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Volantino contro la guerra

Dopo 25 anni di guerre disastrose
No alla guerra in Libia

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La guerra è sull’altra sponda del Mediterraneo e il governo Renzi ha portato nuovamente l’Italia in guerra in Libia, dimenticando che l’Italia è stata la potenza coloniale che nel ‘900 ha dominato e massacrato il popolo libico e ha lasciato dietro di sé odio e disperazione.

Il bollettino di guerra si arricchisce infatti dell’annuncio dell’Operazione Ippocrate, finta operazione umanitaria per spedire 2 o 300 parà della Folgore a Misurata, in Libia.

Lì le forze di Daesh, lo stato islamico, sono assediate in uno spicchio risicato di territorio mentre infuria la guerra tra il governo di Tobruk, alleato di Parigi e dell’Egitto, e quello di Tripoli, alleato dell’Italia, degli Usa e del Regno Unito, per il controllo dei porti petroliferi.

Lo stillicidio dei massacri di civili dei raid statunitensi in Libia, dei raid russi sulla Siria e di quelli arabi nello Yemen ci restituisce il dramma di milioni di persone coinvolte in una immensa catastrofe umanitaria.

Ma i bollettini di guerra hanno svelato da tempo, oltre alla spedizione dei parà e alla graziosa disponibilità italiana per l’uso della base di Sigonella per i caccia Usa, anche la presenza di personale militare italiano già sul terreno nello spicchio di Libia che più interessa all’Eni. Tutto ciò grazie a un’operazione autorizzata dalla normativa approvata lo scorso novembre dal Parlamento, che consente al presidente del Consiglio di autorizzare missioni all’estero di militari dei nostri corpi d’élite sotto la catena di comando dei servizi segreti senza neanche più passare da un voto del Parlamento.

Preceduta da un battage durato mesi su tutti i media, la guerra in Libia e le norme che consentono la partecipazione italiana, in barba all’articolo 11 della Costituzione, si dispiegano nella debolezza dei movimenti sociali, nelle difficoltà di quel che resta della sinistra radicale, nel silenzio dei sindacati e nell’incapacità dell’opposizione del M5S a costruire una mobilitazione sociale all’altezza dei risultati elettorali a due cifre che pretende di rappresentare. La guerra è anche la cartina di tornasole delle ambiguità grilline.

La guerra in Libia e in Siria non sarà la guerra lampo che i governi promettono, l’escalation politico-militare nel mondo arabo, di cui l’Italia è una degli artefici, andrà avanti così come continuerà lo stillicidio di attentati da parte di cellule fondamentaliste islamiche e di loro emuli “lupi solitari”.

Servono azioni di lotta coordinate e di massa per fermare la guerra e, sul fronte interno, invertire le tendenze all’odio xenofobo da parte di settori popolari disorientati dall’austerità.

Dobbiamo lavorare per la solidarietà e l’alleanza tra le lavoratrici e i lavoratori su tutte le sponde del Mediterraneo, l’unico strumento che può spezzare la spirale della guerra permanente, fare terra bruciata attorno al fondamentalismo e al bellicismo imperialista, promuovere esperienze rivoluzionarie di autogoverno, come quella in corso in Rojava, nel Kurdistan occidentale.

Che sia “santa” o imperialista, Sinistra Anticapitalista ripudia la guerra e è e sarà sempre dalla parte dei popoli che lottano per l’indipendenza e l’emancipazione delle classi subalterne.

  • Proponiamo una grande assemblea nazionale di tutte le forze sociali e democratiche che sono contro la guerra.
  • Con le mobilitazioni dell’autunno e la campagna referendaria in difesa dei diritti garantiti dalla Costituzione, facciamo crescere l’orrore e l’opposizione alla guerra e la solidarietà internazionalista.