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Volantino per le manifestazioni del 21 e il corteo del 22

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Nei giorni scorsi l’INPS ha certificato la situazione del lavoro in Italia: crollano i rapporti a tempo indeterminato, anche quelli a cosiddette “tutele crescenti” (-33%); aumentano i licenziamenti (+28%) per giusta causa essendo stato abolito l’articolo 18 che garantiva la reintegra nel caso di licenziamento ingiustificato; aumenta l’uso dei voucher (96 milioni, +36%), cioè la forma più estrema di precarietà, sempre più copertura del lavoro nero. Si disvela così la vera natura del Jobs Act: garantire ai padroni la libertà di licenziamento e di sfruttamento.

Massacrati i diritti del lavoro, stravolta la scuola pubblica, tagliate le spese sociali e sanitarie, mantenuta la legge Fornero sulle pensioni, privatizzati i servizi pubblici, varata una controriforma costituzionale e una legge elettorale profondamente antidemocratiche, Oggi Renzi propone una finanziaria che, al di là di elemosine qua e là elargite, è tagliata sugli interessi dei padroni, delle imprese, delle banche, delle assicurazioni e degli evasori fiscali.

Con la riduzione IRES (dal 27,5% al 24%), l’introduzione dell’IRI per gli imprenditori, “Industria 4.0”, i superammortamenti, gli investimenti, la decontribuzione, sono 10 miliardi di regalie ai capitalisti!

Per non parlare della truffa dell’APE (anticipo pensionistico) che trasforma un diritto acquisito dei lavoratori in un debito verso le banche e le assicurazioni e dell’ennesimo condono per gli evasori fiscali che hanno portato i milioni all’estero o nascosto in soffitta.

La Confindustria blocca i contratti di lavoro e pretende di firmare solo contratti penalizzanti per le lavoratrici e i lavoratori e il governo stanzia una cifra ridicola per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, bloccato da oltre 6 anni.

Giovani e meno giovani sono senza speranza e i lavori disponibili sono sempre più precari e mal pagati. Nuove ristrutturazioni sono programmate dai padroni mentre, a fine anno, i tradizionali ammortizzatori sociali verranno a cessare: migliaia e migliaia di lavoratori rischiano di precipitare nella disperazione.

PER UN VASTO MOVIMENTO DI LOTTA SOCIALE E DEMOCRATICO

Di fronte a questa situazione, la passività e subalternità delle direzioni di CGIL CISL e UIL alle scelte governative e padronali sono inaccettabili e vanno denunciate; invece di organizzare la risposta della classe lavoratrice queste hanno addirittura siglato, con il governo, il truffaldino meccanismo dell’APE che conferma la controriforma Fornero e, con i padroni, un protocollo per garantire, senza lotte e resistenze, le ristrutturazioni industriali.

È dunque positivo che l’USB e altri diversi sindacati di base lavorino per combattere le politiche di governo e Confindustria, a partire dallo sciopero del 21 ottobre; altre mobilitazioni si stanno organizzando nei giorni successivi. La nostra organizzazione sostiene lo sciopero e lavora per costruire la massima unità di tutte le forze sindacali di classe, dei movimenti sociali, delle forze della sinistra alternative.

Dobbiamo costruire una mobilitazione dell’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori e di vasti settori di cittadine e cittadini per chiedere ed imporre:

  • La fine vera (non quella millantata da Renzi) delle politiche dell’austerità.
  • Contratti nazionali di lavoro che garantiscano salari decenti e il controllo sugli orari.
  • L’abolizione della legge Fornero sulle pensioni.
  • Un piano pubblico per il lavoro, che crei posti di lavoro e la riduzione degli orari di lavoro a parità di paga.
  • Un salario sociale che permetta di vivere nei periodi di mancanza di lavoro.
  • Il rifinanziamento di scuola pubblica e sanità (con l’abolizione dei vergognosi ticket) per garantire a tutti i servizi fondamentali.
  • Cancellazione delle controriforme sulla scuola e sulla pubblica amministrazione (Brunetta, Madia).
  • Le risorse per queste misure possono essere trovate con una riforma fiscale che faccia pagare le tasse ai ricchi e introduca la patrimoniale sulle grandi ricchezze.
  • La vittoria del NO nel referendum costituzionale per rilanciare una battaglia per i diritti fondamentali di libertà, di partecipazione, di incidere come lavoratori e cittadini nella vita politica e sociale del paese.