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Volantino per le mobilitazioni della scuola (nuova versione)

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Volantino 13 novembre

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“Buona scuola” e governo Renzi

Riprendiamo la lotta!

Le scuole hanno ripreso le loro attività nella confusione, si notano i primi effetti della legge 107 anche se il grosso dei frutti amari che questa controriforma porta con sé comincerà a vedersi concretamente solo a partire dal 2016. Per ora ci sono state le famigerate assunzioni e i 500 euro una tantum vincolate alle spese per la formazione e il governo ha puntato tutto sulla carota nascondendo il bastone: migliaia sono i docenti (in particolare quelli iscritti nelle graduatorie di istituto) rimasti senza lavoro, il personale Ata denuncia i tagli all’organico, le esternalizzazioni dei servizi e le norme che proibiscono di sostituire il personale assente, gli studenti sono scesi in piazza per denunciare la fine del diritto allo studio e tantissimi sono gli edifici scolastici che versano ancora in condizioni di insicurezza.

Le motivazioni che hanno portato al riuscitissimo sciopero del 5 maggio e alle mobilitazioni pre-estive non sono decaduti, anzi si sono rafforzati perché quella disegnata e poi approvata dal governo Renzi continua ad essere una controriforma che trasforma le scuole in aziende, che precarizza i lavoratori e le lavoratrici, che continua a togliere risorse e finanziamenti pubblici aumentando il divario e la competizione tra le scuole e che penalizza gli studenti e le studentesse che, costretti a frequentare edifici sempre più fatiscenti e poco attrezzati, si ritrovano anche un’offerta didattica di scarsa qualità. La scuola pubblica, dopo l’approvazione della legge 107 non solo è più povera di prima ma i lavoratori e le lavoratrici sono ancora più precari! Infatti, mentre si accreditano ai solo docenti a tempo indeterminato 500 euro una tantum vincolate alle spese per la formazione, si nega il diritto a tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici, ivi compresi quelli della scuola, ad un rinnovo del contratto (bloccato dal 2009!) che restituisca la dignità al lavoro, stanziando nella legge di stabilità un aumento di circa 5 euro al mese.

Quel che è cambiato rispetto al 5 maggio è il quadro di unità sindacale e che ha animato quelle lotte: di fronte a tutto questo stenta a ripartire un movimento unitario contro la legge 107 e la decisione delle maggiori organizzazioni sindacali di non preparare il terreno alla ripresa della lotta presentando una piattaforma di rivendicazioni chiara sta contribuendo ad aumentare la divisione, la confusione, la rassegnazione e la delusione che sono seguiti all’approvazione della legge.

Pensiamo che di fronte all’attacco generalizzato ai diritti del lavoro occorra quella risposta forte e unitaria che è stata rimandata il 12 dicembre 2014 quando si è accettata l’approvazione del Jobs Act e che neanche ora viene ripresa e costruita. La responsabilità ricade in primo luogo sulle direzioni dei maggiori sindacati italiani che, non cogliendo la gravità dell’attacco, continuano a non sfruttare le potenzialità di mobilitazione che hanno alla base. Eppure lavoratori e lavoratrici hanno dimostrato in diverse occasioni di avere volontà e forza di reagire.

Pensiamo che, proprio a partire dallo sciopero del 13 novembre convocato da Cub, Cobas e Unicobas,  sia necessario uno sciopero generale unitario e partecipato contro il governo Renzi che unisca tutti coloro che non sono più disponibili ad accettare le politiche di austerità.