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Perché i musulmani non scendono in piazza per Bruxelles

Pubblichiamo un breve testo di Ismail Saidi, autore di teatro, postato su Facebook dopo l’attentato di Bruxelles

Perché stiamo guidando i taxi che riportano gratuitamente la popolazione a casa dopo l’accordo di ieri (con la Turchia)…
Perché stiamo curando i feriti negli ospedali…
Perché guidiamo le ambulanze che corrono come fulmini sulle nostre strade per cercare di salvare ciò che resta di vita in noi…
Perché siamo alla réception degli hotel che accolgono gratuitamente da ieri i nullafacenti…
Perché guidiamo i bus, i tram e le metropolitane perché la vita continui, anche se ferita…
Perché siamo ancora alla ricerca dei criminali con le nostre divise da poliziotti, di investigatori, di magistrati…
Perché stiamo piangendo i nostri morti, anche…
Perché noi non siamo affatto al riparo…
Perché siamo doppiamente, triplamente uccisi…
Perché una stessa idea ha generato il carnefice e le vittime…
Perché siamo intontiti, perduti e cerchiamo di capire…
Perché abbiamo passato la notte sulla soglia della nostra porta ad aspettare chi non tornerà più…
Perché stiamo contando i nostri morti…
Perché siamo in lutto…
Il resto è solo silenzio…