In evidenza

Volantino per il 25 marzo

No all’Europa dei padroni, dell’austerità, del razzismo
Sì all’unità delle lotte per il lavoro, il salario, i diritti, l’ambiente

 

Scarica il volantino in PDF

 

I capi di stato e di governo dell’Unione Europea si ritrovano a Roma per celebrare il 6° difficile anniversario dei Trattati di Roma che istituirono le prime forme di collaborazione tra sei paesi del continente.

Per ben due volte, nel Novecento, la concorrenza economica tra i capitalisti europei si è trasformata in guerra aperta per distruggere l’avversario e dominare il continente: due devastanti guerre mondiali, decine di milioni di morti, le classi lavoratrici trasformate in carne da macello per la vittoria dei propri padroni.

Il movimento dei lavoratori ha sempre combattuto il nazionalismo, il militarismo e le barriere nazionali in nome dell’unità delle classi lavoratrici e della collaborazione tra i popoli, difendendo il progetto di una società socialista a livello europeo.

Ma l’Europa che hanno costruito i padroni e i loro governi (di destra o di “centro sinistra”) non è l’Europa della democrazia e della giustizia sociale, ma l’Europa dei privilegi, dei profitti e delle rendite finanziarie delle classi dominanti. La crisi economica ha spinto ancor più il padronato ad una feroce aggressione contro le classi popolari (politiche di austerità, distruzione dei diritti del lavoro e delle pensioni, tagli alla spesa sociale). E l’offensiva padronale ha ingigantito la crisi sociale: milioni di persone sono state gettate nella povertà e la precarietà della vita e la disoccupazione incombono su milioni di giovani e meno giovani.

L’idea stessa di Europa si disgrega, si moltiplicano le spinte nazionaliste e centrifughe, si rafforzano i peggiori soggetti, i partiti della destra estrema, con le loro ideologie fasciste e xenofobe; con personaggi come Salvini che incitano all’odio contro i più deboli e contro i diversi con l’ obiettivo di dividere ed intossicare le classi lavoratrici a vantaggio del capitale.

L’Europa dei padroni ha moltiplicato gli interventi militari e le guerre in Medio Oriente e in Africa determinando catastrofi terribili e oggi costruisce per terra e per mare muri contro i migranti che fuggono la fame e le guerre e riservano loro un trattamento inumano e la morte.

La sinistra ufficiale, in Italia come in tutta Europa, paga il prezzo della sua subalternità alle borghesie nazionali e all’illusione di un europeismo affidato alle grandi multinazionali e ai tecnocrati di Bruxelles. Mentre le classi dominanti del continente costruivano i propri strumenti sovranazionali politici, economici, polizieschi e militari, la sinistra politica e sindacale si è cullata nella tragica perversione del sostegno alla “competitività” produttiva dell’economia del proprio paese, agevolando così, paese per paese, il taglio del costo del lavoro, l’aumento dello sfruttamento, la soppressione delle tutele giuridiche e ambientali dei lavoratori e del territorio.

Nel luglio 2015, la sinistra dei vari paesi europei si è commossa per il coraggio del No dei greci contro i ricatti della Troika di Bruxelles, ma non è stata capace, né ha provato a far crescere un movimento continentale contro l’austerità che ha sconvolto le condizioni di vita e di lavoro in tutti i 28 paesi della UE. E ha lasciato il popolo ellenico in balia della stupida illusione del secondo governo Tsipras di poter trovare con le istituzioni comunitarie un impossibile accordo di compromesso.

Alla chimera euroriformista di poter riformare delle istituzioni europee capitaliste impermeabili a qualsiasi domanda di cambiamento si affianca una nuova illusione, solo apparentemente contrapposta ad essa, l’illusione “sovranista di sinistra”, che propaganda, come soluzione per porre fine alla politica di austerità, quella della riconquista della sovranità nazionale, del “controllo sulla moneta” attraverso la “fuoriuscita dall’euro”. Ci si illude che nel recinto di ogni singolo paese i rapporti di forza tra le classi siano più favorevoli che a livello europeo, che la classe operaia di ogni paese possa avere così di fronte solo la classe borghese nazionale trascurando che, oggi più che mai, la classe padronale, è sempre meno nazionale, e utilizza contro i lavoratori proprio gli strumenti internazionali che si è data.

E’ più che mai necessaria una battaglia anticapitalista per porre fine a questo sistema di sfruttamento e di ingiustizia, che trascina il mondo verso la catastrofe sociale ed ambientale.

La risposta del movimento dei lavoratori parte dalla dimensione sociale, dal rifiuto delle politiche di austerità in tutte le sue varianti, contrastando ogni tentativo di divisione, non ripiegando su di un nazionalismo che farebbe solo il gioco dei padroni stessi.
Serve dunque un doppio passo:

  • lottare nel proprio paese contro la propria classe dominante e i suoi governi, per respingere i ricatti e le politiche dell’austerità;
  • ricercare una mobilitazione europea, un’azione comune tra le lavoratrici e i lavoratori dei diversi paesi, a partire dalle fabbriche di una stessa multinazionale, dai settori e dalle categorie, per contrastare i padroni e costruire un’unità sempre più ampia al di sopra delle frontiere, sia quelle storiche, sia quelle costruite contro i migranti.

Solo con dure lotte sia nazionali che internazionali si possono difendere gli interessi delle classi popolari e dei soggetti oppressi. E’ esemplare l’esperienza del movimento femminista di queste settimane, con la sua ispirazione internazionalista e la sua scelta di lotta.

Alcune rivendicazioni devono diventare obiettivi comuni delle lavoratrici e dei lavoratori dei diversi paesi:

  • un salario minimo vitale tutelato da contratti di lavoro collettivi sicuri.
  • la riduzione dell’orario di lavoro per permettere la distribuzione del lavoro tra tutti di fronte all’aumento di produttività e ai processi di automazione,
  • una battaglia continentale in difesa della sanità, della previdenza e della scuola pubbliche.

Nelle mobilitazioni sociali va ricostruito il nuovo progetto solidale e internazionalista contro il dominio del capitale. Non è un’illusione, ma è l’unico progetto che tenga veramente gli occhi aperti sulla realtà.