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Brescia, inaspettati, sorprendendo tutti, migliaia di studenti manifestano paralizzando la città

Venerdì 26 febbraio dopo anni di quiete, improvvisamente gli studenti bresciani sono scesi in piazza a migliaia, con un forte protagonismo e radicalità.

Il motivo della mobilitazione è il progetto della provincia di Brescia di settimana corta, per risparmiare sul riscaldamento del sabato.

Così il Giornale di Brescia descrive la mobilitazione: “In migliaia in corteo per dire no alla settimana corta. La manifestazione studentesca, partita da piazza Garibaldi poco dopo le 9, ha raggiunto in tarda mattinata il Broletto, sede della Provincia, ente «accusato» di far prevalere l’interesse economico su quello didattico nella riprogrammazione dell’attività scolastica, che da settembre dovrebbe essere condensata dal lunedì al venerdì.
Preoccupati sono soprattutto gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che già trascorrono molte ore in classe e nei laboratori, ma anche i liceali, la cui didattica prevede un serio impegno di studio a casa.
Traffico bloccato e lunghe code di automobilisti attorno al corteo, ma nessuna tensione. In Broletto anche i rappresentanti dei genitori, che hanno consegnato alla Provincia le 4mila firme raccolte contro la settimana corta, osteggiata con un’apposita delibera anche da 10 dei 15 istituti cittadini.”

Sostanzialmente coglie lo spirito che animava gli studenti: “la misura è colma: basta tagli alla scuola, basta risparmi sulla scuola, indifferenti alla didattica e al diritto allo studio”.

Il volantino distribuito, frutto della discussione dei collettivi di scuola nati questo anno, esprimeva questi contenuti.

La testa del corteo dietro al furgone noleggiato con l’impianto voci, vedeva affiancati lo striscione del Collettivo studenti in lotta, e quelli di altri 3 collettivi di scuola fatti con le bombolette, che esprimevano le stesse rivendicazioni e che prendevano tutto il fronte delle 4 corsie del ring.

Sono l’unico adulto nella manifestazione, a parte i giornalisti accorsi in fretta. Non ci sono i militanti di sinistra che solitamente accompagnano i cortei studenteschi, non ci sono insegnanti, che pure nei collegi docenti si sono opposti alla settimana corta. La musica dal furgone è continuamente interrotta dagli slogan gridati dalla quasi totalità del corteo, dai continui interventi, insomma una voglia dai partecipare attivamente che ha stupito, anche i compagni e gli studenti che hanno organizzato lo sciopero.

La presenza di moltissimi giovani al loro primo corteo, alla loro prima esperienza politica, ha dato freschezza alla mobilitazione, senza abbassare la disponibilità a affrontare problemi che vanno oltre il contingente.

Quando ho distribuito il volantino contro la guerra, che collegava i tagli alla scuola e ai servizi sociali, alle spese militari e alle avventure di guerra, e pubblicizzava le prossime manifestazioni del 5 in città e del 12 a Ghedi, due o tre ragazzi mi hanno contestato che non era strettamente legato alla scuola, non ho fatto a tempo a rispondere che molti hanno risposto per me, che la guerra riguarda tutti, che loro volevano leggerlo, e una coda caotica di studenti si è formata per prendere il volantino.

L’altro episodio molto significativo è quello descritto da Flavio nell’articolo scritto sulla lotta della Motive, quando davanti alla prefettura-provincia si sono incontrati con gli operai in sciopero e picchetto da 16 giorni: “Quindi siamo andati tutti quanti davanti alla Prefettura, dove abbiamo incontrato gli studenti, in piazza per le loro rivendicazioni. È stato quasi commovente risentire, dopo tanti anni, il vecchio slogan “Operai, studenti, uniti nella lotta”, gridato da centinaia di giovani che salutavano le nostre bandiere rosse, sventolanti intorno allo striscione “Operai della Motive in lotta per la dignità”. E gli applausi che hanno accolto l’intervento di Alessandro, che ha raccontato brevemente agli studenti il senso della piccola, ma significativa, battaglia della Motive, hanno sottolineato che la lotta di tutti gli sfruttati e gli oppressi è una sola”.

Cosa sedimenterà questa giornata è difficile prevederlo, nel vuoto attuale delle mobilitazioni studentesche nazionali. E’ un segnale generale della disponibilità dei giovani a non sopportare più passivamente?

Sarà importante anche la possibilità di creare finalmente una sincronizzazione tra le mobilitazioni degli studenti e dei lavoratori della scuola, per ridare speranza nella possibilità di fermare il degrado tardocapitalista della scuola pubblica.

Forse la misura è davvero colma.