Ciò, unitamente alla perdita di importanti funzioni urbane (quali, ad esempio, Ospedale e Tribunale) e allo scadimento qualitativo e funzionale di servizi ed edifici pubblici, ha spogliato Carrara della propria identità storico-culturale e sociale, irrecuperabile con approcci nostalgici e ingenuamente superficiali.

L’identità della città va ricostruita con un progetto a lungo termine, possibile solo con il coinvolgimento convinto e partecipato dei cittadini, tutti: innanzi tutto, dei lavoratori che, con il loro impegno e la loro fatica quotidiani, sono i protagonisti e gli artefici della vita sociale.

L’occasione delle elezioni amministrative, che ci consegneranno un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, impone l’obbligo civile di elencare, con franca chiarezza, i comportamenti che più hanno compromesso la qualità della nostra vita e della nostra quotidianità, comportamenti voluti con coriacea determinazione dalle amministrazioni di centro sinistra negli ultimi venti anni:

  • boicottaggio e sabotaggio del regolamento degli agri marmiferi del 1994, che ha causato la perdita della storica e identitaria vocazione lapidea a tutto vantaggio della dissennata deriva mineraria;
  • mancato rilascio delle concessioni di cava, che, oltre a consolidare il caos nei bacini marmiferi – con tutte le conseguenze anche ambientali – ha determinato e continua a determinare un gravissimo danno erariale per le finanze comunali, con conseguenti ricadute nelle drasticamente ridotte capacità di spesa per servizi, immobili e infrastrutture locali;
  • abbandono di una pianificazione ecosostenibile sull’asse del Carrione e del controllo tecnico-amministrativo di questo ambito territoriale, vitale per l’intera città;
  • abbandono del litorale, in particolare dell’area portuale, agli interessi di pochissimi privati;
  • sciatta superficialità nella gestione della macchina comunale e delle società controllate, considerate banali esecutrici di scelte ed indirizzi improvvisati;
  • totale subalternità agli interessi del padronato del marmo e di pochi altri imprenditori;
  • mancanza di trasparenza dell’amministrazione che ha addirittura nascosto la gravità della crisi e del declino e degrado sociale di Carrara, maldestramente dissimulati con modeste e atomistiche iniziative, mascherate con eventi turistico-culturali estemporanei, ingannevolmente presentati come base su cui costruire un’economia turistica e commerciale.

Questa, la verità: i danni sono elevati; non esistono soluzioni miracolistiche; i tempi di recupero, con scelte adeguate, ponderate e determinate, sono medio- lunghi.

Queste, le priorità del progetto che vogliamo realizzare in caso di vittoria elettorale e che, in ogni modo, intendiamo sostenere anche dall’opposizione:

  1. contenere il rischio idraulico e intervenire sul dissesto idrogeologico (bacini marmiferi, torrente Carrione, colline, litorale)
  2. rendere agibili tutti gli edifici pubblici con priorità per gli edifici scolastici
  3. ricostruire la filiera del marmo
  4. creare un sistema di sicurezza sociale che preveda una politica dei diritti di cittadinanza e che si basi su un sistema strutturale di servizi sociali, non limitato ad interventi solo nei casi più gravi ed a sostegno di particolari categorie, ma caratterizzato da un significativo e diversificato investimento sulle fasce di povertà e su quelle in via di impoverimento. Imprescindibile per la sua attuazione è la messa in discussione delle politiche sanitarie della Regione Toscana
  5. ripubblicizzare tutti i servizi pubblici, a partire da quelli di interesse locale;
  6. sostenere la riconversione dell’economia locale ponendo il turismo culturale come uno degli assi portanti, con interventi permanenti e strutturali.

Il nostro programma è realizzabile con strumenti specifici e mirati quali:

  • Una nuova Legge Regionale sulle cave che, attraverso il rilascio prima del 2020 di concessioni sostenibili, consenta in tempi ragionevoli di:
    • contenere il dissesto idrogeologico, il rischio idraulico e mettere in sicurezza le lavorazioni
    • raddoppiare le entrate derivanti dalle cave di marmo, garantendo in tal modo la certezza delle previsioni di bilancio
    • recuperare alla proprietà pubblica i beni estimati
    • sostenere la filiera locale, mantenendo la disponibilità di una quota rilevante di materia prima di qualità.
  • Un piano di investimenti per sostenere le nostre priorità, finanziato con le aumentate entrate del marmo e con una politica di contenimento degli sprechi.
  • Adozione di uno strumento urbanistico finalizzato alla rimozione dei fattori di rischio idraulico e al loro massimo contenimento.
  • Promozione di strumenti di partecipazione e di controllo popolare.
  • Rinegoziazione, attraverso un audit pubblico, del debito e del credito comunali.