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L’arresto di Aldo Milani, un teorema contro il SiCobas

Respinge ogni accusa il dirigente del Si Cobas arrestato “per estorsione” a Modena durante una trattativa. Scioperi in decine di hub della logistica. Il giallo su un secondo arresto.

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Un video muto in cui si vede il passaggio di una busta dall’ad della Levoni a un “consulente” in giacca e cravatta, è tutto quello che la questura di Modena mette a disposizione dei trascrittori di veline a proposito del clamoroso arresto “per estorsione” del coordinatore nazionale del Si Cobas, Aldo Milani.
L’arresto del sindacalista è avvenuto a Milano nella tarda serata di ieri. All’una di notte la prima reazione del Si Cobas per rispedire le accuse al mittente e interrogarsi sulla presenza e il ruolo del consulente. L’uomo, arrestato anche lui, sembra essere l’esponente di una cooperativa che fornisce personale all’azienda. «Non c’entra nulla col sindacato e quale sia il suo ruolo è tutto da chiarire», spiega l’avvocata Marina Prosperi. Solo in tarda mattinata la legale di fiducia ha potuto incontrare Milani. «Sta bene e respinge ogni accusa di estorsione – continua Prosperi – quello spezzone non dimostra nulla. C’è stata invece una trattativa complessa sul reintegro dei lavoratori e su alcune somme che gli operai reclamano a vario titolo con conteggi precisi e con alcune cause già avviate. E’ di questo che Milani stava parlando senza sapere di essere ripreso, e che dimostreremo quando avremo anche il sonoro a disposizione. per ora non c’è alcuna contestazione formale e solo domani potrebbe svolgersi l’udienza di convalida».
Ma intanto la macchina del fango è già partita. Così si legge in agenzia: «Pagate 90mila euro per la ‘cassa di resistenza’ e non ci saranno più proteste o picchetti con l’interruzione dei lavori». La versione ufficiale configura così l’estorsione che nel pomeriggio di ieri ha portato all’arresto di Aldo Milani, coordinatore nazionale dei ‘Si Cobas’ e D. Piccinini, consulente sindacale che si era frapposto tra l’azienda del settore carni Alcar 1, della famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, e il ‘Si Cobas’. In un blitz degli agenti della squadra mobile modenese entrambi sono finiti in manette mentre ritiravano una prima trance di pagamento pari a cinquemila euro che i Levoni, in accordo con le forze dell’ordine, avevano appena consegnato ai due soggetti. Le indagini della squadra mobile, coordinate dal sostituto procuratore Claudia Natalini, sono partite lo scorso 13 gennaio, quando gli imprenditori Levoni hanno sporto denuncia segnalando che era in atto un tentativo estorsivo. La Alcar 1 è dallo scorso novembre al centro di accese proteste da parte dei Si Cobas, che hanno avuto un picco esponenziale nei mesi di novembre e dicembre scorsi, quando in più circostanze i picchettaggi, volutamente predisposti al fine di danneggiare le attività dell’azienda, fa sapere la questura, si sono caratterizzati con manifestazioni, non preavvisate, per il cui ripristino della legalità la polizia è dovuta ricorrere anche a cariche di alleggerimento e lancio di lacrimogeni. Il 17 novembre scorso un agente della mobile di Bologna era stato ferito dal lancio di un grosso masso che gli aveva causato ferite refertate con undici giorni di prognosi. Il 29 novembre scorso, ancora, nel corso di una carica di alleggerimento era rimasto ferito anche un giornalista del Resto del Carlino. I due soggetti arrestati si trovano ora nel carcere di Sant’Anna a Modena.  
Da quanto apprende Popoff, dal presidio di solidarietà, almeno 250 persone in corso a Modena, l’uomo che ha ritirato la busta è estraneo al sindacato e s’era offerto di mediare perché “li conosceva”. Fin dalla notizia dell’arresto, il gruppo dirigente del SiCobas un presidio è in corso di fronte al carcere di Modena e domenica scorsa, a Milano, lo stesso Milani aveva raccontato a un’assemblea sindacale il tentativo di un’altra azienda di corrompere il Si Cobas nel corso di una trattativa. Un uomo di fiducia della ditta gli avrebbe consegnato una busta contenente “calendari aziendali” ma che in realtà erano duemila euro in contanti. Somma immediatamente riconsegnata all’ignoto mittente. Ora questa inchiesta clamorosa che, perfezionando la trappola, sembra puntare alla criminalizzazione dei settori più conflittuali di un settore dove il subappalto, la collusione tra padroni e mafie e la compressione dei diritti sono gli ingredienti più tossici dei salumi made in Italy. Nelle ultime settimane del 2016, intorno alla Levoni c’è stata una fortissima vertenza contro il licenziamento di 80 facchini della filiera del subappalto del noto salumificio. Ci sono state cariche della polizia e tentativi di sfondamento da parte di camionisti. Perfino al Cgil locale ha dovuto ammettere che il sistema degli appalti nel distretto agroalimentare modenese è al di fuori delle regole, insostenibile, produce sfruttamento del lavoro e crea terreno fertile per infiltrazioni illegali e malavitose.  Quasi un terzo dei lavoratori è in appalto a cooperative che hanno una vita media di pochi anni, “moderno caporalato” che fa perno su un sistema di “false cooperative” per una provincia dove si fatturano 3 miliardi di euro l’anno nel comparto lavorazione carni. Si lavora 11 ore al giorno per 7-8 euro l’ora dentro la guerra tra i grandi nomi della salumeria che ha fatto precipitare del 40% il costo del lavoro.
La reazione alla notizia è stata forte già durante il turno di notte. Questa mattina s’è scioperato in una quarantina di hub, magazzini della logistica in diverse regioni, Piacenza, Modena, Milano, Piacenza, Parma, Brescia, l’interporto di Bologna e Roma mentre comincia a delinearsi dalle testimonianze una strategia della tensione che da tempo inquietava gli attivisti bolognesi: minacce sotto casa e in sede al coordinatore felsineo del Si Cobas, lo strano ritrovamento di una bustina di droga, oltre alla “normale” durezza dello scontro nei momenti di conflittualità in una regione che ha visto, alla fine di ottobre, l’omicidio di un sindacalista (stavolta di Usb) durante uno sciopero in un hub piacentino.
Anche nel torinese, la vicenda della Safim di None, azienda della logistica, vede licenziati quattro lavoratori rappresentanti sindacali del Si Cobas. Secondo Sinistra Anticapitalista, finora da sola nell’esprimere solidarietà al Si Cobas, sono storie che evidenziano la determinazione degli imprenditori del settore a non voler rinunciare allo sfruttamento senza limiti dei loro dipendenti.
Il sostegno ai lavoratori licenziati e al loro sindacato è tanto più doveroso nel momento in cui tutti gli imprenditori sentono di disporre di nuovo della libertà di licenziamento
e purtroppo in molte situazioni la stanno usando.
«E’ evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti – si legge nel primo comunicato del Si Cobas – lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore. Dopo le leggi liberticide sul lavoro, dopo la riduzione dei salari alla miseria, quanto i lavoratori hanno conquistato fin qui con le loro lacrime e il loro sangue viene messo nel mirino della repressione immediata che cerca di colpire chiunque osi ribellarsi e, soprattutto, osi praticare un’azione politica che vada nella prospettiva della liberazione dalla schiavitù del salario. Il disegno repressivo vuole distogliere l’attenzione dalle situazioni di sfruttamento in cui versa il mondo del lavoro e la logistica in particolare: contro questa barbarie si è alzato un movimento di lotta che non ha eguale negli ultimi anni, per durezza delle forme di lotta e per i risultati raggiunti.
La sostanza è semplice: con l’arresto di Aldo Milani si vuol mettere definitivamente fuorilegge la libertà di sciopero! Se il nemico di classe si illude di sbarazzarsi del SI Cobas decapitando il gruppo dirigente, si sbaglia di grosso! A quest’attacco politico frontale risponderemo da subito con l’unica arma che gli operai hanno a disposizione: l’autorganizzazione e la lotta. Proclamiamo quindi fin da ora la mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, e chiamiamo le reti di simpatizzanti e solidali a mobilitarsi nelle iniziative che nelle prossime ore saranno indette dal SI Cobas contro la repressione e per la liberazione immediata di Aldo».