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Il nuovo governo greco

della redazione di A l’Encontre

Il nuovo governo Tsipras ha appena prestato giuramento ieri, mercoledì 23 settembre alle 10,30, di fronte al presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, di Nuova Democrazia, e alla presenza delle autorità religiose. Un commentatore greco ha suggerito una nuova formula per questa cerimonia: «In the bailout agreement we trust» («Noi crediamo nell’accordo di salvataggio finanziario»).

Si ritrovano al centro dell’apparato governativo di coalizione: Yannis Dragasakis, vice-primo ministro e supervisore delle operazioni, con il braccio destro di Tsipras, Nikos Pappas, ministro e coordinatore della politica governativa; Euclide Tsakalotos, alle Finanze, coadiuvato da Georges Chouliarakis, molto stimato dall’Eurogruppo; Georges Stathakis all’Economia. Panos Kammenos viene confermato alla Difesa e Nikos Kotzias agli Esteri; i due appartengono al Greci Indipendenti. Il governo comprende anche due ex-ministri del Pasok che sono passati a Syriza: Theodora Tzakri, segretaria di stato al ministero dell’Economia, dello Sviluppo e del Turismo, e Marcos Bolaris, segretario di stato all’Agricoltura e all’Alimentazione.

In un intervista con il quotidiano economico Il Sole-24 Ore (del 22 settembre), Stathakis dichiara che la priorità è quella di «rispettare il piano di riforme concordato con i creditori, anche se occorreranno anche degli investimenti per compensare l’austerità». Questi investimenti, come è evidente, sono più che condizionali e condizionati. Il miliardo e 200 milioni di euro risultante dalla privatizzazione dei 14 aeroporti regionali, ceduti alla società tedesca Fraport e al gruppo finanziario greco Copelouzos, arriverà nelle casse del governo greco certamente, ben che vada, non prima della fine del 2015. Constantinos Michalos, presidente della Camera di commercio e dell’industria di Atene, dichiara: «Le privatizzazioni dovrebbero decollare dato che l’ala radicale di Syriza che si opponeva alla vendita è uscita dal partito, di modo che Syriza potrà riconquistare la fiducia degli investitori internazionali.» (Il Sole-24 Ore, 22 settembre) Tuttavia, questa «fiducia» non è concessa gratuitamente. E il piano di privatizzazioni, secondo le previsioni, non dovrebbe far incassare (per poi pagare il debito) più di 3,7 miliardi nel 2016 e 1,3 miliardi nel 2017!

L’istituto bancario Credit Suisse va all’essenziale: «Sono tre gli elementi chiave che dovranno contribuire alla stabilizzazione della Grecia: la ricapitalizzazione delle banche, l’acquisizione di buoni del tesoro da parte della BCE nel quadro dell’alleggerimento finanziario del QE (quantitative easing) e un alleggerimento del debito pubblico.» Detto in altre parole, nell’immediato, l’obiettivo dei creditori, sotto l’ala protettrice della BCE, sarà: l’adozione rapida di leggi sul sisteme pensionistico e sulle tasse. L’acquisizione dei buoni del tesoro e e l’inizio di un negoziato sulla ristrutturazione del debito – considerato necessario da tutti gli ambienti finanziari internazionali – saranno condizionati ad una valutazione preventiva. I veri vincitori delle elezioni, i creditori e le loro istituzioni, sottoporranno lo scolaretto eletto ad un esame severo. I creditori non credono in Dio e non coltivano la fiducia. La ricapitalizzazione delle banche è prioritaria per le classi dominanti. L’amministratore delegato della più grande banca greca, la Piraeus Bank, Anthimos Thomopoulos, dichiara: «In fin dei conti ci troviamo allo stesso punto in cui eravamo cinque anni fa riguardo a ciò che deve essere fatto. Solo ora abbiamo a disposizione un primo ministro entusiasta e dinamico e dotato di un mandato popolare a farlo. E questo è positivo.» (Financial Times, 22 settembre) Nonostante ciò, il quotidiano della City usa questo titolo: «La vittoria di Syriza non riesce a dissipare i timori sulle riforme legate al piano di salvataggio». In effetti, nei circoli dirigenti dell’Unione europea, la pressione per sostenere la fiducia degli investitori non diminuirà. Dunque, un governo che possa disporre di una base parlamentare più larga resta un obiettivo. E l’applicazione del terzo memorandum potrebbe accompagnarsi con l’adozione di una politica autoritaria.

Leggi la dichiarazione di DEA (Sinistra operaia internazionalista, componente di Unità popolare)