In evidenza

Il “piccolo Cesare” al congresso del Pd

di Diego Giachetti

Renzi “narra” di meno, è più riservato, tiene a freno lingua, twitter e partecipazione ai talk show, in compenso ci pensano i mass media fare del congresso del Pd un evento che surclassa tutti gli altri, rappresentandolo come l’ombelico del mondo italiano. Ingrati tempi ci costringono a seguire la prima fase del congresso, quello riservata agli iscritti, a cui seguirà la seconda quella delle primarie aperte a tutti. I risultati del primo tempo sono noti, Matteo Renzi ha ottenuto 176.743 voti, pari al 66,73% dei 264.879 voti validi (su 266.370 votanti, cioè il 59,15% degli iscritti), Andrea Orlando si è fermato al 25,26%, con 66.917 voti, Michele Emiliano è arrivato terzo con 21.219 voti, pari all’8%.

Innanzi tutto non bisogna fare come fa Renzi il quale, non a caso, sbandiera la percentuale del suo successo, dimenticando i valori assoluti. I numeri parlano di un partito che si è fatto più piccolo, di una partecipazione politica attiva alla discussione in calo, così come sono diminuiti anche i votanti. Nel 2009 il Pd dichiarava 831.042 iscritti, nel 2013 erano calati a 539.354, dopo i tre anni di segreteria Renzi oggi risultano essere 449.852, meno 90 mila circa. Il partito guidato da Renzi ha subìto una cura dimagrante, senza attendere l’uscita dei “bersaniani”. Dei rimasti solo 266.726 hanno votato nei congressi di circolo del Pd, un’affluenza pari al 59%. Un piccolo universo, neanche rappresentativo più di tanto dei “fedeli” iscritti alla ditta: un 41% non ha neanche votato. Ecco che il 67% sbandierato come vittoria travolgente di Renzi si ridimensiona per acquisire il suo reale peso: poco più di 170 mila voti. Un successo in declino anche tra i fedelissimi del Pd. Sempre inchiodandosi sulle percentuali, il Pd sottolinea che l’affluenza a questo congresso è superiore a quella del 2013, quando arrivò al 55,34%. Tuttavia, sotto il profilo dei numeri assoluti, quattro anni fa gli iscritti erano 539.354 e i votanti 298 mila circa. Quindi anche in questo caso si registra al netto un calo di partecipazione di oltre 30 mila iscritti.

Il Pd vanta 6.448 circoli, ma qual è oggi la loro funzione all’interno del partito? E soprattutto chi partecipa attivamente alla vita dei circoli? Già il dato del 41% di astenuti tra gli iscritti indica uno sfilacciamento nel rapporto tra tesserati e attività dei circoli. In più, come tutti sanno, e diverse riflessioni hanno portato alla luce, esiste una differenza tra chi ha partecipato al dibattito congressuale e chi ha poi votato per una delle tre mozioni. Se i votanti sono stati pochi rispetto agli iscritti, i partecipanti effettivi sono ancor meno. Le persone che hanno partecipato davvero sono una minoranza. La disaffezione e lo scollamento sono ancora più massicce rispetto a ciò che il 41% di astenuti evidenzia. Una minoranza ha discusso le tre mozioni, poi al momento di votare il numero di partecipanti e salito perché una buona parte degli iscritti semplicemente si è recata a votare al circolo nel giorno prefissato e basta. Se i partecipanti diminuiscono rispetto ai votanti è perché in quel partito non c’è più militanza, cioè partecipazione vera alla vita dei circoli poiché essi non hanno più una funzione politica, sono diventati dei comitati elettorali a sostegno del leader.

L’ossatura dei circoli è oggi costituita da un apparato burocratico e amministrativo di assessorati e sottogoverno sorto e tenacemente aggrappato al governo, al centro come in periferia: il Pd amministra 15 regioni su venti e un gran numero di città. E’ facile dedurre che è questo “ceto politico” che ha votato e tirato la volata a Renzi. E’ lo zoccolo duro che si schiera sempre con la “ragione”, cioè col segretario dato per vincente. Renzi ha vinto, ma vince in un mondo che si è fatto piccolo, dentro un partito ridimensionato con tratti evidenti di apatia. D’altronde non gli è stato difficile vincere contro avversari deboli: un ministro renziano fino a ieri, improvvisamente diventato antirenziano, e un oppositore che, con un piede già fuori dal partito, si è ritratto improvvisamente ed è rientrato.