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Salerno, elezioni amministrative, un voto anticapitalista

di Enrico Scola (Sinistra Anticapitalista Salerno)

Il 5 giugno anche Salerno va al voto amministrativo, e come in molte altre realtà al voto in questa tornata elettorale è presente una lista a sinistra del PD espressione di SEL, PRC, Altra Europa per Tsipras ed altri. La composizione della lista e quanto finora dichiarato dai suoi esponenti non mostrano una reale volontà alternativa al quadro politico generale esistente in Italia: come in altre realtà al voto (Torino, Milano, Bologna) la lista è figlia dell’autosufficienza del PD, in termini più prosaici il PD non li ha voluti valutando di poter fare a meno di loro per vincere.

La lista evidenzia pienamente il suo difetto di nascita: si tengono insieme vecchi personaggi della scena politica locale, espressione di un ceto politico subalterno al PD, che fanno della personale presenza nelle istituzioni l’unica ragione del loro impegno politico, con qualche figlio d’arte dello stesso ceto spacciato per novità.

Le candidature di figure di movimento e di lotta, rispettabili per il loro personale percorso politico, che pure vi sono, non bastano a modificare l’asse e la caratura politica della lista.

L’impressione complessiva è quella di naufraghi in cerca di una zattera per garantirsi la propria personale sopravvivenza politica, non certo quella di una proposta politica all’altezza della situazione!

Questa lista, come quasi tutte quelle simili presenti in Italia in questa tornata elettorale, sconta il limite di non avere un progetto politico chiaro per il futuro, limitandosi per ora a cercare di salvare il salvabile in termini di mera sopravvivenza politica e di posticini nelle istituzioni.

La necessità di intraprendere un percorso di critica non a Renzi o a questo PD, o al generico liberismo, ma al capitalismo in toto ed al PD in quanto suo principale corifeo in questa fase storica non viene fuori, non emerge. Ancora si cerca di rinviare le scelte sperando in un impossibile “rinsavimento “del PD, in una sconfitta di Renzi che miracolosamente riporti a sinistra il PD ed altre favole consolatorie. Indicativo è stato lo sfogo di Fassina quando ha denunciato che molti dei suoi sedicenti sostenitori in realtà non lo sono e già lavorano per riannodare i fili con il PD cosa questa apertamente rivendicata dal “gruppo dei cento” in SEL, come anche è insufficiente il rifiuto del PRC a sciogliersi se resta una mera rivendicazione organizzativistica e non invece una rivendicazione della necessità di ripensare una critica globale al capitalismo in tutte le sue versioni, non limitandosi alla critica al neoliberismo, limiti di analisi che portano a considerare la vicenda di Syriza una vittoria, anziché una vergognosa sconfitta quale essa è.

Nelle liste presentate manca la presa d’atto che non esistono spazi per ipotesi genericamente riformiste, i margini di manovra del compromesso socialdemocratico si sono esauriti: o si è contro il sistema esistente o si è da esso fagocitati finendo per essere i suoi più fieri e stupidi difensori come in questi giorni la vicenda francese insegna.

Anche difronte a questo non entusiasmante scenario e ribadendo l’analisi anzidetta, noi di Sinistra Anticapitalista rifiutiamo qualsiasi posizione rinunciataria o nichilista, ritenendo che le elezioni, pur con tutti i loro limiti, sono pur sempre parte dell’impegno e della lotta di un partito politico, nonché della sua responsabilità.

Non rientra nella nostra impostazione l’invito all’astensione, per cui invitiamo a votare per i candidati che per loro storia personale e politica meglio garantiscono l’inizio di un percorso politico di ricostruzione di una sinistra anticapitalista che bisogna avviare immediatamente dopo il voto, qualsiasi sia il risultato di esso.