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Tunisia- campagna contro il debito

 

Di KSIBI Fauzi – 20 dicembre 2015

Da Europe Solidaire Sans Frontières – art. N° 36751
Fathi Chamkhi: in 5 anni la Tunisia ha raddoppiato il suo debito, dove sono finiti i soldi?
webdo.tn 19 dicembre

Dalle dichiarazioni del deputato del Fronte Popolare Fathi Chamkhi, rilasciate alla radio Shems FM il 19 dicembre, tra il 2010 e il 2015 il debito della Tunisia è passato da 25 miliardi ad oltre 51 miliardi.
«Si ottiene un prestito per l’economia e lo sviluppo. Dove sono sviluppo ed economia? Il Tunisino è sempre più povero e la disoccupazione continua a crescere. Dove sono finiti questi miliardi che dovrà rimborsare il contribuente tunisino?»
Per rispondere a queste domande il Fronte Popolare propone di creare una commissione che sotto la guida dell’ARP avrà il compito di fare luce sulla destinazione di questi fondi.

Campagna di sensibilizzazione del Fronte popolare contro l’indebitamento: audit, strada della salvezza!
la presse.tn 20 dicembre
L’indebitamento ha senso solo se non produce ricchezza. Alcuni crediti ottenuti dalla Tunisia sarebbero sospetti.
«Per un audit del debito, i nostri soldi devono tornare a noi». Era lo slogan del dibattito su questo tema maggiore in questo momento cruciale della storia del paese, organizzato ieri, in un albergo del posto, dal gruppo parlamentare del Fronte popolare.
La campagna di sensibilizzazione, iniziata nella capitale, proseguirà in parecchie altre regioni. Attraverso questa azione di grande portata, gli organizzatori mirano a raggiungere il pubblico più ampio possibile e convincerlo della giustezza della causa.

Ahmed Seddik (Fronte popolare)
Il deputato, che introduce i lavori, inizia precisando che il movimento che hanno appena iniziato è soltanto una battaglia di una grande guerra.
Ricorre a questi termini per spiegare che l’indebitamento non è altro che una nuova forma di colonialismo, che cambia soltanto di tattica, mantenendo la stessa strategia, consistente nel depredare le ricchezze delle sue ex colonie. «Il colonialismo sostituisce gli eserciti con l’indebitamento per imbrogliare; questo metodo gli serve per camuffare la guerra fra l’avidità dei ricchi e i diritti dei popoli.»
Imporre la tenuta di un audit sull’insieme del debito pubblico contratto dallo Stato tunisino da decenni, significa piantare il primo chiodo nella bara dell’indebitamento, a parere del presidente del gruppo parlamentare del FP. E a sostegno delle sue parole, cita l’esempio di parecchi paesi, fra cui, in particolare, l’Ecuador e l’Argentina, che avevano seguito la via dell’audit e sono riusciti a cancellare con successo una parte non indifferente dei loro debiti rispettivi.
Tale operazione è tanto più facile da realizzare in quanto gli archivi contengono ogni particolare riguardante il modo in cui erano usati i debiti, secondo il deputato Seddik. E quindi non risparmia né l’amministrazione locale né i creditori, che accusa ambedue di corruzione.
Finisce l’intervento sottolineando che non attribuisce il fallimento del governo a motivi ideologici, ma piuttosto alla mancanza di coraggio nei confronti dei creditori che non osa affrontare, verosimilmente per proteggere interessi privati.

Samir Cheffi (UGTT)
Il vice segretario generale dell’UGTT denuncia tentativi deliberati di occultamento della verità, nei quali vede pratiche dittatoriali che dovrebbero essere superate dopo il 14 gennaio. Tuttavia reitera la posizione della centrale sindacale in merito all’indebitamento: non lo rifiuta in quanto tale per principio, ma pone la condizione che non danneggi la bilancia dei pagamenti e che sia usato nell’interesse generale. L’indebitamento non ha senso se non produce ricchezza, proclama Cheffi. Ma non è il caso della Tunisia, poiché a suo parere alcuni crediti ottenuti sarebbero sospetti.
L’audit, un grande contributo alla buona governance, apre la via della lotta d’indipendenza con lo scopo di ricuperare la sovranità nazionale, fa notare il responsabile sindacale. E’ con lo scopo di responsabilizzare il governo in merito a questi argomenti fondamentali che l’UGTT ha chiesto ufficialmente al primo ministro Habib Essid di ordinare un audit del debito. «In nessun caso i poveri devono pagare per i pezzi grossi», conclude il sindacalista indignato.

Dopo questi interventi politici e sindacali, prendono la parola gli invitati stranieri venuti a portare le loro testimonianze, relativamente alle conseguenze disastrose del debito.

Marie-Christine Vergiat (eurodeputata)
La prima testimonianza ci è data dall’eurodeputata del ‘Front de gauche’ francese, Marie-Christine Vergiat, la quale precisa che «non ci si deve sbagliare di lotta, perché non si tratta di una lotta che oppone il Sud contro il Nord, ma i popoli del mondo intero contro i fautori della politica d’impoverimento tramite l’indebitamento».
Aggiunge che non bisogna mai credere alle promesse fatte dai creditori dei paesi indebitati, che sono fallaci, come quelle di Deauville nel 2011, dove si erano promesse decine di miliardi di dollari alla Tunisia che non ha ricevuto neanche un centesimo.
Ricorda la lotta incessante condotta dal suo gruppo parlamentare in seno al Parlamento europeo, per persuadere questo organismo di convertire in dono il credito di 300 milioni di euro concesso alla Tunisia, una richiesta che è stata respinta.
Neanche la Francia ha fatto di meglio, poiché ha sottoposto la sua accettazione di convertire una parte del debito di 500 milioni alla condizione che imprese francesi siano coinvolte nei progetti da intraprendere, sempre secondo la deputata europea, che afferma: «La Tunisia può largamente fare a meno dell’indebitamento, se recupera i suoi averi congelati, valutati a 38 miliardi di dollari da esperti statunitensi».
E’ ugualmente in grado di produrre nuove risorse finanziarie se riuscirà a sopprimere il debito odioso che può essere identificato soltanto tramite un audit, donde l’importanza e l’urgenza di adottare una tale misura, tanto più che la situazione rischia di peggiorare con i negoziati dell’Aleca, in corso, un progetto che era già allo studio quando c’era ancora Ben Ali, secondo Vergiat.
Ci informa che il suo gruppo parlamentare, che coordina la sua azione con quella del Fronte Popolare, sta preparando una relazione intermediaria nella quale intende portare alcune modifiche che riguardano l’audit del debito odioso della Tunisia.
Infine la deputata si dice soddisfatta dell’impegno dell’UGTT in questo processo.

Renaud Vivien (Cadtm)
Procedendo sulla stessa via, il cosegretario generale del Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo (Cadtm) e membro della Commissione per la verità sul debito pubblico della Grecia, Renaud Vivien, elenca le cause dei disastri dell’indebitamento che riassume in tre punti:
i tassi d’interesse troppo alti,
i regali fiscali concessi ai più ricchi, che collocano i loro averi presso banche straniere,
l’acquisto di armi, a volte senza fatture.
Per lui, l’audit è un’arma strategica che permette di disarmare i creditori e i loro pseudo esperti che cercano di giustificare la loro politica antisociale, e quindi di rovesciare i rapporti di forza tra creditori e popoli.
E per dimostrare la veracità delle sue affermazioni cita l’esempio dell’Ecuador, che ha rifiutato di rimborsare il suo debito, di cui ha dimostrato il carattere odioso, in seguito ad un audit, e che grazie a questo rifiuto ha potuto risparmiare 7 miliardi di dollari che ha usato per la scuola e la sanità, ovvero ha privilegiato la giustizia sociale a scapito del cosiddetto onore di pagare il suo debito. Lo stesso è successo in Islanda, dove il popolo ha espresso, con due referendum, il rifiuto categorico di rimborsare un debito che non gli ha giovato per niente e che era finito nelle tasche dei suoi governanti.
E nessuno di questi due paesi ha sofferto catastrofi sociali, rassicura il testimone, che ricorda che le legislazioni dei creditori incriminano il debito odioso ma che quei testi rimangono lettera morta e non sono mai applicati.

Omar Aziki (Attac-Maroc)
Infine, il segretario generale di Attac-Maroc e membro della rete Cadtm, Omar Aziki, segnala che il debito pubblico estero rappresenta l’82% del PIL e che il suo rimborso si effettua ai danni di scuola e sanità.
I creditori principali, ossia la Banca Mondiale, l’UE e il FMI, non smettono di dettare il proprio diktat al suo paese che riceve, in media all’anno, tre commissioni di questo ultimo, per imporgli un nuovo piano di aggiustamento strutturale (PAS), fra cui, in particolare, la riforma delle pensioni che ha mobilitato migliaia di malcontenti, che hanno manifestato ultimamente a Casablanca.

Il dibattito è finito con la proiezione di due video
uno rievocava la cronistoria del debito tunisino, dal 19° secolo fino ai nostri giorni.
l’altro era un pezzo di un discorso dell’ex-presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara, assassinato nel 1987, subito dopo il vertice dell’Unità Africana, svoltosi ad Adis Abbeba durante lo stesso anno, dove insiste sul fatto che le origini del debito sono le stesse del colonialismo. «Rassicuratevi, non moriranno se non pagheremo il debito; invece se lo faremo saremo noi a morire; l’indebitamento è simile ai giochi da casinò, allora i nostri creditori devono accettare le regole del gioco quando perdono», ironizzava l’ex-presidente burkinabé.