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Tutti uniti, tutti insieme! Ma scusa quello non è Sala?

di Igor Zecchini

La vittoria di Giuseppe Sala e i risultati delle primarie milanesi erano già scritti. Scritti dal momento in cui Pisapia ha lanciato la candidatura della sua vicesindaca Francesca Balzani, contrapposta a quella dell’altrettanto suo assessore, piddino ma dato fino a poco fa in quota a Civati, Pierfrancesco Maiorino.

Difficile pensare che Giuliano Pisapia abbia “giocato male” e non prevedesse cosa sarebbe successo: le candidature contrapposte di Balzani e Maiorino avrebbero diviso il voto “arancione” e consegnato automaticamente la vittoria delle primarie (altra storia sarà quella di vincere le elezioni municipali) all’uomo di Renzi. Quel Giuseppe Sala già amministratore delegato della Pneumatici Pirelli, già direttore generale della Telecom, già presidente di Medhelan Management Finance, già direttore generale del Comune di Milano con la Moratti e, last but not least, amministratore delegato di EXPO 2015 SpA (carica che ha ricoperto sino a ieri). Ora ha solo un posticino nel consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti.

Facile invece pensare che dietro alla scelta di Pisapia ci fosse una logica precisa e comunque una valutazione sull’uomo Sala, compatibile con le proprie visioni politiche e con gli accordi con il premier Renzi. La cosa è del resto confermata dalle pronte dichiarazioni di sostegno leale al vincitore che si sono affrettati a fare sia Pisapia che i candidati di “sinistra”. D’altra parte tutti, Sala compreso, rivendicano la continuità con la politica della giunta arancione e forse è proprio Sala che rappresenta questa continuità.

Sala dunque

Un manager rampante (un filibustiere diremmo noi) che ha legato la sua notorietà all’Expo, all’utilizzo di miliardi di euro pubblici per foraggiare quasi tutti i settori dell’economia e della finanza privata a partire dagli speculatori edilizi. Expo di cui peraltro ancora non si conoscono i conti definitivi. Sicuramente è bravo ed efficiente – del resto anche Berlusconi nel suo arricchirsi è stato bravo – ma altrettanto sicuramente le sue capacità saranno funzionali a nuove speculazioni (quella degli scali ferroviari per esempio), a nuove regalie di denaro pubblico a lobby padronali di vario tipo a partire da quella di CL e della Compagnia delle Opere.

Dov’è la “sinistra”?

Di fronte a questa situazione il panorama della sinistra resta desolante.

Tutti i partiti della cosiddetta sinistra radicale sono rimasti invischiati nel corso di questi anni dalla scelta di restare all’interno della maggioranza di centro sinistra e quindi alle scelte sempre più discutibili della giunta Pisapia che ha esaurito velocemente l’aria fresca del vento arancione.

SEL, coinvolta fino in fondo nelle politiche della giunta con la presenza di alcuni suoi assessori, ha deciso di partecipare al circo delle primarie per salvare il centrosinistra milanese ed ha pagato questa scelta. Intanto con una divisione al suo interno (la segreteria della federazione a sostegno della Balzani, un settore di base a sostegno di Maiorino, gli assessori e alcuni istituzionali a sostegno di Sala e un altro gruppo di base fuori dalle primarie), ma soprattutto oggi deve affrontare un grande dilemma politico: restare sul carro del PD e stringersi definitivamente il cappio al collo o rompere sapendo che il tradimento del patto delle primarie verrà fatto pagare duramente, senza che questo garantisca un recupero di consensi tra i settori più radicali della città.

Il PRC, pur rimanendo nella maggioranza, ha cercato via via di prendere le distanze da Pisapia e dalla sua giunta ma senza mai farsi carico di una rottura palese e rivendicata, continuando a mantenere una logica governista ed a sostenere le bontà del progetto arancione.

Grande è la confusione sotto al cielo…

Oggi dopo le primarie il quadro è ancora confuso. Sel deciderà cosa fare nei prossimi giorni anche se ormai la scelta più gettonata, anche per pressioni nazionali, è di presentare un suo candidato sindaco.

Rifondazione ha avviato da un paio di mesi il tentativo di costruire una “lista civica” di sinistra (Milano in comune) promuovendo assemblee di zona e cittadine, che però coinvolgono solo un settore di attivisti (PRC, Possibile, i resti de L’altra Europa) senza avere alcuna capacità di aggregazione di movimento. Oltretutto l’approccio rimane sempre lo stesso di prima e nella discussione non si apre nessun capitolo su quello che servirebbe: un progetto politico di rottura con il quadro di governo della città e di contrapposizione frontale alle politiche liberiste del governo Renzi. Un progetto di mobilitazione sociale e di reale partecipazione collettiva contro i grandi gruppi di potere padronale e contro il patto di stabilità e le sue conseguenze.

Peraltro le trattative a latere cercano di imbarcare nell’avventura (e sembra con successo) settori non propriamente definibili di sinistra a partire dal Partito Socialista di Biscardini o dal Partito Radicale, oltre a una serie di comitati di zona in cui spesso la componente maggioritaria è tutt’altro che progressista. Biscardini, nel corso di una conferenza stampa svoltasi giovedì scorso, con la presenza anche di esponenti di Rifondazione, ha annunciato la formazione di una lista civica e ambientalista e autonoma dai partiti (sic!) a cui avrebbero partecipato persone provenienti dalle fila del centrosinistra ma anche altre provenienti dal centro destra… inutile ogni commento.

La scommessa per tutti sarà comunque quella di cercare di riempire il vuoto a sinistra che si è creato con la vittoria di Sala e si sta cercando l’uomo (di donne non si parla) da contrapporgli. Civati, su cui diversi puntavano, pare poco disponibile a ricoprire questo ruolo (tanto rischio e poca sicurezza nei risultati) e al momento altri non sono sufficientemente gettonati.

Il quadro, come dicevamo, è desolante e purtroppo non pare esserci in campo nessun progetto veramente alternativo. Ci vorrà ancora tempo per ricostruire una presenza di sinistra a Milano.