In evidenza

Volantino “Mobilitiamoci contro la guerra”

Volantino antiguerra-01Scarica il volantino contro i rischi di guerra PDF
Scarica il volantino contro i rischi di guerra JPG

Dopo i tragici attentati 13 novembre, la guerra ritorna al centro della politica estera europea. Spinta dal presidente francese Hollande si sta creando una nuova coalizione contro l’Isis. La Germania ha offerto rinforzi in Mali per alleggerire l’impegno francese; l’Inghilterra di Cameron partecipa direttamente ai bombardamenti in Siria; il governo Renzi contribuirà alla divisione dei compiti che le grandi potenze si sono date. Hollande ha, infine, trovato un accordo con la Russia, già intervenuta a difesa del dittatore Assad.

La guerra è tutt’altro che la soluzione!

Il nostro giudizio nei confronti dell’Isis è netto ed inequivocabile. Siamo di fronte ad una forza reazionaria che colpisce in primo luogo coloro che si stanno battendo nel mondo arabo per una società democratica e per la giustizia sociale, che punta a costruire una società totalitaria fondata sulla discriminazione delle donne.

Le guerre imperialiste, tuttavia, in particolare quella lanciata in Iraq dagli Stati Uniti, colpendo indiscriminatamente la popolazione civile, seminando caos e miseria hanno alimentato il sedicente autoproclamato Stato islamico.

Gli interventi militare delle potenze occidentali puntano allo sfruttamento dei territori e delle loro risorse! Non a caso i governi europei continuano ad intrattenere ottimi affari, vendendo armi e munizioni, con quei paesi reazionari (le monarchie del Golfo, la Turchia di Erdogan) che finanziano i fondamentalisti islamisti. Al contrario il Pkk (Parti dei lavoratori del Kurdistan), tra le forze laiche e progressiste che resistono sul campo ponendo un argine alla barbarie dell’Isis, è tutt’ora inserito nella “lista nera” delle organizzazioni terroristiche dall’Unione Europa, dagli Stati Uniti e dalla Nato.

L’Italia in guerra?

Il governo Renzi, che a parole mantiene un profilo basso, si sta in realtà ritagliando uno spazio all’interno della coalizione anti-Isis. Ha accresciuto il contingente di carabinieri che addestra le forze di polizia irachena. Ha annunciato l’invio di una nuova missione militare in Iraq con lo scopo di presidiare la diga sul fiume Tigri a nord di Mosul. Sta preparando un intervento in Libia, dove l’Isis ha aperto un terzo fronte dopo l’intensificazione dei bombardamenti in Siria e in Iraq. Nel frattempo l’Italia addestra le reclute libiche legate al governo di Tobruk ed è presente militarmente al di à del mediterraneo con un numero non indifferente di “contractors”, un vero e proprie esercito parallelo di mercenari a difesa delle proprie imprese e multinazionali.

Noi non accettiamo ogni forma di terrorismo, quello che si esprime lanciando le bombe dall’alto e quello che distrugge le vite delle persone nelle strade e nelle città. Così come non accettiamo la barbarie dell’Isis, non possiamo accettare la barbarie delle potenze imperialiste che, sfruttando il dolore per i morti di Parigi, alimenta nuove guerre, costruisce un nuovo “scontro di civiltà” e attacca contemporaneamente i diritti democratici e le libertà conquistati nel secondo dopoguerra.

Sinistra Anticapitalista si impegna nei prossimi giorni a costruire una forte mobilitazione contro la guerra e per:

  • porre fine alla vendita di armamenti a paesi che finanziano l’Isis o altre organizzazioni terroristiche come l’Arabia Saudita, il Qatar o la Turchia.
  • il ritiro dei contingenti militari italiani dai teatri di guerra
  • per la rimozione del Pkk dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue e degli Usa.
  • contro lo stato di emergenza che, approvato in Francia, sta per essere assunto dagli altri paesi dell’Ue.
  • per la drastica riduzione delle spese militari
  • contro le politiche securitarie che colpiscono vergognosamente i migranti, per costruire comunità aperte contro ogni odio e fanatismo, per unire ciò che le classi dominanti e le forze reazionarie vogliono dividere.

L’Isis va combattuto sostenendo in primo luogo le popolazioni vittime della sua atroce violenza e quei movimenti che lottano per ottenere libertà, democrazia e giustizia sociale, condividendo quegli stessi obiettivi che a fatica cerchiamo di difendere nelle nostre società lottando contro le politiche di austerità e che lo stato di emergenza
e la nuova unione sacra rischiano di rimettere ulteriormente in discussione.