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Grecia. Con Unità popolare di fronte a nuove battaglie. E’ solo l’inizio!

Ieri, Giovedì 12 novembre, si è svolto il primo sciopero generale dopo il voto che ha dato vita al secondo governo Tsipras, versione memorandum. Lo sciopero ha avuto successo soprattutto nel settore pubblico, mentre non si conoscono ancora le cifre nel settore privato.  Le manifestazione sono state partecipate. Certo non siamo di fronte ai numeri di qualche anno fa, comunque ad Atene si contano 30.000 partecipanti nei tre diversi cortei, ancora una volta partiti da concentramenti separati. E’ da qui che può ripartire un forte movimento che punti a rovesciare il memorandum. Una sfida difficile ma non impossibile per il movimento sindacale e per la sinistra greca. L’articolo di Antonis Ntavanellos, che pubblichiamo di seguito dopo la nota introduttiva della redazione di Alencontre, sottolinea le sfide di orientamento e di organizzazione alle quali UP deve fare fronte nei mesi a venire. Siamo solo all’inizio! (ndr.)

Da A l’encontre 10 novembre 2015

La Commissione europea, nell’aprile 2015, prediceva per la Grecia una crescita del PIL dello 0,5% per il 2015 e del 2,9% per il 2016. Non si sa in quale sfera di cristallo aveva avuto percezione di questa crescita. Gli esperti erano forse in vacanza low cost su un’isola greca? Ad ottobre, lo schiaffo della realtà. Almeno alle predizioni. Nel 2015 il Pil dovrebbe diminuire dell’1,4% e dell’1,3% nel 2016.

Ufficialmente, la crescita per il 2017 è valutata 2,7%. In altri termini la recessione, che è già abissale, continua. E le previsioni per il 2017 saranno di nuovo smentite, anche se è difficile, una volta toccato l’estremo fondo, non risalire un po’. Le stangate del terzo memorandum, e dei due precedenti (2010 e 2012), schiacciano il capitalismo greco. Tsipras, al momento delle elezioni di settembre, aveva promesso un rilancio dell’economia greca – e dunque dell’occupazione – per la fine del 2016. Il muro di nebbia elettorale si dissipa. E non è che l’inizio.

Pierre Moscovici, commissario europeo, dichiarava prima del suo viaggio del 3 e 4 novembre ad Atene: “Ci sono delle sfide, ci saranno decisioni pesanti da prendere da qui alla fine dell’anno” (AFP, 20 ottobre 2015). In altri termini, la tranche di 2 miliardi di euro del nuovo “prestito” non sarà assegnata se il governo Tsipras-Kamenos non applica con più rapidità, vigore e rigore le politiche di austerità che ha proposto e co-firmato con le “istituzioni” (la troïka). L’Eurogruppo (ministri delle Finanze) ha fissato una nuova scadenza per decidere (o no) di assegnare i 2 miliardi: lunedi 16 novembre.

Riguardo al deficit di bilancio, questo è previsto al 3,6% del PIL nel 2016 e al 2,2% nel 2017 (malgrado il rilancio in teoria presunto). Il peso del debito è manifesto. Ufficialmente, esso deve raggiungere  il 194,8% del PIL nel 2015 e il 199,7% nel 2016. La ratio debito/PIL non può che crescere sotto l’effetto delle politiche imposte all’economia greca e la ristrutturazione (allungamento delle scadenze, tassi di interesse, annullamento molto parziale) promessa da Tsipras prima delle elezioni di settembre rimane il dominio di pii desideri. Quanto all’annullamento dell’essenziale del debito, questa rivendicazione è ripresa prima di tutto da Unità Popolare e alcuni settori di Antarsya.

La Power Public Company (DEH-compagnia di elettricità) annuncia il possibile taglio dell’elettricità a 2,1 milione di famiglie, secondo i media greci. Il totale delle fatture non pagate è stimato 2,5 miliardi di euro. Oltre un certo numero di imprese che non pagano le fatture – ciò che rappresenta l’1,8 miliardi del totale non pagato della DEH – decine di migliaia di famiglie semplicemente non possono fare fronte a questa spesa basilare. Per esempio, una famiglia che doveva pagare per il suo consumo di elettricità 52 euro due volte al mese, secondo la prassi dalla DEH, attualmente deve saldare due volte al mese una fattura di 100 euro, per le molte tasse (fra cui l’IVA) e gli interessi sull’ammontare non pagato. La DEH sta per inviare le richieste di pagamento. Annuncia, perciò, “con accento sociale”, alla vigilia dell’inverno, il taglio della corrente se il totale degli arretrati non è pagato tutto insieme. La notte del memorandum regnerà per molto.

Per quanto concerne la situazione di centinaia di migliaia di persone che non hanno più accesso alle cure per mancanza di assicurazione malattia, il Collettivo del coordinamento sociale dei medici solidali della regione dell’Attica ha dichiarato :”Il nostro sistema di Sanità Pubblica dovrebbe essere urgentemente finanziato, invece sarà posto sotto la tutela di una struttura privata di audit e controllo. Invece il memorandum III (di Tsipras) impone la diminuzione del budget di 3 miliardi di euro in tre anni… Invece i magri sussidi di cui beneficiavano ancora gli handicappati sono stati drasticamente diminuiti, perfino soppressi”.

Il 12 novembre è indetta una giornata di sciopero e di manifestazione dai sindacati,  da Unità Popolare e il KKE (PC). Tre temi sono al centro di questa prima mobilitazione circa 50 giorni dopo la vittoria elettorale di Tsipras. Il primo riguarda i tagli brutali previsti delle pensioni. Il secondo, la riduzione dell’occupazione legata all’ondata di privatizzazioni e ai tagli di spesa. Il terzo, la minaccia di perdere la propria residenza principale se non si pagano i crediti ipotecari vantati dalle banche. La troïka ha abbassato l’importo dei redditi annuali considerati la soglia di non-requisizione dell’abitazione principale per le famiglie che non hanno pagato i debiti ipotecari. Inoltre, il prezzo stimato degli alloggi è quello del 2007 e non il “prezzo di mercato” nel 2015, ciò che abbassa considerevolmente la protezione dei proprietari indebitati (in rapporto al limite di 250.000 euro fissato per il passato). Ne deriva, dunque, un ampliamento molto rilevante di salariate/i e, di disoccupati e di pensionate/i che rischiano di perdere l’alloggio. Al contrario, le banche potranno recuperare una parte delle loro perdite. Poiché la loro ricapitalizzazione é una priorità per le classi dominanti greche e i “loro partners della zona euro”.

E’ in questo scenario che si prepara lo sciopero del 12 novembre. Sarà uno dei primi test per il governo Tsipras, per il movimento sociale e le forze della sinistra radicale, specialmente quelle uscite dalla rottura di Syriza, in particolare Unità Popolare (UP). (Redazione A l’Encontre)

 

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Il dibattito sull’orientamento della sinistra radicale in Grecia si trova ad un tornante. E’ definito dall’inizio del terzo assalto del memorandum – sotto la direzione politica del governo di coalizione Syriza- Anel (Greci indipendenti) – dalla questione della possibilità-plausibilità di una resistenza di massa, operaia e popolare, e dalla questione dell’espressione politica di questa resistenza nell’era post Syriza (nel senso di post governo Tsipras, eletto a gennaio 2015, e della sua evoluzione fino al 13 luglio 2015, data della proposta da lui fatta per un terzo memorandum).

Unità Popolare (UP) è un “luogo” centrale in questa discussione. Perché, malgrado la disfatta elettorale del 20 settembre 2015 [UP ha preso il 2,86% di voti, non raggiungendo la soglia del 3% che permette di entrare in parlamento], UP mantiene un numero importante di militanti a livello nazionale, un contingente organizzato, in modo sia pure rudimentale, in “organizzazioni” locali e settoriali, forze militanti che fanno riferimento al marxismo (con angolature diverse) e ad una prospettiva socialista. Nelle sue fila esiste un insieme di militanti che dispongono di esperienza nell’organizzazione delle lotte e nell’ intervento di massa.

Allo stesso tempo, UP potrebbe e dovrebbe giocare un ruolo chiave: nella svolta degli uomini e delle donne che si sono staccati da Syriza (e che continueranno a staccarsene…), nella relazione di tutti i suoi militanti con le componenti di Antarsya [Fronte anticapitalista], ma anche nei legami possibili con frazioni della base militante del KKE (PC).

E’ per questo che la discussione in seno a UP, in vista della prima Pre-conferenza nazionale (di fine 2015), ma anche della Prima Conferenza nazionale – inizio 2016 – è di grande importanza. Vediamo qualche punto fondamentale di questa discussione.

 

1°. Il risultato delle elezioni del 20 settembre era una vittoria rilevante per le forze del memorandum e soprattutto della direzione Tsipras (Syriza) e Kamenos (ANEL). Tuttavia questa vittoria è stata “forzata”: è stata ottenuta prima che le masse potessero fare esperienza dell’applicazione concreta del terzo memorandum, con la promessa ingannevole di misure di “correzione” e di un programma parallelo di umanizzazione dell’austerità, sotto la minaccia ipotizzata del ritorno al governo delle forze tradizionali del memorandum di destra (Nuova Democrazia, To Potami, Pasok), e con il sostegno di tutto il sistema politico-governativo, delle forze della borghesia del paese (con la loro influenza sui media), e anche dei “creditori” (cioè Merkel, Hollande, Lagarde ecc.). In questo senso, la vittoria di Tsipras e Kamenos il 20 settembre 2015 è instabile e minata.

 

2°. Gli indici di instabilità sono presenti anche nei risultati elettorali, lo si riscontra : nei voti che SYRIZA ha perduto in cifra assoluta, nell’astensione senza precedenti, nel voto antipolitico a favore di Vassilis Leventis [con il 3,43%]. Ma l’instabilità e l’incertezza derivano soprattutto dalle obbligazioni del governo dopo l’accordo vergognoso del 13 luglio 2015.

Il governo di Tsipras e Kamenos è obbligato a cominciare immediatamente il lavoro che mira ad imporre il programma classista e rigoroso del terzo memorandum. Le menzogne utili della campagna elettorale sulle misure “correttive” e il programma “parallelo” ora sono finite. Siamo davvero, di nuovo, sul ceppo del macellaio….

La demolizione del sistema di sicurezza sociale, il racket fiscale delle classi popolari, le privatizzazioni rapide e massicce, l’insistenza inflessibile sulla politica di riduzione dei salari e delle spese sociali, tutto ciò costituisce un programma di sostegno ai capitalisti, ai creditori e un deterioramento della situazione dei lavoratori e delle classi popolari. In altri termini, un programma in continuità assoluta con i memorandum 1 (2010) e 2 (2012). La ricapitalizzazione delle banche comporta la gestione dei “prestiti incerti” (non rimborsati) fatti alle imprese, il che implica un cambiamento dei rapporti tra frazioni della classe dirigente. Simili operazioni non sono mai state condotte pacificamente. Il governo Tsipras sta per affrontare una intensificazione delle rivalità in seno alla classe borghese, con gravi tensioni politiche probabili.

 

3°. La storia della lotta di classe in Grecia ricorda che la resistenza sociale a questo tipo di politiche ha già condotto al rovesciamento di governi: del governo di G. Papandreu (novembre 2011), di Lukas Papademos (maggio 2012), di Samaras e Venizelos (gennaio 2015). Non c’è alcuna ragione per supporre che, a medio termine, questa resistenza sia più “tollerante” di fronte all’attuale governo di Tsipras e Kamenos.

Tuttavia, il fatto che l’attacco del memorandum è questa volta condotto da un partito che parla a nome della sinistra e che utilizza il “linguaggio” e i simboli dell’anti-austerità implica dei compiti particolari. Noi non possiamo e non dobbiamo attendere passivamente che il movimento spontaneo raggiunga la sua maturità. La sinistra radicale deve prendere delle iniziative per aiutare a superare lo choc elettorale e permettere di ritrovare fiducia nella mobilitazione dei lavoratori e dei giovani.

La decisione di UP di organizzare campagne specifiche (sulla sicurezza sociale, le privatizzazioni, i diritti dei giovani) è sulla buona via di una ripresa politica.

 

4°. Una parte integrante di questa ripresa politica risiede nell’elaborazione del programma. A nostro avviso, l’esperienza dell’”era SYRIZA” ha messo in evidenza quattro pilastri che devono essere presi in conto come piattaforma politica unica [del “fronte” costituito da UP].

  1. a) Mantenere l’impegno di rovesciare i memorandum per contrastare e abbattere l’austerità.
  2. b) Per attuare realmente questa prospettiva: mantenere l’impegno di fermare i versamenti ai creditori, annullare il debito (o almeno la più grande parte di esso), nazionalizzare le banche e abolire alcune “libertà” fondamentali del capitale.
  3. c) A partire dall’esperienza di Cipro, ma soprattutto dall’esperienza del “negoziato” del governo Tsipras con le “istituzioni” – che è durato 7 mesi – dobbiamo dedurre che bisogna insistere sulla scelta di uscire dalla zona euro così come sulla disobbedienza-conflitto con la zona euro e la UE.
  4. d) Tutti i punti menzionati più sopra devono essere integrati in una prospettiva chiara, che tenda all’emancipazione sociale. E’ l’elemento che chiarifica politicamente tutte le nostre domande, intermedie e transitorie, staccando la sinistra radicale da politiche anti-memorandum confuse o semi-borghesi.

E’ vero che, durante al campagna elettorale, UP ha sofferto di mancanza di elaborazione sufficiente circa la sua proposta di uscire dalla zona euro. Questa discussione deve avanzare e arrivare ad una conclusione, non solamente a livello di presentazione “tecnica”, ma soprattutto a livello dell’integrazione della nostra politica “anti-euro” in un programma completo della sinistra radicale, che sostenga in nome delle masse lavoratrici una risposta all’aggressività capitalista del neoliberismo.

 

5°. Di eguale importanza è la risposta di UP alla questione delle alleanze. La proposta di unità della sinistra politica nell’azione (unità tra UP, ANTARSYA e una parte della base militante dl KKE, senza abbandonare la critica dell’orientamento e della pratica dei suoi dirigenti) è anche una condizione necessaria per radunare e dare espressione politica al “mondo della resistenza”.

Questa politica non dovrebbe essere difesa in maniera passiva, aspettando che i gruppi dirigenti di sinistra “maturino”. UP deve prendere, in tutta urgenza, iniziative che puntino a coordinare le forze di classe sui luoghi di lavoro – lontano dal controllo della burocrazia sindacale – ,  iniziative miranti a coordinare le forze radicali dei giovani, iniziative volte a coordinare l’azione antifascista e antirazzista.

 

6°. E’ possibile che il punto più cruciale sia l’immagine che UP offre del modo in cui si considera e si configura essa stessa. Oggi, noi abbiamo bisogno di un Fronte: un fronte di organizzazioni ed individui, con un funzionamento interno chiaro; un fronte che metta l’accento sulle “organizzazioni di base”, che avranno responsabilità e diritti nella loro regione, in seno alle quali la partecipazione delle/i militanti sarà diretta; delle strutture in  cui sarà applicato il principio “un membro-una voce” e dove le decisioni sono prese sulla base del consenso, o – se ciò è necessario – saranno prese secondo il principio della maggioranza.

Abbiamo bisogno di un Fronte, ma abbiamo coscienza che UP è ancora “in corso di costruzione”. Ciò significa che dobbiamo insistere sulla necessità del suo allargamento: in direzione di gruppi politici che lasciano SYRIZA, ma anche verso i gruppi politici dell’”altra” sinistra. Ciò vuol dire che dobbiamo mettere l’accento sull’ammissione di fatto che le decisioni politiche e programmatiche, come gli organi dirigenti, sono temporanei e non potranno essere formati che dopo la Prima Conferenza nazionale.

Una Conferenza alla quale aspiriamo veder partecipare più militanti di quelli che hanno seguito UP dai suoi primi passi nel corso dell’ultimo, “infuocato” mese di agosto. Si tratta di un’ambizione che non può essere soddisfatta che con un approccio “aperto” e pienamente democratico per la fondazione di un nuovo “alveo” comune anti-memorandum della sinistra radicale in Grecia. Una fondazione che è assolutamente necessaria e realizzabile.

(Antonio Ntavanellos, articolo pubblicato sul sito di Rproject il 24 ottobre 2015; traduzione di Sotiris Siamandouras per A l’Encontre).