In evidenza

Brasile, verso il “golpe istituzionale”

Alle 17 di domenica 17 aprile, il presidente della Camera dei deputati brasiliani, Eduardo Cunha (del PMDB), considerato dal Supremo Tribunale Federale (STF) coinvolto nell’operazione Lava Lato, ha dato il via alla votazione sulla mozione di impeachment per la presidente Dilma Rousseff. Intanto, negli enormi spazi che accolgono i palazzi del potere di Brasilia, nel lato nord della Spianata dei ministeri, manifestavano, in difesa della democrazia, i contrari a quello che è stato definito il “golpe istituzionale”, il dramma che ha impegnato per più di un mese il parlamento federale. Sul lato sud della stessa spianata si erano concentrate le persone favorevoli all’allontanamento della presidente. A dividere le due manifestazioni un’invalicabile cortina metallica stesa a cura del governo della capitale.

La votazione si è protratta per circa 6 ore, peraltro dopo una sessione di dichiarazione individuale di voto iniziata venerdì 15 e durata oltre 53 ore. La votazione, come è ormai noto, è risultata favorevole all’impeachment (con 367 voti favorevoli contro 137). Durante le dichiarazioni di voto si sono sentite affermazioni agghiaccianti, come quelle di qualche deputato del Partido Social Cristão (PSC), che hanno “dedicato” il loro foto contro Dilma al ricordo dei militari che 52 anni fa destituirono il presidente João Goulart o, con più macabra precisione, al colonnello Carlos Alberto Brilhante Urstra, capo del DOI-Codi, l’agenzia di repressione politica responsabile della tortura di migliaia di democratici durante la dittatura militare. O anche dichiarazioni grottesche fatte da deputati vergognosamente implicati in mastodontiche operazioni di corruzione. Per arrivare al corrotto presidente della Camera Eduardo Cunha, come già detto accusato di malversazioni, che ha accompagnato il suo Sì all’impeachment con l’invocazione “Che Dio abbia misericordia per questo paese”.

I sei deputati del gruppo del Partido Socialismo e Liberdade (PSoL), coerentemente con la posizione del partito, hanno votato contro l’impeachment coerentemente con la posizione del partito, denunciando la generale corruzione e la farsa in corso, per i vizi e l’inconsistenza giuridica di tutta l’operazione, e condannando il passo indietro politico che tutto ciò rappresenta.

Pubblichiamo qua sotto la presa di posizione del PSoL diffusa nei giorni immediatamente precedenti alla votazione. (Red.)

Da psol50.org.br, traduzione di Fabrizio Burattini

Perché il PSoL vota contro l’impeachment

Il PSoL è stato ed è sempre stato all’opposizione, da sinistra, dei governi del Partido dos Trabalhadores (PT), fin dai tempi di Lula, passando per i due mandati dell’attuale presidente Dilma. Il PSoL è nato da una rottura dello stesso PT, durante la votazione contro la riforma della previdenza sociale nel 2003 proposta dal governo. Ha sostenuto candidati contro le liste del PT nelle elezioni del 2006, 2010 e 2014 e non ha mai partecipato alle coalizioni che hanno costituito le basi parlamentari dei governi PT.

I nostri sei deputati votano la gran parte delle volte contro il governo, dato che il PSoL considera questo governo politicamente indifendibile. L’applicazione di una pesante riforma fiscale a danno dei lavoratori, facendo proprie le posizioni della destra, è inaccettabile. Il mantenimento di un simile progetto economico e il basarsi fondamentalmente su alleanze con i partiti della peggiore tradizione politica escludono ogni possibilità di poter sviluppare una politica genuinamente a favore dei lavoratori e del popolo povero.

Come è noto, il PSoL non ha incarichi nel governo federale, non ha proposto ministri e non è interessato a partecipare a compromessi parlamentari per dare il proprio voto contro l’impeachment. Condanniamo questa pratica, simile ad altre pratiche di corruzione contro le quali lottiamo quotidianamente.

Il nostro voto si basa sulla convinzione del fatto che, per il modo con cui l’operazione viene condotta, si configura come un golpe istituzionale, ingiusto non tanto contro il governo, ma contro la popolazione del paese. Il processo è viziato fin dall’inizio, non ha consistenza giuridica, ed è un passo indietro sul piano politico.

Pedaladas fiscais

Dilma non viene sottoposta a giudizio per corruzione o per gli errori del suo governo. Viene giudicata per le cosiddette pedaladas fiscais, decreti integrativi alla legge di bilancio  che rinviano i pagamenti nei confronti di banche pubbliche e private. L’argomentazione dei legali che hanno presentato la proposta di impeachment affermano che “le manovre fiscali avrebbero creato un ambiente illusorio che ha favorito la presidente nella sua rielezione”.

Il primo luogo, le pedaladas fiscais non configurano un crimine, cosa che secondo le norme è il presupposto per la destituzione di un presidente eletto. L’insufficienza giuridica cresce quando la proposta di impeachment viene fatta contro la sola Dilma, como se il suo vice, Michel Temer, non fosse stato anche lui beneficiato assieme alla presidente.

Il gruppo parlamentare del PSOL ha presentato, nella commissione dell’impeachment, una proposta di voto separato con le dette argomentazioni.

Conduzione

Il secondo punto è costituito dalla stessa conduzione del processo. Se c’è un settore della politica brasiliana che non ha la legittimità per rovesciare una presidente, in particolare in assenza di un crimine doloso e sulla quale non gravano denunce dirette di corruzione, è proprio un parlamento diretto da Eduardo Cunha e Renan Calheiros, entrambi del PMDB.

Cunha trasforma l’impeachment in vendetta contro chi non volle difenderlo dalle diverse denunce per corruzione che gravano su di lui. Il presidente della Camera dei deputati deve, prima di tutto, dare spiegazioni sui suoi conti in Svizzera, sui Panama Papers che lo indicano come padrone di imprese offshore usate per riciclare in denaro ricavato dalla corruzione, sulle denunce fatte in base a perlomeno sette confessioni nell’ambito della Operazione Lava Jato, che lo indicano come beneficiario diretto nello scandalo Petrobras.

Prima di ogni cosa, per il PSoL, Cunha deve ritirarsi dalla direzione del massimo organo legislativo del paese (o essere destituito dalla giustizia). Un processo così grave per il paese come un impeachment non può essere diretto da un politico così.

Rete golpista e mediatica

In sé l’impeachment non è un golpe. E’ uno strumento previsto dalla Costituzione brasiliana. Ma, mettendo insieme gli elementi già menzionati (la mancanza di consistenza giuridica, la mancanza del crimine e il comportamento vendicativo di Cunha) con la serie di accordi sporchi che si stanno mettendo a punto per il dopo impeachment, in questo caso si trasforma in un processo golpista istituzionale.

I grandi manovratori di questo processo, oltre a Cunha, sono quelli del vertice dei “tucani” (NdT: sono chiamati così i membri del PSDB, che hanno l’immagine di questo uccello tropicale nel loro simbolo), con in testa Aécio Neves e José Serra; Paulinho da Força (NdT: Paulo Pereira da Silva, deputato del partito Solidariedade e massimo dirigente del sindacato Força Sindical, uscito da destra dal PT dopo le accuse di corruzione) e tutta la banda di quelli che cercano di salvarsi dalla montagna di imputazioni per corruzione; e Michel Temer, il vicepresidente che spera di essere in grande rappresentante della cosiddetta “Unione nazionale” in ipotizzato e illegittimo nuovo governo, con altre riforme fiscali, meno diritti del lavoro e, soprattutto, un accordo generale per mettere a tacere gli scandali. Tutti costoro hanno gravi problemi pendenti con la Giustizia.

Questa rete ha come principale alleati i grandi mass media brasiliani che, con i settori finanziari, hanno accantonato la maschera della imparzialità per trasformarsi in portavoce della campagna per l’impeachment.

Pur essendo collocato all’opposizione, il PSoL non si sommerà con questo gruppo e questa rete. La nostra linea politica ha come basi primarie quella etica, quella del programma e, sempre, quella della democrazia.

Le nostre proposte

Il PSoL è e continuerà ad essere opposizione di sinistra. Le nostre differenze con il governo attuale sono programmatiche: non crediamo in questo modello di fare politica. Siamo contro le riforme economiche contro i lavoratori, la diminuzione dei loro diritti. Voteremo contro le privatizzazioni e le terziarizzazioni, la riforma della previdenza sociale, e tutti gli altri progetti sostenuti dal governo.

Per questo diciamo: la soluzione della crisi è a sinistra. Combattiamo contro ogni passo indietro. Presenteremo al paese una piattaforma di cambiamento nella politica economica, che privilegi lo sviluppo del settore produttivo invece di quello speculativo e finanziario, attraverso la riduzione drastica dei tassi di interesse e con grandi investimenti sociali..

Crediamo anche che un nuovo ciclo può partire solo con profonde riforme, con la democratizzazione dei mezzi di comunicazione, per non sopprimere il pluralismo delle voci; la riforma politica per far tornare il popolo a partecipare alle decisioni del paese; la riforma tributaria, per farla finita con il modello fiscale attuale e per tassare i grandi patrimoni, solo per citarne alcune.

Costruiremo vie d’uscita reali solo con una nuova struttura nelle forme e nei metodi di governo della politica brasiliana, per farlo per e con il popolo. Il PSoL sta da questo lato della barricata.