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Contro l’Europa dell’austerità e dei muri

Per un’Europa solidale delle lavoratrici e dei lavoratori

Volantino Contro UE dell'austerità-01

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La decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea (Brexit) costituisce un ulteriore aggravamento della crisi economica e sociale profonda di questa istituzione.

Dopo le due terribili guerre mondiali che avevano diviso e distrutto l’Europa, grande era stata l’aspirazione dei popoli a superare i conflitti nazionalisti e le divisioni delle frontiere, per costruire una comunità unita, democratica, come garanzia di sviluppo dei diritti sociali ed economici, di solidarietà e di fratellanza tra i popoli, contro ogni forma di fascismo, di razzismo e di xenofobia.

Per questo, larghi settori della popolazione hanno sostenuto la formazione dell’Unione Europea progettata e messa in piedi dalle grandi forze economiche e finanziarie europee.

L’Unione Europea capitalista contro le classi lavoratrici

Se per una breve fase , grazie alla mobilitazione sociale delle classi lavoratrici, il progetto era sembrato potesse migliorare la vita di tutte le popolazioni, le istituzioni di Bruxelles hanno mostrato rapidamente il loro vero volto. L’edificio “unitario” era costruito per garantire gli interessi delle classi dominanti, delle banche e delle multinazionali, cioè il conseguimento dei profitti e delle rendite finanziarie a scapito dei salari, delle pensioni, dei servizi sociali, dell’occupazione.

Le politiche dell’austerità sono una guerra sociale contro le classi lavoratrici; esse dividono e contrappongo i lavoratori, favorendo il razzismo, la xenofobia, l’odio per i migranti e lo sviluppo dell’estrema destra e dei fascisti.

L’Europa dei padroni e delle multinazionali non è quella della democrazia e della giustizia sociale, ma quella dell’austerità generalizzata, della disoccupazione di massa, dell’attacco ai diritti del lavoro.

Non cadere dalla padella alla brace

Coloro però che pensano che per difendersi da questa Europa si debba ripiegare sugli stati nazionali e sul nazionalismo si sbagliano profondamente: sarebbe cadere dalla padella alla brace. I padroni sarebbero sempre più spinti a mettere i lavoratori l’uno contro l’altro, in una competizione salariale e normativa al ribasso per far fronte alla concorrenza tra i vari stati e garantirsi i profitti.

L’alternativa è un’altra

L’unità tra le lavoratrici e i lavoratori di tutti i paesi europei tra di loro e con le e i migranti che sono fuggiti dalle guerre e dalla fame deve essere capace di costruire un altro edificio, una casa che sappia rispondere alle loro necessità, cioè un’altra Europa, in totale rottura con i trattati e le attuali istituzioni.

Alle classi lavoratrici serve un progetto unitario fondato sulla democrazia e la solidarietà tra i popoli, l’eguaglianza sociale verso l’alto, lo sviluppo dei servizi pubblici comuni. Serve un’istituzione europea sociale, egualitaria e democratica che unisca i popoli del continente.

Per costruire questa alternativa si deve partire dalle lotte concrete, dalla loro unità, come in questi mesi si sta facendo in Francia, dalla difesa dei diritti democratici e sindacali, della sanità e dei servizi sociali, dei salari, delle pensioni, dei contratti collettivi di lavoro e dell’occupazione, con la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro per dare lavoro ai giovani e meno giovani.

Dobbiamo costruire la convergenza tra le mobilitazioni dei vari paesi, in un’ottica solidale ed internazionalista; uniti possiamo essere più forti della Troika, della Commissione Europea, delle banche, del padronato europeo e dei governi che li rappresentano, a partire da quello italiano di Renzi.