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Napoli, antifascismo

di Giovanna Russo
Si è tenuta a Napoli il 27 febbraio un’assemblea contro il fascismo, molto affollata e partecipata (almeno 400 persone), intitolata “Basta fascismo e razzismo! Assemblea cittadina contro vecchi e nuovi fascismi”. E’ stata questa la risposta ad un episodio molto grave, accaduto il mese scorso: un gruppo di picchiatori di CasaPound ha aggredito con mazze e martelli alcuni studenti del liceo Vittorini, vicini al collettivo “Je so’ pazzo’” (ex OPG occupato). Benché una certa stampa abbia tentato di far passare l’episodio come una baruffa provocata da ambo le parti, si è trattato di un vero e proprio tentato omicidio, che ha richiesto l’ospedalizzazione di due ragazzi.

L’assemblea, promossa da alcuni intellettuali antifascisti napoletani e raccolta dagli attivisti e dalle attiviste dell’Ex-OPG Occupato, intendeva innanzitutto richiamare l’attenzione sul fenomeno della ripresa di attività delle squadracce di destra, a Napoli e in Italia, come nel resto d’Europa. E a ragione. Se in molti paesi stanno avanzando partiti neonazisti e xenofobi, anche a Napoli ci sono tutte le condizioni sociali per una crescita della destra fascista. In una città che detiene il record europeo della disoccupazione e dell’inoccupazione giovanile, dal tessuto economico-sociale devastato dalle dismissioni industriali, dove le politiche del rigore hanno creato vaste sacche di sofferenza e accentuato fenomeni di esclusione e marginalità sociale, formazioni come Forza Nuova e CasaPound riemergono dalle viscere oscure dei rapporti sociali, tentano di aggregare settori vulnerabili di proletariato, di sottoproletariato e di piccola borghesia e, facendo leva sul malcontento, cercano di soffocare le spinte di lotta di classe, di seminare confusione politica diffondendo ideologie razziste, omofobe, di oppressione di genere.

Certo questi gruppi fascisti, razzisti, omofobi godono di finanziamenti, coperture e legami politici e istituzionali. Il compagno dell’ex-OPG, che ha introdotto il dibattito, ha messo in rilievo che la feroce aggressione è stata compiuta in pieno giorno, in un luogo affollato, con tutta tranquillità: ma se un gruppo di persone, per altro già note alla questura, può agire indisturbato e compiere due attacchi in una sola giornata, è probabile che esista una connivenza, una relazione non solo di simpatia con una parte delle forze dell’ordine.

Nel dibattito sono intervenute numerose persone: rappresentanti di collettivi e associazioni di base locali, esponenti del mondo della cultura, di comunità immigrate, delle associazioni per i diritti degli omosessuali, dell’ANPI. Era presente il sindaco De Magistris, che ha permesso che l’assemblea si tenesse nella prestigiosa Sala dei Baroni del Maschio Angioino. E’ intervenuto il missionario comboniano Alex Zanotelli, che ha posto un terreno concreto di contrasto alla xenofobia, annunciando una manifestazione cittadina di immigrati per il 1 marzo prossimo. Ci sono state anche le testimonianze di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ucciso due anni fa fuori dello stadio Olimpico da un ultra romano sostenitore di Alemanno – spesso le tifoserie calcistiche sono palestra di violenza dell’estrema destra – e che si è battuta perché non trionfasse la versione accomodante della rissa tra tifosi; Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti, ucciso a Roma nel 2006 da due fascisti e che ha promosso il comitato antifascista “Madri per Roma città aperta”; alcuni studenti di Rimini che l’anno scorso sono stati vittime di un agguato neofascista nel quale per poco non hanno perso la vita.

Diverse voci, diverse visioni e approcci. Alcuni hanno sostenuto l’obiettivo della difesa e dell’applicazione della Costituzione italiana, con il suo divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista, portando la lotta antifascista su un terreno puramente legalitario, ma altre voci, tra cui quelle di Sinistra Anticapitalista, concordavano sul fatto che l’antifascismo deve esprimersi innanzi tutto su un terreno concreto di difesa dei diritti negati e per i bisogni delle grandi masse. L’assemblea ha, dunque, lanciato l’idea di un percorso di mobilitazione unitario da qui al 25 aprile, articolato in modo da toccare diversi ambiti sociali e portare l’antifascismo nelle scuole, sul posto di lavoro, nei quartieri. E’ stata convocata una riunione operativa dei rappresentanti delle organizzazioni presenti, per concordare altre iniziative.

Nel comunicato stampa finale si legge che l’assemblea condanna la violenza di CasaPound e di qualsiasi organizzazione si richiami al fascismo e propagandi forme di discriminazione e di intolleranza; esige la chiusura di queste organizzazioni e l’espulsione dalle liste elettorali di chiunque sia ad esse collegato; chiede verità e giustizia per gli assassinii di Ciro Esposito, di Giulio Regeni, e di tutte le vittime di silenzi e complicità istituzionali e politiche; infine si impegna a costruire un percorso di mobilitazione cittadina in vista del 25 aprile, a partire dal primo marzo, al fianco del corteo degli immigranti che percorrerà le vie cittadine, portando anche parole d’ordine contro i preparativi di guerra. A questo proposito l’assemblea ha assunto come parte del percorso antifascista anche la manifestazione nazionale ad articolazione territoriale e cittadina del 12 marzo contro la guerra.

Resta da auspicare, da parte nostra, l’elemento decisivo nella lotta antifascista: quella mobilitazione operaia che manca da molti anni per le responsabilità dei vertici sindacali, la sola che potrebbe, a partire dai suoi settori più disponibili alla lotta, costruire un’iniziativa ampia su obiettivi di difesa del reddito, dell’occupazione e delle condizioni di vita, mobilitazione che parlerebbe a tutta la classe lavoratrice, ai disoccupati, ai settori di piccola borghesia impoverita dalla crisi. Ritardare ancora, mentre prosegue la gestione capitalistica delle crisi, significherebbe porsi su un terreno di colpevole attendismo, lasciando diffondere tra le masse sentimenti di frustrazione e di impotenza che potrebbero aprire la strada a tentativi autoritari e a svolte politiche molto pericolose.

Leggi il Comunicato stampa finale