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Elezioni catalane, il trucco di Mas

di Flavio Guidi

Ma si rafforza la sinistra “radicale” indipendentista (e purtroppo anche la destra “spagnolista”)

Innanzitutto, come c’era da aspettarsi, visto il battage mediatico (in Spagna e in tutta Europa) è sostanzialmente riuscito il gioco del presidente uscente, Artur Mas (di Convergencia Democratica, un partito liberale catalanista di centro destra, ma antifranchista), che poi era lo stesso gioco (ma speculare) di Rajoy, del PP e degli “spagnolisti” di Ciutadans (partito di centro destra, non franchista ma “spagnolista”): non parliamo di problemi sociali ma di indipendenza sì, indipendenza no.

A questo gioco si è prestata, a sinistra, soprattutto Esquerra Republicana (il partito storico del catalanismo democratico e moderatamente di sinistra), che, creando con Mas un fronte (Junts pel sì, Uniti per il SÌ, sottinteso all’indipendenza), ha evitato il crollo di Mas e del suo partito, coinvolti nelle politiche sociali antipopolari e in vari scandali e frodi.

Ma anche i compagni della CUP (una specie di “Batasuna” catalana, con caratteristiche più “sociali” e d’estrema sinistra), che hanno accettato di buon grado di essere messi nel “calderone” del fronte indipendentista dai mass media di tutta Europa, e che hanno scelto di cavalcare fino in fondo la spinta nazionalista (seppur di sinistra).

Il tentativo del fronte tra Podemos, Euia (Izquierda Unida in versione catalana) e ICV (una specie di SEL locale), Catalogna sì, si può, di mettere al centro l’agenda “sociale”, è di fatto stato “oscurato” (anche per la presenza ingombrante di politici provenienti dagli apparati di ICV e delle CC.OO, coinvolti nel governo precedente, a gestione prevalentemente socialista, a quelli di Artur Mas).

Il tentativo di “mordere” nell’elettorato socialista (tradizionalmente robusto nel cinturone “rosso” di Barcellona) mi sembra sostanzialmente fallito, vista la relativa tenuta del PSC. In generale chi può cantar vittoria (oltre all’alleanza CDC-ERC, che governerà, pur avendo perduto in percentuale e seggi, ma che non paga quindi le malefatte di A. Mas) sono soprattutto, a destra, Ciutadans, che quasi triplica in percentuale e seggi, portando via voti al PP (che crolla ai minimi storici), ma anche ai partitini d’estrema destra (che non hanno avuto nemmeno la forza di presentarsi), in piccolissima parte pure ai socialisti, e soprattutto dall’astensione, calata di 10 punti. E, a sinistra, i compagni della CUP, che più che raddoppiano la percentuale e triplicano i seggi: ma il loro voto resta relativamente debole nelle zone proletarie a forte immigrazione dell’agglomerato barcellonese (come il Basso Llobregat), mentre decolla su percentuali a due cifre nelle zone interne della Catalogna “profonda” (segno dello sbilanciamento del loro discorso dal lato “catalanista” piuttosto che sociale).

La coalizione simil-Syriza, Catalogna sì, si può mantiene i voti che aveva ICV-EUiA 4 anni fa nella zona metropolitana (anzi, li aumenta un po’), mentre arretra nella Catalogna rurale (probabilmente ceduti alla CUP). Si tratta certo di una delusione, viste le aspettative (ed anche i sondaggi, che la davano al 12-13%, invece del 9 ottenuto). Quasi analogo il discorso per i socialisti, che tutto sommato tengono nell’area metropolitana, evitando così la “pasokizzazione” auspicata dalla “Syriza catalana”. Il dato sicuramente positivo è invece il crollo a tutto campo del PP, che scende al 5º posto (ed è l’unico partito a perdere voti, visto l’incremento della partecipazione). Comunque le forze a sinistra dei socialisti superano oggi il 17% dei voti (quasi equamente suddivisi tra i due “fronti”), mentre 4 anni fa avevano il 13%. Magra consolazione, ma coi tempi che corrono… Ecco di seguito i dati (scrutinio al 97%):

Junts pel sì (CDC-ERC): 39,6%, 62 seggi (-5% e 9 seggi in meno rispetto alla somma CIU e ERC), 1.600 mila voti (come 4 anni fa)
Ciutadans: 17,9% e 25 seggi (+10% e 16 seggi in più), 720 mila voti (quasi il triplo di 4 anni fa)
Socialisti: 12,7% e 16 seggi (-1,7% e 4 seggi in meno), 510 voti, più o meno come 4 anni fa)
Catalogna sì, si può: 8,9% e 11 seggi (-1% e 2 seggi in meno), 360 mila voti, uguale a 4 anni fa.
PP: 8,5% e 11 seggi (-4,5% e 8 seggi in meno), 340 mila voti, 130 mila in meno del 2012
CUP: 8,2% e 10 seggi (+4,7% e 7 seggi in più), 330 mila voti, 200 mila in più!

Bisognerebbe aggiungere i 100 mila voti (2,5%, nessun seggio) dei democristiani di UDC, che erano alleati a CDC di A. Mas fino a poco tempo fa, ma che non sono indipendentisti, e i 45 mila voti (1%) di partitini più o meno di sinistra (animalisti, verdi, ecc.).