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S. Colombano (BS), in piazza contro l’assedio razzista

di Flavio Guidi

“Il corteo antifascista e antirazzista che si snoda nella piccola frazione di S. Colombano (alta Val Trompia), tra le belle montagne boscose che meriterebbero, probabilmente, abitanti più consoni all’immagine idilliaca che trasmettono, è aperto da 18 compagne, con una fascia multicolore (ad imitare i sindaci tricolorati dei 18 comuni valtrumplini che colpevolmente non sono presenti) e dallo striscione “Val Trompia libera e solidale”.
Il Coordinamento Antifascista e Antirazzista (triumplino e bresciano), nato nelle ultime settimane, dopo i tentativi vergognosi di vero e proprio pogrom contro i 20 giovani rifugiati accolti nell’Albergo “Il Cacciatore” della fine di agosto, è sostanzialmente riuscito nella scommessa di portare centinaia di persone a “liberare” S. Colombano dall’odioso “assedio” di fascisti e razzisti vari, guidati dall’ignobile “sindachessa” Mirella Zanini (Forza Italia).
Già il 5 settembre eravamo stati quasi 300 a portare la solidarietà ai 20 ragazzi africani spauriti: ieri eravamo quasi il doppio, nonostante il boicottaggio attivo della burocrazia della CGIL, del PD e dell’ANPI provinciale, preoccupati di “non inasprire” il conflitto.
Sinistra Anticapitalista, Rifondazione Comunista, i due centri sociali (“Magazzino 47”, che ha partecipato massicciamente, e “28 Maggio”), Cross Point e Diritti per Tutti, i COBAS, l’ORMA (sindacato di base ex-USB), l’opposizione CGIL, i circoli ANPI “ribelli”, la Rete Antifascista, i due comitati anti-sfratti, centinaia di compagni “indipendenti”, in un corteo colorato e festoso, disturbato dalle grida scomposte di una trentina di razzisti che, dalla terrazza di un bar, insultavano e mostravano il medio delle loro inutili mani, sono riusciti ampiamente a rompere questo assedio.
Il clima surreale e un po’ tetro, da villaggio fantasma occupato da carabinieri e polizia, si è incrinato grazie alla musica, agli abbracci, alle canzoni, agli interventi politici dal furgone. Alla fine gli stessi 20 rifugiati, che erano stati “sconsigliati” dal farsi vedere, ci hanno raggiunto, abbracciandoci e ringraziandoci (e mettendosi a ballare sul ritmo di musiche africane). Purtroppo la maggior parte degli abitanti non si è fatta vedere, né per solidarizzare coi rifugiati e con noi, né (per fortuna) per unirsi alla “polvere d’umanità” (come chiamava Trotskij nel ’33 la piccola borghesia nazista) che ci insultava e provocava (protetta da un folto cordone di carabinieri e polizia).
Questo villaggio, che vive di turismo e pensioni, è uno dei tanti della “Vandea” delle montagne lombardo-venete: ma i vandeani odierni, come era prevedibile, non si sono mostrati, preferendo l’indifferenza all’impegno militante (dalla nostra parte o da quella dei nostri avversari). Sinistra Anticapitalista Brescia si è impegnata da subito a fondo nella solidarietà attiva con i rifugiati “assediati”: fin da fine agosto (con molti compagni ancora in vacanza) i nostri compagni della valle (e zone limitrofe, come la Franciacorta) sono stati in prima fila nell’organizzazione delle manifestazioni e delle assemblee locali, cercando di mantenere viva la tradizione dell’ “altra” Val Trompia, quella che aveva in Gardone (l’Imola di Lombardia, si diceva un secolo fa), cittadina operaia e rossa, il suo punto nevralgico “anti-vandeano”.
Da questo punto di vista la creazione di una specie di Coordinamento permanente antifascista e antirazzista è una buona notizia, a cui abbiamo contribuito con la nostra iniziativa unitaria.
Anche se la sensazione di assedio e isolamento è stata incrinata, non dobbiamo sottovalutare i pericoli di una radicalizzazione reazionaria che sembra farsi strada tra la piccola borghesia, i pensionati, i disoccupati, e i settori arretrati del proletariato, non solo in Val Trompia e in provincia di Brescia, ma un po’ ovunque in Italia e in Europa.
I risultati elettorali preoccupanti dell’estrema destra un po’ in tutti i paesi (con l’eccezione della penisola iberica, per ora) sono un campanello d’allarme a cui bisogna prestare attenzione. D’altra parte, come ci insegna la storia, una situazione di crisi economico-sociale prolungata, in assenza di una risposta offensiva e unitaria del movimento operaio (e a tutt’oggi nemmeno difensiva!) non può che aprire spazi alla demagogia razzista e fascistoide. Parafrasando A. Bebel, il razzismo è il “socialismo” degli imbecilli. E di imbecilli è pieno il mondo, come si sa.”