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La migliore solidarietà è lo sciopero. La reazione di classe all’assassinio di Abd El Salam

di Eliana Como

Abd El Salam Ahmed Eldanf, lavoratore egiziano e militante USB, è stato ucciso mentre scioperava. Come nel 1960 Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.

Il camion che lo ha investito per sfondare il picchetto davanti alla GLS di Piacenza ha riaperto dopo decenni nel nostro paese il tragico conto dei lavoratori e delle lavoratrici uccisi durante uno sciopero o una manifestazione sindacale.

E’ stato un dramma, che ci ha riportato in pochi istanti indietro nel tempo e, credo, ci abbia fatto sentire tutte e tutti inadeguati. Perchè se in questo paese si può morire per sciopero vuol dire che l’intero movimento sindacale è inadeguato. Noi tutte e tutti lo siamo.

Eppure questo non ci ha paralizzato. Il dramma di questi giorni ha risvegliato una reazione di classe che non era purtroppo né scontata né prevedibile. Non è sufficiente, non ci sono dubbi, e non ci consola né ci fa stare meglio, ma è un segnale positivo.

La reazione immediata e spontanea di tante fabbriche alla notizia dell’assassinio di Abd El Salam non si è limitata alla sola indignazione o solidarietà. In tanti sono entrati in sciopero. Alla Same di Treviglio il giorno stesso; l’indomani alla GKN, alla Piaggio, alla Oerlikon di Torino, alla Ferrari e in Motovario come in tante altre fabbriche di Modena, alla Electrolux, in alcuni stabilimenti del gruppo FCA e così via in tantissime altre che non si riescono a citare tutte. Agli scioperi spontanei hanno fatto seguito lo sciopero del settore della logistica indetto dall’USB con blocchi e presidi ai cancelli in tanti stabilimenti GLS; poi quello della Filt-Cgil della Lombardia; dopo la morte di un giovane operaio dell’Ilva di Taranto, quello unitario dei metalmeccanici. Intere strutture della Cgil, a cominciare da quella nazionale e dell’Emilia Romagna, hanno denunciato i fatti e espresso solidarietà. Aldilà delle sigle, il coro è stato questa volta unanime, con l’eccezione purtroppo del segretario della Filt nazionale che doveva certo risparmiarsi di chiamare in causa il Ministero degli Interni in quanto, secondo lui, “gli appalti della logistica sono soggetti a azioni non regolamentate e violente quali blocchi illegittimi e selvaggi delle attività”. Parole inaccettabili, per le quali dovrebbe dimettersi. Ma per fortuna, questa volta, isolate.

La manifestazione di Piacenza, indetta dall’USB ed organizzata in poche ore, è stato un segnale positivo, pur nei limiti di quello che è oggi il movimento di lotta nel suo complesso.

Davvero, è niente di fronte a quello che servirebbe. Soprattutto rispetto alle potenzialità che potrebbe avere la Cgil è davvero poco. Insufficiente anche lo sciopero di un’ora di Fiom Fim e Uilm. Ma non era scontato. E resta un fatto politico, tanto più importante perché – ne sono convinta – è stata la mobilitazione spontanea nelle fabbriche, partita proprio da tanti compagni e compagne della Cgil, a spingere  la reazione delle strutture e degli apparati della Confederazione.

Una vera e propria risposta di classe, capace di superare, per una volta, i confini delle organizzazioni sindacali, così come le nazionalità e le religioni. A me non stupisce, ma non è affatto scontato che operai bergamaschi scioperino per un lavoratore egiziano che riconoscono come loro compagno. Bella risposta alla quotidiana propaganda razzista della Lega, che proprio in quei territori è diventata ben più che luogo comune.

Tutto questo non cancella la nostra inadeguatezza. Ma proviamo a ripartiamo anche da qui. Da una reazione dal basso e di classe, che non ha avuto bisogno di tante parole, perché ne è bastata una sola, la più importante. Sciopero!