Ultimi articoli

Anche in FCA verso lo sciopero del 21 ottobre

intervista a Sergio Bellavita, a cura di Andrea Martini

Abbiamo incontrato Sergio Bellavita in un intervallo della trattativa in corso con la GLS di Piacenza. Sergio, com’è noto, è stato messo alla porta alcuni mesi fa dalla Cgil e dalla Fiom, di cui è stato segretario nazionale, colpevole di non condividere la linea politica e sindacale di Landini e della Camusso. Da allora, assieme ad altre/i compagne/i, ha deciso di impegnare la sua lunga esperienza sindacale nell’USB.

Vorremmo chiederti, dunque, qualche notizia sulla trattativa GLS e sull’atteggiamento della sua direzione aziendale dopo l’uccisione del compagno Abd Elsalam il 15 settembre durante un picchetto.

Per la prima volta nella storia sindacale, della GLS Italia, al confronto con il sindacato si è presentato uno dei massimi dirigenti a livello europeo della multinazionale di spedizione merci. E’ stata, in tutta evidenza, l’uccisione del nostro compagno Abd Elsalam a consigliare al management l’adozione di una strategia di presenza diretta al tavolo istituzionale e di formale cordoglio. Tuttavia era lo stesso manager che a poche ore di distanza dalla morte di Abd Elsalam ha fatto propria la tesi inverosimile e inaccettabile dell’incidente stradale del sostituto procuratore della Repubblica. Per noi la GLS è direttamente responsabile dal punto di vista politico e sociale per quanto accaduto. E questo non potrà mai essere cancellato da nessuna trattativa o accordo. Al tavolo abbiamo rivendicato gli stessi obbiettivi per i quali Abd Elsalam lottava insieme ai suoi compagni, a partire dall’assunzione dei lavoratori precari che avevano prestato la loro opera nel corso degli ultimi mesi e di 6 lavoratori licenziati nel gennaio 2016 per finire con la richiesta di un sostegno concreto alla famiglia del lavoratore egiziano ucciso. La direzione aziendale della GLS per tutta la durata della trattativa ha furbescamente tentato il gioco delle tre carte spostando di volta in volta responsabilità e decisioni a Londra piuttosto che all’azienda appaltatrice. Al termine di una durissima giornata ha proposto un nuovo investimento nel territorio piacentino, l’apertura cioè di un nuovo Hub. Abbiamo così conquistato l’assunzione di 15 lavoratori e l’impegno alla ricollocazione dei sei lavoratori licenziati. Il confronto si è poi allargato a tutte le organizzazioni sindacali presenti nell’attuale Hub piacentino, Si Cobas e ADL. Si è giunti così alla sottoscrizione di un accordo complessivo che, partendo da quello sottoscritto dall’USB, ha consentito di affrontare per intero la questione della precarietà in GLS. Un risultato importantissimo che, sebbene non restituisca Abd Elsalam alla vita, gli rende parte della giustizia che continuiamo a pretendere.

Sappiamo che l’USB ti ha affidato il compito di coordinare l’attività sindacale nelle aziende della multinazionale FCA, la ex Fiat di Marchionne e Elkan. La Fiat è stata alla ribalta per anni nelle cronache sindacali, fino alla vicenda del 2010-2011 con i “referendum” imposti da Marchionne, con la complicità di Cisl e Uil. Da allora non se ne parla più, se non per mostrare video aziendali con operaie e operai che festeggiano Marchionne e Renzi. Qual è la reale situazione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nelle fabbriche italiane dell’FCA?

Il modello autoritario e schiavistico di Marchionne imposto ai dipendenti FCA è finito nel dimenticatoio esattamente come tempo addietro era accaduto alla denuncia del salario che non arriva alla quarta settimana. In entrambi i casi è solo l’attenzione mediatica che è venuta meno, la condizione di chi lavora negli stabilimenti FCA non solo non è migliorata ma continua a pagare un prezzo altissimo al modello inaugurato a Pomigliano, così come il salario continua a essere largamente insufficiente. Le ragioni per le quali FCA è finita nel dimenticatoio sono molteplici. In primo luogo quel modello è stato generalizzato non solo a tutti gli altri stabilimenti del gruppo. Con gli accordi interconfederali del 2011, 2013 e soprattutto con il Testo Unico del 10 gennaio 2014 quel modello è stato esteso all’insieme del mondo del lavoro. Marchionne ha fatto da apripista e il suo attacco è pienamente passato. Parliamo di un modello che consente la pienezza di diritti sindacali solo alle organizzazioni che sottoscrivono i contratti a livello nazionale e aziendale, imponendo loro il rispetto di ogni singola clausola. Una sconfitta vera, drammatica per tutti coloro che si sono opposti. Troppo spesso, colpevolmente, coloro che non affrontano questo nodo lo fanno perché in realtà hanno deciso di rientrare nei ranghi. In sostanza Cgil, Cisl, Uil, sebbene ancora formalmente divise in Fca, hanno abbracciato lo stesso modello sindacale e sociale a livello generale.

In secondo luogo la ripresa di discreti livelli di vendita nell’auto ha aiutato non poco la cortina fumogena sulla reale portata del piano industriale di Marchionne in prospettiva. La sovraccapacità produttiva del gruppo FCA non solo non è superata dagli incrementi di produzione ma per certi versi si aggrava, considerata la crescita dello sfruttamento di uomini e impianti. Caso emblematico è Melfi. Lo stabilimento occupa circa 7.100 lavoratori e lavoratrici, di cui circa 1.100 sulla linea della vecchia Punto, auto ormai considerata matura per il mercato. Mentre resta intatta una turnistica unica in Europa, che ne ha fatto uno stabilimento a ciclo continuo, se si eccettua il turno della domenica mattina, si convive con la cassa integrazione per la linea Punto, guarda caso quella con una percentuale altissima di lavoratori “rotti”, cioè con ridotte capacità lavorative, sindacalizzati e più “anziani”. Siamo molto probabilmente alla viglia di una nuova ristrutturazione del gruppo.

Ritmi e carichi crescono in un sistema che non ammette il limite della fatica umana, il diritto alla salute. Il sistema Ergo-Uas è la sistematizzazione di un sistema di controllo rigido che annienta e spersonalizza il lavoro.

Detto tutto ciò, lo scontro sul modello persiste, sebbene occultato dai media. C’è una parte del mondo FCA che resiste. L’ingresso in USB dei delegati e delle delegate “incompatibili” provenienti dalla Fiom Cgil, insieme alla presenza consolidata, ha fatto della nostra organizzazione la più rappresentativa del sindacalismo di base nel gruppo. Rivendichiamo, sia con la pratica sindacale tradizionale che con un lavoro concreto di insediamento e organizzazione di bisogni, il diritto ad una rappresentatività riconosciuta. Contrastiamo il ricorso al lavoro straordinario comandato con la pratica dello sciopero, di fatto prima vietata e colpita in Fiom. A Melfi abbiamo proclamato sciopero su tutte le domeniche lavorative per tutto il 2016. Un fatto di libertà che consegna ai lavoratori il diritto di scegliere se lavorare o meno la domenica. Abbiamo ottenuto un’importante vittoria con la condanna per antisindacalità della FCA a Termoli, per la mancata attuazione delle trattenute sindacali in busta paga. Siamo impegnati in Sevel in una dura battaglia legale contro le vere e propie intimidazionic che subiscono i lavoratori. Un lavoro prezioso di costruzione di un insediamento sindacale che si pone esplicitamente l’obbiettivo di far esplodere una grande vertenza generale sulle condizioni di lavoro in FCA. L’incarico che mi è stato affidato è questo in sostanza. USB è un sindacato di rottura e così deve agire. Abbiamo intenzione di costruire un progetto ad hoc per i lavoratori FCA, dalla creazione di una consulta giuridica nazionale, all’insediamento sindacale, alla tutela individuale sempre con l’occhio alla rivolta necessaria. Rimettere al centro il diritto alla salute significa intervenire direttamente sulla condizione di vita e di lavoro. La lotta contro quel modello si esercita nel contrasto concreto alla sua applicazione. In FCA un minuto di pausa, la rotazione delle mansioni, il riposo, il diritto ad una vita affettiva e sociale hanno un valore assoluto. Nelle prossime settimabne inaugureremo nuove sedi vicino a Melfi e a Termoli. Impegni concreti.

E qual è il comportamento delle varie sigle sindacali presenti nella FCA?

Il sindacalismo complice che ha sottoscritto il CCSL è semplicemente scomparso. Sopravvive nelle quote sindacali che incassa e grazie ad una pratica non scritta che baratta diritti e tutele per raccomandazioni ad hoc, in ossequio al dominio del padrone. La Fiom da tempo ha avviato le grandi manovre per rientrare nell’accordo Marchionne. Gli elogi di Landini a Marchionne e la condanna di incompatibilità per i delegati che hanno proclamato sciopero contro i sabati lavorativi rappresentano bene questa scelta. La resistenza è ormai solo quella che il mondo del sindacalismo di base esprime. La vittoria dei cinque licenziati di Nola è un fatto di straordinario valore. Marchionne può perdere. Per ora solo in qualche aula di tribunale. Tuttavia ci sono tanti segnali incoraggianti. Non è vero che tutto il mondo del lavoro è rassegnato

L’USB, unitamente all’Unicobas e all’USI, ha proclamato per il 21 ottobre uno sciopero generale contro la politica padronale e del governo e per la difesa e l’attuazione della Costituzione e dunque a favore del NO nel referendum del 4 dicembre. Nei giorni scorsi, anche il Si Cobas e l’ ADL Cobas hanno comunicato di aver indetto sempre per il 21 ottobre uno sciopero generale. Come sta andando la preparazione di quella giornata e della manifestazione nazionale “No Renzi Day” indetta da numerose organizzazioni politiche e sociali (tra le quali anche Sinistra Anticapitalista)?

Cosa sarebbe questo autunno senza il percorso che ci sta portando alle mobilitazioni del 21 e 22?

La due giorni di conflitto di cui USB è stata promotrice rappresenta l’unica vera iniziativa di conflitto in piedi per questo autunno. Senza nulla togliere a chi ha deciso altre strade, il 21 ottobre sarà un’importante giornata di lotta, certamente l’unica che ha raccolto gran parte del sindacalismo di base, se pure su piattaforme diverse. Come USB abbiamo ritenuto che il No al refrendum costituzionale di Renzi debba essere contrastato innanzi tutto sul piano sociale, legando la difesa della costituzione, che continuiamo a pensare debba essere attuata e superata da sinistra, alle questioni del lavoro, alla condizione concreta delle classi popolari. Se il progetto autoritario di Renzi verrà sconfitto si può riaprire la partita sociale. Non abbiamo superato la fase di grande passività sociale che, ahinoi, viviamo da alcuni anni e la crisi delle manifestazioni tradizionali è al suo apice. Per queste ragioni abbiamo deciso una giornata di conflitto particolare, iniziative più incisive, di settore. Incroceranno le braccia anche tante realtà dell’industria della logistica, dei servizi. Un fatto nuovo e importante che testimonia la crescita di USB nel privato. Tuttavia c’è la necessità impellente di tenere in campo una posizione generale chiaramente alternativa alla complicità sociale e sindacale di Cgil-Cisl-Uil con uno spirito ed una pratica unitaria importante. Il 21 e il 22 ottobre sono quindi date utili, le uniche, per tutti coloro che, con i loro contenuti, vogliono costruire il conflitto alle politiche di Renzi, della Confindustria, ai dettami della UE. Non è un caso che l’arco di forze che ha aderito alla manifestazione nazionale del 22 ottobre a Roma sia vastissimo. Il problema, come sempre, è fare in modo che quel patrimonio di lotte e di esperienze resistenti non si disperda nei mille rivoli della frammentazione sociale e politica. Una scommessa che non dovremmo perdere.