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Contro la guerra che stanno preparando

Volantino di Sinistra Anticapitalista contro la guerra

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L’Italia si prepara a una nuova guerra: l’obiettivo è la Libia. L’intento dichiarato è la “guerra al terrorismo” per sradicare l’Isis.

Ma il reale obiettivo non è l’Isis, bensì il controllo e lo sfruttamento delle risorse petrolifere ed energetiche di quel paese. Per le classi dominanti italiane la Libia è strategica. Non a caso l’Eni è tra le poche grandi società tutt’ora rimaste in Libia grazie ad una serie di accordi raggiunti con le diverse milizie locali.

Dunque, nessuna volontà di proteggere le popolazioni vittime di una sanguinosa guerra civile.

Il governo Renzi punta ad assumere il comando della nuova operazione che vedrebbe assieme i paesi della Nato (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna), aiutati da alcuni stati dell’area come l’Egitto, paese che reprime ferocemente i movimenti democratici e sindacali sorti dopo le grandi mobilitazioni del 2011, come dimostra peraltro la tragica fine del ricercatore Giulio Regeni. Tutto è pronto. L’Italia ha già trasferito a Trapani quattro cacciabombardieri AMX pronti a intervenire.

Il governo Renzi, che ha compiuto drastici tagli alle spese sociali per risparmiare, riesce a trovare i soldi per la nuova guerra e decide di raddoppiare la presenza militare in Iraq: ai 700 militari già operativi, se ne aggiungeranno altri 1000.

I soldi non ci sono per le cure sanitarie: la legge di stabilità ha tagliato le risorse agli ospedali. I soldi non ci sono per la Scuola pubblica, l’Università, la ricerca. I soldi non ci sono per le pensioni e per il reddito dei disoccupati; tanto meno si abolisce la controriforma Fornero; per i senza lavoro solo misere elemosine. Ma per la guerra soldi si trovano sempre e il debito pubblico può anche aumentare!

La chiamano “guerra al terrorismo”. A condurla sono gli stessi che, dalla guerra contro l’Iraq all’Afganistan, hanno seminato caos, violenza, morte, distruzioni nell’intero Medioriente, rafforzando e alimentando le forze terroristiche come l’Isis, nonché quegli stati reazionari, come le petromonarchie arabe, che lo hanno finanziato.

Come si può combattere l’Isis quando si intrattengono lucrosi affari commerciali con paesi come l’Arabia Saudita, una delle fonti principali di finanziamento delle diverse forze terroristiche? Come possono le potenze capitaliste ergersi a baluardi della democrazia, quando intrattengono rapporti con il regime militare egiziano di Al Sisi? Dopo aver lasciato che il dittatore Assad massacri in Siria il proprio popolo?

Oggi il popolo siriano è preso in ostaggio nello scontro tra le vecchie e nuove potenze imperialiste (Usa e Russia) e quello tra potenze regionali reazionarie (Arabia Saudita, Iran, Turchia) nonché dell’ISIS in una guerra a geometria variabile che non sembra avere più fine e che ha distrutto il paese.

Che credibilità può avere l’Italia agli occhi della popolazione libica, in cui è ancora vivo il ricordo della violenta e atroce occupazione coloniale?

La guerra e le politiche di austerità rappresentano le due facce della stessa medaglia: quella del capitalismo sempre più in crisi che genera barbarie, violenza e miseria.

Alla violenza del capitalismo e alle sue guerre, alle sue politiche di austerità e di immiserimento non dobbiamo rassegnarci. È necessaria una forte opposizione sociale contro le politiche di austerità e contro la guerra. Per questo dobbiamo unirci alla lotta dei movimenti democratici e rivoluzionari che nei paesi del Medioriente combattono contro le potenze imperialiste, contro l’Isis e contro i regimi autoritari.

Opponiamoci contro la guerra in Libia, e lottiamo per:

  • il ritiro dei contingenti militari italiani dai teatri guerra;
  • la drastica riduzione delle spese militari. Servono più spese sociali;
  • combattere l’Isis imponendo la fine della vendita di armi ai paesi autoritari che lo finanziano, come l’Arabia Saudita, il Qatar o la Turchia;
  • il ritiro dell’Italia dall’alleanza politico-militare della Nato e la chiusura delle sue basi nel nostro paese.
  • la tregua e la fine dei combattimenti e della guerra in Siria;
  • il sostegno a tutte le forze progressiste, antimperialiste ed anticapitaliste che combattono per una società democratica, laica e socialista.