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La Volkswagen inquina il pianeta. E le altre fabbriche automobilistiche?

di Fabrizio Burattini

Gli Stati uniti e lo stato della California accusano la multinazionale tedesca Volkswagen di aver deliberatamente scavalcato le norme sulla lotta contro l’inquinamento atmosferico e minacciano multe per 18 miliardi di dollari (quasi 16 miliardi di euro).

Volkswagen ha equipaggiato le auto vendute negli ultimi anni di un software che riusciva a ingannare i test sulle emissioni inquinanti, consentendo ai suoi modelli di emettere fumi fino a 40 volte più inquinanti rispetto ai già timidi limiti consentiti. Il software bloccava il meccanismo di limitazione delle emissioni durante la circolazione e lo riattivava solo al momento dei controlli. Una truffa bella e buona.

L’inchiesta in corso riguarda 500.000 veicoli e le multe dovrebbero aggirarsi attorno ai 37.000 dollari per veicolo. E’ da questi dati che si ricava la cifra, approssimativa, dei 18 miliardi. Volskwagen da leader del mercato automobilistico diventa leader dell’inganno. Ma tutta l’industria (almeno quella europea) dell’auto è coinvolta. Già le associazioni dei consumatori, prima della denuncia ufficiale di fonte statunitense, denunciavano che in Europa non più di un’auto su dieci rispetta i limiti consentiti. E l’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha diffuso numerosi studi sulla nocività delle microparticelle emesse dagli scarichi dei motori diesel.

E’ la prova dei meccanismi capitalistici che mettono il profitto al di sopra di ogni cosa, diritti dei lavoratori, salute dei cittadini, salvaguardia dell’ambiente, come avevamo già avuto modo di constatare in Italia con la vicenda Ilva. Le ammissioni e le successive dimissioni dell’amminstratore delegato della Volkswagen, Martin Winterkorn, provano quale sia la funzione e quali siano i parametri etici di questi “grandi” manager, pagati per sfruttare i lavoratori e per ingannare l’opinione pubblica. E’ sintomatico che ad uno di questi il nostro presidente del consiglio vorrebbe erigere un monumento.

Si tratta di un fatto che, dopo aver avvelenato l’atmosfera, rischia di deflagrare ora nel contesto di una fase economica convulsa e pesantemente segnata dai tagli di bilancio e dal rallentamento dell’economia cinese. Occorre che i movimenti sindacali e ambientalisti, in solidarietà tra loro esigano che nulla venga insabbiato, che si vada fino in fondo con l’accertamento delle responsabilità, che si prendano tutte le misure per salvaguardare i posti di lavoro e l’ecosistema. Che si eviti ogni autoassoluzione del capitalismo, dei suoi manager e dei suoi politici.

Occorre che tutti quei politici che sono stati complici o che hanno anche semplicemente ignorato tutti i segnali di allarme sugli effetti mortiferi di gran parte del traffico su gomma, si dimettano o vengano rimossi.

Occorre che tutti i governi avviino da subito una massiccia verifica, affidata al coordinamento delle organizzazioni dei consumatori e ai sindacati, per verificare a tappeto il grado di inquinamento delle auto in circolazione. Di quelle Volkswagen ma anche di tutte le altre.

Occorre immediatamente abbassare ancora e al minimo i limiti consentiti, inasprire le multe, socializzare e nazionalizzare quelle fabbriche di cui si provi il non rispetto delle regole. Queste fabbriche dovranno d’ora in avanti essere gestite dai lavoratori nell’interesse della società, della salute e dell’ambiente.

Occorre un immediato e massiccio piano per lo sviluppo del trasporto collettivo pubblico e l’immediato stop alle politiche di tagli e di privatizzazioni in questo settore.