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Crisi del Brexit: per l’unità e la solidarietà, contro il razzismo e il dumping sociale in Europa

Dichiarazione della IV Internazionale*

1.Il risultato del referendum britannico costituisce una tappa supplementare nella crisi dell’Unione Europea dopo la Grecia e la crisi dei migranti. Una larga maggioranza di elettori in Inghilterra e nel Galles ha votato per la “Brexit”, imponendo il “Leave” nell’insieme del Regno Unito, nonostante il risultato opposto in Scozia e in Irlanda del Nord, un fattore di crisi nello Stato britannico che potrebbe condurre a un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia.
2. Il discorso xenofobo che stigmatizzava gli immigrati dell’Europa dell’Est, tenuto dai principali esponenti del “Leave”, sia Boris Johnson (Partito Conservatore) sia Nigel Farage (UKIP) ha largamente dominato la campagna. Questi personaggi sono riusciti a polarizzare l’esasperazione sociale profondamente radicata in larghi strati popolari – quelli che sono stati le principali vittime dell’austerità, della perdita del posto di lavoro, degli attacchi contro i servizi sociali. Questa esasperazione si è rivoltata contro le élites (sia a Westminster che a Bruxelles). Sfortunatamente, a livello di massa, il rigetto dell’UE non esprime per ora una radicalizzazione anti-austerità progressista, ma il rigetto dei lavoratori migranti europei, presi come capri espiatori della perdita dei posti di lavoro; tutto questo confuso con il rigetto dell’Unione Europea come responsabile degli attacchi che hanno subito. Ciò ha condotto a manifestazioni pubbliche di razzismo e di xenofobia che erano diventate impensabili dopo gli anni 1970, quando, tra gli altri, la Lega antinazista aveva contribuito a sconfiggere l’ascesa dell’estremismo di destra.
3. La dinamica che ha portato all’indizione del referendum britannico – soprattutto lo sviluppo dell’UKIP, sostenuto dall’ala destra euro-scettica del partito conservatore – ha determinato un ambito di dibattito referendario in Gran Bretagna estremamente sfavorevole per la sinistra. Il partito laburista era diviso tra il rigetto tradizionale dell’Unione europea, come era stato il caso nel precedente referendum del 1975 e la pressione della maggioranza delle forze sindacali a cui le politiche della UE sono servite come scudo contro i peggiori eccessi del neoliberalismo ed anche il desiderio di respingere la xenofobia antiimmigrati della destra nella campagna del “Leave”. Le posizioni laburiste che difendevano l’uscita dall’UE sono state rilanciate dai media più che la posizione ufficiale del partito che faceva appello per il voto “Remain”. Tuttavia, solo il 37% degli elettori laburisti ha votato “Leave””.
4. La campagna dominante di “Remain” è apparsa come quella delle élites, di una City arrogante, che giocava sulla paura del disastro nel caso di vittoria del “Leave”, quando milioni di lavoratori britannici hanno già conosciuto un disastro sociale, imposto dagli stessi che cercavano di convincerli a restare nell’Unione.
5. In questo quadro era inevitabile che le campagne della sinistra – “Un’altra Europa è possibile” (AEIP) per votare “Remain”, e quella della sinistra per il “Leave” (Lexit), avessero un’udienza molto limitata. Tuttavia AEIP ha beneficiato di un forte sostegno da parte

del Cancelliere Ombra John McDonnell, della direzione del Green party e di parecchi dirigenti sindacali, in particolare Matt Wrack di Fire Brigades Union (il sindacato dei pompieri), così come di quello di migliaia di militanti in tutto il paese.
6. Il risultato del voto lascia dunque, nel Regno Unito, tutti i lavoratori e gli studenti dei paesi dell’UE, tra cui in primo luogo, quelli dei paesi dell’Europa dell’Est, in una situazione materiale molto precaria, vulnerabili alle espressioni di xenofobia attizzate durante la campagna. Ci sono già state aggressioni fisiche contro i migranti, in particolare contro i polacchi. L’insieme dei lavoratori britannici sta per subire, per quanto riguarda i loro posti di lavoro e il loro potere di acquisto, le conseguenze delle manovre monetarie sulla sterlina e di tutte le eventuali misure che saranno prese dall’UE. Così, ben lontano dall’integrarsi in un progetto progressista di rigetto dell’austerità e delle politiche capitaliste, il voto “Leave” porterà alla deriva ancora più reazionaria di un nuovo governo conservatore, di fronte a un partito laburista indebolito da questo referendum e con una forte campagna della destra laburista contro la leadership del partito di Jeremy Corbin.
7.Le iniziative prese in Gran Bretagna immediatamente dopo il referendum per esprimere la solidarietà con tutti i lavoratori migranti sono molto importanti e dovranno essere riproposte ed estese. Nonostante le divergenze apparse nella campagna elettorale sul referendum tra le forze radicali britanniche, il compito ora è quello di organizzare nell’unità più ampia possibile, la lotta contro l’austerità e la solidarietà con i migranti, e di contrastare la campagna della destra laburista contro Corbyn e la sinistra.
8. La “Brexit” indebolisce strutturalmente l’Unione Europea, e provoca una crisi di direzione ai vertici che non sappiamo dove possa andare. Mese dopo mese le conseguenze dei diktat dell’austerità si fanno sentire: dopo i voti di rivolta del popolo greco in gennaio e luglio del 2015, e la forte mobilitazione francese contro gli attacchi che distruggono i diritti sociali, questi ultimi giorni hanno visto le pesanti sconfitte di Matteo Renzo nelle elezioni municipali in Italia.
9. A causa dell’assenza totale di democrazia nel funzionamento dell’Unione Europea, l’accumularsi delle esasperazioni sociali di fronte agli attacchi condotti dai governi di destra e di sinistra, si esprime ogni volta che se ne presenta l’occasione per l’elettorato popolare. L’Unione europea distrugge in ciascun paese le protezioni e le legislazioni sociali, spinge alla concorrenza di tutti contro tutti, precipita verso la precarizzazione tutt/e/i le lavoratrici e i lavoratori dei paesi europei.

Purtroppo, il movimento operaio in Europa, e in primo luogo la CES, non svolge il suo ruolo di baluardo e di strumento per una difesa internazionale e solidale dei diritti sociali. Ma non esiste per ora una dinamica progressista europea per trasformare questa esasperazione in una rimessa in discussione generale dell’austerità capitalista.
10. L’Unione Europea è una istituzione borghese che non crediamo sia riformabile e che dovrà essere distrutta per creare nuove basi per la cooperazione tra gli europei sulla base della solidarietà tra le/gli sfruttat/e/i e le/gli oppress/e/i.
11. Far sì che questa crisi dell’Unione Europea si volga a vantaggio delle/degli sfruttat/e/i e delle/degli oppress/e/i, necessita un livello di coesione politica e sociale delle forze anticapitaliste radicali, che resta completamente da costruire a livello europeo.
12. In questa situazione i nostri compiti sono molteplici:

*A livello europeo incoraggiare tutte le iniziative di lotta contro l’austerità (Conferenza di Madrid ecc.) imposta dalla UE, spiegando chiaramente la responsabilità delle borghesie nazionali a livello di ciascun stato nazionale, denunciare la messa in concorrenza dei lavoratori in Europa e lottare per una convergenza verso l’alto dei diritti sociali e dei salari;

*Combattere insieme contro il pagamento dei debiti pubblici illegittimi e contro i trattati antidemocratici come il “partenariato transatlantico di commercio e investimenti” (PTCI, TTIP in inglese) e “l’accordo economico e commerciale globale” (AECG, CETA in inglese);

*Popolarizzare e organizzare la solidarietà con tutte le lotte popolari contro le politiche imposte dalla Troika (Grecia, Portogallo….);

*Continuare la solidarietà con i migranti appoggiando le loro rivendicazioni per il diritto alla residenza, al lavoro, ai servizi sociali nella UE, per l’apertura delle frontiere e per il rafforzamento dei nostri legami con le organizzazioni delle/dei migranti;

*Promuovere ed alimentare il dibattito tra le forze della sinistra radicale europea sulle prospettive della costruzione di una nuova Europa anticapitalista, antirazzista, ecosocialista e femminista.

*Questa dichiarazione è stata adottata il 28 giugno 2016 dall’Ufficio esecutivo della IV Internazionale.