In evidenza

Scuola, riforma approvata ma la lotta continua

Comunicato dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Anticapitalista
Oggi il ddl scuola del governo è stato approvato anche alla camera, seppure con una maggioranza limitata a 277 deputati, sui 395 teorici su cui può contare il governo Renzi. Molte le assenze, le astensioni e i voti contrari anche da parte di pezzi della maggioranza governativa. Il movimento della scuola ha messo seriamente in difficoltà il governo Renzi e il Partito Democratico, ma non è bastato per fermare la riforma antidemocratica della scuola che, dopo la prevedibile (ma non per questo legittima) promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, diventerà legge.
Grazie a questa legge centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori precari rischiano di non veder rinnovati i propri contratti, mentre per quelli che otterranno l’assunzione a tempo intederminato – diritto che avevano già maturato ai sensi della normativa europea – saranno da subito sottoposti al ricatto dei presidi sceriffo, che potranno sceglierli in base ai curriculum dagli albi territoriali, ed eventualmente non risultassero graditi liberarsene dopo tre anni rimodulando l’organico funzionale. Come si era già fatto con il Jobs Act, dopo la retorica contro la precarietà (la supplentite), si colpiscono in primo luogo i giovani lavoratori, condannandoli ad una condizione di precarietà a tempo indeterminato e peggiorando progressivamente le condizioni di lavoro di tutte e tutti. Il governo Renzi ha inoltre ingannato per l’ennesima volta l’opinione pubblica, presentando questa legge come urgente per poter assumere i precari, mentre da settembre saranno assunti solo quelli già previsti dalla normativa vigente, mentre gli altri dovranno aspettare nei fatti (al di là di una simbolica nomina giuridica) l’anno scolastico 2016/2017.
Grazie a questa legge i dirigenti scolastici terranno sotto ricatto tutto il personale della scuola, sia attraverso il meccanismo simile alla chiamata diretta già proposta dal governo Berlusconi, sia attraverso un sistema arbitrario di valutazione del lavoro di insegnamento, finalizzato a mettere sul mercato gli istituti scolastici, in balia di finanziamenti privati, con buona pace della libertà dell’insegnamento e del pluralismo che dovrebbero caratterizzare l’istruzione pubblica.
Grazie a questa legge le scuole funzioneranno in modo sempre più autoritario, svilendo il ruolo degli organi collegiali e la partecipazione delle componenti della scuola a partire dalle studentesse e dagli studenti, annullando il ruolo contrattuale dei sindacati – sia delle rappresentanze unitarie che dei sindacati nazionali.
Il governo Renzi ha attaccato con questa riforma una delle categorie più combattive di lavoratori e di cittadini, che era riuscita a bloccare i progetti di controriforma avanzati in nome delle politiche di austerità dal governo Monti e dal ministro Profumo, che ha una storia recente di mobilitazione e di vigilanza democratica a partire dai movimenti contro la riforma Moratti passando per le grandi mobilitazioni contro la ministra Gelmini. Renzi pensa di fare come la Tatcher contro i minatori inglesi negli anni 80, spezzando la resistenza dei pezzi più combattivi della classe lavoratrice per poi far passare senza opposizione i tagli le politiche di austerità europee.
E’ necessario che i lavoratori della scuola continuino la mobilitazione in autunno, mettendo in atto tutte le forme di protesta possibili contro questa riforma, dal boicottaggio delle attività aggiuntive al coinvolgimento degli studenti e della società tutta in nome di una scuola pubblica, democratica, laica e di qualità per tutte e tutti.
Ma per sconfiggere il governo Renzi e le politiche di austerità non basta la mobilitazione di una sola categoria, è necessario unire le lotte a partire da quella contro la riforma della pubblica amministrazione, contro i nuovi annunciati tagli e l’ulteriore precarizzazione del lavoro di ricerca nell’università, contro l’attuazione del Jobs Act e per il ripristino di un sistema pensionistico retributivo che consenta una vita degna dopo una vita di lavoro. E’ necessaria una mobilitazione di tutta la classe lavoratrice, a partire dai settori più dinamici dei giovani, dei precari, delle donne, per arrivare ad uno sciopero generale per mandare a casa il governo Renzi e rompere con le politiche di austerità.
Sinistra Anticapitalista continuerà a sostenere le lavoratrici e i lavoratori in lotta contro il governo Renzi e contro le politiche di austerità europee che in Italia come in Grecia e in tutta l’Europa stanno strangolando le classi popolari in nome del profitto del grande capitale e delle banche.