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Aleppo, complicità e silenzi

di Andrea Martini

In queste ore, la città di Aleppo viene riconquistata dalle forze “lealiste” del regime dittatoriale di Bashar Al Assad.

Le cifre del massacro sono difficili da stabilire, ma sono in ogni caso colossali: migliaia di morti (forse oltre 10.000 a cui aggiungere quasi 5.000 dispersi), moltissimi dei quali civili e in nessun modo impegnati nello scontro armato, decine di migliaia di feriti, di profughi, distruzioni generalizzate in tutta la città, in particolare nella parte Est, per oltre quattro anni controllata dalle forze antigovernative.

Si tratta di un massacro avviato fin dal 2011  dal regime, con  il soffocamento militare delle pacifiche manifestazioni per la democrazia. Quella repressione, frutto di uno dei tanti regimi antipopolari della regione, ha visto un crescendo di distruzioni e ha causato, come ulteriore frutto avvelenato, la crescita e la diffusione del fondamentalismo  islamico in un paese, fino ad allora, tra i più laici del Medioriente.

Le forze che per oltre quattro anni si sono confrontate per il controllo della seconda città della Siria sono drammaticamente impari: da un lato le formazioni militari antigovernative, peraltro profondamente divise tra loro, provviste di solo armamento leggero, e dall’altro l’esercito governativo, affiancato da numerose milizie paramilitari nazionali o straniere (Iran, Iraq, Libano, Afghanistan), in genere tenute insieme dal fondamentalismo sciita,  ma, soprattutto, forte del massiccio appoggio aereo russo.

Su quella guerra civile questo sito è intervenuto ripetutamente, in particolare con una lunga ricostruzione storica elaborata sulla basse della discussione dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Anticapitalista.

L’Occidente, dicono le coscienze critiche, di fronte alla tragedia siriana ha totalmente accantonato il suo tradizionale interventismo, fino, appunto, a negare ogni sostanziale fornitura militare alle formazioni antigovernative. Tutto ciò non ci meraviglia. Sappiamo bene che i comportamenti delle potenze imperialiste occidentali non sono mai guidati da preoccupazioni democratiche né umanitarie. Per noi non è in causa l’ “Occidente”che è stato storicamente la culla del fascismo, del nazismo e delle più feroci avventure belliche, che ha sostenuto e sostiene feroci dittature in ogni parte del mondo.

Quella che noi vogliamo chiamare in causa è la sinistra, quella nostrana e quella europea.

Nella sinistra italiana (e in quella europea) esistono forze che di fronte al terribile conflitto civile siriano si sono decisamente schierati a favore della dittatura di Assad, alcune in maniera sgangherata, come è possibile verificare in alcuni siti (come Sputnik, Aurora, Rinascita, che non disdegnano accostarsi a iniziative chiaramente organizzate da gruppi neofascisti, siti che oramai è difficile definire ancora di sinistra), altre in maniera più argomentata (come Contropiano) ma fortemente segnata da logiche “complottiste”.

Ma altrettanto inquietante è il silenzio complice e imbarazzato delle organizzazioni più significative della sinistra (Sinistra Italiana, SEL, Rifondazione) tutte accomunate da una colpevole rimozione di ogni iniziativa anche solo solidaristica attorno alla carneficina siriana, totalmente muti anche di fronte alla carneficina di questi giorni.

Purtroppo a sinistra c’è chi gioisce e festeggia per la “vittoria” di Assad. Ma può esserci una vittoria che si basa sul massacro del proprio popolo e la distruzione fisica del proprio paese?

La complicità esplicita con Assad e Putin e quella silenziosa cercano di autogiustificarsi attraverso la condivisione della falsità che è alla base della propaganda di Assad e di Putin, che presentano tutti i ribelli siriani come “islamisti”, falsificando spudoratamente la realtà. Tutti islamisti da reprimere, anche a costo di bombardare intere città densamente abitate, ospedali, massacrare civili, facendo quello che si fa normalmente in qualunque guerra aperta.

Peraltro, il Daesh e l’estremismo “islamista” è cresciuto in Siria proprio grazie alla brutale repressione con cui il regime ha cercato di soffocare i movimenti e le formazioni laiche e democratiche. E il Daesh era ed è completamente assente da Aleppo. Anzi, la concentrazione del fuoco di Assad, di Putin e dei loro alleati iraniani e libanesi contro le zone libere di Aleppo ha lasciato completamente mano libera ai miliziani seguaci del Califfato, che proprio in questi giorni hanno riconquistato Palmira.

Questi comportamenti, oltre ad essere il tradimento di un elementare dovere di solidarietà internazionalista nei confronti di un popolo da decenni oppresso da una dittatura familiare, da quattro anni bombardato dagli aerei russi e dagli elicotteri siriani e oggi in balia delle rappresaglie indiscriminate delle bande assadiane, sono anche una terribile ipoteca su ogni vocazione pacifista e antiguerra. Con quale credibilità questa sinistra potrà mobilitarsi contro le guerre imperialiste, una volta che ha così spudoratamente sdoganato il concetto di “guerra giusta”?

Vogliamo la fine immediata di tutti i bombardamenti, e che le città e i quartieri assediati siano liberati, vogliamo l’immediato ritiro dalla Siria di tutte le formazioni militari e paramilitari straniere. E vogliamo che si crei una mobilitazione internazionale che difenda la vita e la libertà del popolo siriano e che sia immediatamente inviato il più massiccio aiuto umanitario.

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