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Alla riapertura delle scuole riprendiamo la lotta contro il governo Renzi

di Chiara Carratù

La fine dello scorso anno scolastico ha visto un rinnovato protagonismo del mondo scuola, unito nella lotta contro la “Buona Scuola” di Renzi. La legge è stata approvata in Parlamento ma non è stata affatto digerita da chi ha preso parte ai presìdi, alle manifestazioni e agli scioperi. Così, nel caldo mese di luglio, ad attività didattiche terminate, non si è deciso per il ritorno a casa ma per la ripresa della lotta a settembre, alla riapertura delle scuole. D’altronde i mesi di luglio e agosto hanno visto, almeno sul web, una costante presenza di articoli e commenti contro il piano assunzioni varato dal governo. Molti insegnanti, ai quali era stata promessa l’immissione in ruolo, si sono resi ben presto conto della realtà dei fatti e delle reali intenzioni di questo esecutivo nel momento in cui molti di loro si trovati stretti nella morsa di un ricatto che impone loro l’assunzione anche a migliaia di chilometri dalla vita affettiva e sociale che si sono costruiti, nonostante il peso schiacciante della precarietà. Infatti, il piano di assunzione obbliga una parte di aspiranti alla cattedra alla scelta di tutte le province italiane, con l’obbligo di prendere poi servizio in quella dove c’è disponibilità di posto anche se lontana, pena la cancellazione dalle graduatorie e la conseguente perdita dei diritti acquisiti. A questo punto molti hanno scelto di non inviare la domanda di assunzione, alla quale avevano diritto, preferendo la condizione precaria e inondando il web e i giornali dei loro racconti, puntando la luce sul ricatto che stanno subendo. Così è venuto fuori, come è stato sempre denunciato dai comitati e i sindacati che hanno animato le lotte degli scorsi mesi, uno degli aspetti più perversi della Buona Scuola: l’assunzione viene usata dal governo come un’arma contro i precari stessi che, se rifiutano di stare al gioco, immediatamente vengono tacciati, agli occhi dell’opinione pubblica, di essere dei fannulloni che sputano nel piatto nel quale mangiano. La polemica in questi giorni è accesissima, in particolare contro il sottosegretario Faraone che, da degno esponente del governo e del PD, accusa i precari della scuola di inutili piagnistei e di essere degli strilloni che non sono in grado di capire e apprezzare l’impegno del governo per mettere fine alla loro precarietà. Alcuni comitati di precari chiedono a gran voce le dimissioni del sottosegretario e del governo. È in questo clima di rabbia e confusione che le scuole riapriranno tra pochi giorni.

Il primo appuntamento, al quale aderiamo e partecipiamo, è l’assemblea del 6 settembre a Bologna, alla quale prenderanno parte diversi comitati, associazioni, sindacati e partiti politici, convocata già in luglio sull’onda della necessità di riprendere il percorso delle mobilitazioni, interrotto dalla pausa estiva.

L’esigenza, dopo l’approvazione della Buona Scuola, è quella di trovare le modalità per impedirne l’applicazione nelle scuole e quella di riprendere il filo delle mobilitazioni che avevano visto una grande partecipazione. Il documento conclusivo dell’assemblea romana del 12 luglio contiene già delle proposte di lavoro e di lotta che dovranno essere discusse e condivise (il documento conclusivo dell’assemblea è scaricabile qui). Nell’assemblea del 6 settembre verrà affrontata anche la questione referendaria che pure è stato uno degli argomenti di dibattito di questa estate e di cui abbiamo ampiamente scritto in un altro articolo pubblicato su questo sito nel mese di luglio.

Il clima è teso ma costituisce anche un terreno fertile per la costruzione di un vasto movimento contro le politiche di austerità e contro il governo Renzi, che sistemata la scuola, tagliata la sanità, adesso punta dritto dritto ad eliminare il diritto di sciopero. E’ sempre più urgente la costruzione di vasto fronte contro le politiche di austerità che impedisca a questo governo di portare avanti i suoi piani con serenità ed è sempre più necessaria la costruzione di un vasto movimento che lo mandi a casa. In questo quadro è dirimente anche il ruolo che assumeranno i sindacati confederali che, anche se molto screditati, mostrano ancora grandi capacità di mobilitazione. La fase richiede una chiarezza profonda degli obiettivi e uno schieramento in campo fuori da tutte quelle ambiguità che hanno caratterizzato l’azione sindacale degli ultimi anni. Le vicende estive, dal piano assunzioni della Buona Scuola ai tagli della sanità fino alle dichiarazioni di intenti sul diritto di sciopero con relative campagne mediatiche contro i lavoratori e l’utilità dell’azione sindacale, sono un’ulteriore prova che con i governi dell’austerità, come quello guidato da Renzi, è impossibile ogni margine di trattativa. L’unica strada possibile è quella della lotta e della mobilitazione permanente ed è con questa convinzione che Sinistra Anticapitalista lavorerà nel prossimo autunno.