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Messico, candidatura presidenziale dell’EZLN

di Guillermo Almeyra, da rebelion.org, traduzione di Fabrizio Burattini

Sia la benvenuta la decisione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) diabbandonare lo stertile astensionismo, dichiararsi anticapitalista e proporre una candidatura alternativa – una donna indigena – per le elezioni presidenziali messicane del 2018.

Si tratta di una svolta politica importante, che in molti hanno auspicato negli anni scorsi, nonostante alcune critiche grossolane e inconsistenti. Nel passato la sinistra messicana unita ha votato simbolicamente per Valentín Campa (il fondatore del PSUM, deceduto nel 1999, più volte candidfato presidenziale, ndt) nonostante non fosse regolarmente iscritto tra i candidati, il tutto al fine di utilizzare le ingannevoli elezioni del capitalismo per organizzare le sue vittime.

Nel decidere di utilizzare la via elettorale, il EZLN riconosce che, nonostante le elezioni non siano il migliore terreno di lotta per gli sfruttati ma, al massimo una cassa di Coca Cola sulla quale si può salire per essere meglio ascoltati, e non siano né l’unico né il principale strumento organizzativo, quando sia possibile devono essere utilizzate. Disgraziatamente, invece di convocare una Convenzione nazionale delle forze anticapitaliste messicane dove proporre una candidatura unitaria che riesca a sottrarre tanti all’astensione e al voto nullo, Marcos-Galeano (il nuovo nome che il Subcomamndante Marcos ha assunto dopo la sua “morte immaginaria” e la morte reale in un agguato dell’esercito del militante zapatista Galeano, ndt) e l’EZLN hanno preferito presentarsi da soli.

A fine di elevare il livello nazionale ed educare i giovani, è molto importante consultare la gente su di una candidatura anticapitalista, organizzare dal basso e proporre una donna indigena come candidata presidente. Ma la svolta sarebbe stata molto più positiva se l’EZLN avesse fatto un’autocritica sulla sua precedente posizione., si fosse rivolto alla OPT, la Organizzazione Politica dei Lavoratori (un soggetto politico costituito nel 2011 su impulso di alcuni dirigenti del Sindacato messicano dei lavoratori elettrici, a cui ha aderito anche il PRT, la sezione messicana della Quarta Internazionale, ndt), ai sindacati combattivi, ai giovani rivoluzionari, a tutti i gruppi anticapitalisti, per discutere insieme tutta la campagna. Sarebbe stato utile anche che l’EZLN e il CNI (il Congresso nazionale indígeno), dichiarino che le prossime elezioni saranno ancora più fraudolente delle precedenti e cerchino un accordo in difesa della correttezza costituzionale e contro i brogli con il Morena (il Movimiento de Regeneración Nacional, un partito dii sinistra moderata, ndt), che crede nella via elettorale e nella possibilità di riformare il capitalismo. Avrebbero così ridotto i dubbi ele accuse dei simpatizzanti di questo partito sul fatto che questa svolta dell’EZLN sia una manovra di divisione organizzata da settori capitalisti per indebolire López Obrador (massimo dirigente e candidato presidente del Morena, ndt) e avrebbero rafforzato il fronte anticapitalista, apportantogli consensi da parte di settori democratici, pur se non anticapitalisti.

E’ importante anche che l’EZLN abbia tratto motivi di riflessione a partire dagli accordi di pace e dalla conclusione dell’azione di guerriglia in Colombia per prevenire la repressione violenta che potrebbe aggravarsi in Messico e che potrebbe colpire tutto il Chiapas se la situazione economica e politica continuasse a peggiorare a livello nazionale e internazionale.

Da ultimo, un appello anticapitalista, naturalmente, deve basarsi sui diritti degli indigeni. Ma deve rispondere anche ai bisogni della maggioranza lavoratrice meticcia, sfruttata, indicando, nelle linee generali, qual è la posizione sull’agricoltura, sulla difesa delle foreste, sull’acqua, sulle risorse e sulle impresevitali per lo sviluppo nazionale, quale posizione assumere di fronte alla lotta degli insegnanti e di tutta la scuola, che cosa propone per il settore minerario.

Di conseguenza, anche se in linea di principio occorre salutare questo passo dell’EZLN, che rompe un lungo e pernicioso silenzio, credo che si debbano chiedere a questi compagni, altri passi avanti e una maggiore messa a punto della loro linea.