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Jobs Act, lavoro sotto stato di polizia

di Sergio Bellavita, da sindacatounaltracosa.org

Renzi ha tirato dritto.

Nessun compromesso o limitazione al libero spionaggio dei lavoratori e delle lavoratrici da parte delle imprese. Il governo ha mantenuto il vergognoso impianto iniziale della legge delega chiamata Jobs Act. Con buona pace della presunta continuità del contrasto della Cgil deciso da Camusso e Landini nel proseguo parlamentare della legge delega contro cui sono stati chiamati a scioperare i lavoratori lo scorso 12 dicembre 2014.

Renzi e Poletti hanno potuto operare persino indisturbati nell’opera di distruzione dello statuto dei diritti dei lavoratori. Una ridicola opposizione parlamentare e un’inesistente opposizione sociale hanno lasciato via libera ad un governo privo di risultati concreti, se si eccettua un modestissimo segno più sul Pil dopo anni di crollo verticale. Il paese continua ad essere più povero, più precario.

Da oggi si potranno utilizzare i dati di smartphone, gps, Notebook per controllare a distanza i lavoratori e le lavoratrici. E si potrà utilizzare questi dati per infliggere provvedimenti disciplinari, compreso ovviamente il licenziamento. Certo bisognerà leggere il testo del decreto, tutt’ora introvabile, per comprendere fino in fondo cosa cambia. Tuttavia non si esagera se si afferma che il lavoro è precipitato in uno stato di polizia.

Nei luoghi di lavoro non esiste democrazia, c’è solo la legge dell’impresa. Era l’ultimo tassello mancante al regime della ricattabilità costruito con l’obiettivo di dare forza al processo di spoliazione di diritti, tutele e salario. Le responsabilità del sindacato, e della Cgil in particolare, sono enormi. E’ dal 12 dicembre del 2014 che l’iniziativa sindacale di contrasto è semplicemente scomparsa. Il fumo a manovella delle scelte di Camusso-Landini del direttivo nazionale del 14 febbraio scorso si è tristemente dipanato ed ora si vedono solo cumuli di macerie.

Il gruppo dirigente della maggioranza Cgil finge di non vederle e si ammanta di livelli di ipocrisia mai visti prima. Noi non vogliamo camminare sulle macerie né fingere di guardare a un quadro politico, giuridico e sociale che non esiste più. Solo se guardi in faccia la realtà puoi lottare per cambiarla. Per queste ragioni denunciamo la responsabilità dei vertici di un sindacato che ormai ha come primo obbiettivo salvare se stesso. Noi vogliamo continuare a lottare.