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Scuola: Renzi esce allo scoperto

di Chiara Carratù

Ieri sera il premier Renzi, ospite a Porta a Porta, è tornato a parlare della “Buona Scuola” per comunicare che i tremila emendamenti presentati nella discussione al Senato metterebbero a rischio il provvedimento e le 100.000 assunzioni che esso contiene; si potrebbe perciò andare al prossimo anno. La notizia circolava già da qualche giorno e in particolare da quando il disegno di legge ha subito una bocciatura in Commissione Affari Costituzionali dove il governo è stato battuto sul parere di costituzionalità alla riforma. D’altra parte molti aspetti incostituzionali del DDL sono stati messi in luce e denunciati non solo dalle organizzazioni sindacali ma anche da illustri magistrati come Ferdinando Imposimato, membro onorario aggiunto della Corte di Cassazione, che ha anche rivolto un accorato appello al Presidente della Repubblica Matterella.

Le dichiarazioni di ieri sera del Presidente del Consiglio hanno un elemento di novità rispetto alle precedenti sullo stesso tema; è stato palesato il ricatto di fondo che regge la filosofia della Buona Scuola: o si accetta tutto il pacchetto (assunzione in cambio di perdita di diritti) o salta tutto, assunzioni comprese. Alle asserzioni di Renzi sono seguite quelle della Ministra Giannini e quelle del Ministro Poletti che sottolineano lo svilimento del provvedimento qualora si facesse un decreto specifico per le assunzioni stralciandole dal resto del DDL. A conferma di quanto sostenuto dal premier arriva puntuale anche una nota del PD che lancia un appello – ricatto sia alla minoranza interna che ai sindacati e che recita così: “nei prossimi tre giorni la minoranza può lavorare a togliere o ridurre gli emendamenti in commissione per consentire alla riforma di essere approvata nei tempi stretti che ci sono e dunque procedere alle assunzioni dei precari. Vediamo se i sindacati si schiereranno con 100mila lavoratori da assumere o contro”.

In realtà Renzi, sempre più in calo di popolarità e di fronte alle proteste inarrestabili del mondo della scuola, prova a giocare ancora una volta la vecchia carta della divisione puntando a mettere gli uni contro gli altri i sindacati che unitariamente stanno sostenendo il fronte delle mobilitazioni e i lavoratori e le lavoratrici della scuola che vedrebbero venir meno l’agognata assunzione.

Renzi da abile imbonitore, come aveva fatto per il video in cui si era improvvisato insegnante che spiega la “Buona Scuola”, con queste dichiarazioni continua a rivolgersi al popolo e non agli insegnanti per evitare che la possibile sconfitta sulla “Buona Scuola” possa essere additata al governo. Così riesce a portare avanti contemporaneamente la battaglia interna al PD contro le minoranze quando dichiara chiusa la stagione del Renzi 2 (perché c’è stato un momento in cui il premier si è seduto ad un tavolo per dialogare con chi lo contesta?) e contro i sindacati quando li pone di fronte all’aut aut “assunzioni sì assunzioni no” per vedere da che parte stanno. Lo scopo è sia quello di continuare ad isolare la protesta di lavoratori e lavoratrici della scuola dal resto paese in modo che non si sviluppino meccanismi di solidarietà che quello di continuare a dividere i precari della scuola che, a parità di titoli e secondo quanto scritto nella “Buona Scuola”, solo in parte sarebbero assunti.

Il premier fa ancora una mossa giustificando la scelta del rinvio e della non assunzione dei precari per decreto come una presa di responsabilità nei confronti degli uffici ministeriali che, data la ristrettezza dei tempi, non riuscirebbero a garantire un inizio anno scolastico senza problemi. Ciò che il premier dimentica di dire è scritto nero su bianco su “La Repubblica.it” quando scrive che “[…] a questo punto, a meno di improbabili corse per chiudere la partita in quindici giorni, ad agosto si assumeranno 44mila precari, con le vecchie modalità. Il resto – 57mila posti dell’organico dell’Autonomia + 22mila di turn-over: 79mila cattedre, più l’intera riforma – slitterà all’anno prossimo […]” Il problema dunque non è tecnico perché per effetto del turn over, un minimo di assunzioni bisogna comunque farle ma è tutto politico: lo stralcio delle assunzioni dal resto del provvedimento sarebbe la prima e sonora sconfitta del governo Renzi e darebbe pienamente ragioni a chi in questi mesi si è battuto con forza nelle piazze. Si tratta di un cedimento che il governo non può assolutamente permettersi.

Tuttavia il gorgo nel quale è precipitato in questo momento il governo dimostra che il DDL sulla scuola può essere battuto e respinto al mittente e che Renzi stesso può essere sconfitto dalle piazze più che dai giochi di palazzo interni ad una compagine governativa interessata maggiormente alle proprie rendite di potere che non al destino della classe lavoratrice di questo paese.

A questo punto non ci deve accontentare del rinvio ma bisogna continuare la lotta e le mobilitazioni fino ad ottenere ritiro del disegno di legge e stralcio delle assunzioni; solo così potremmo dire di aver vinto la battaglia.

Ovviamente per ottenere questo è necessario continuare a mantenere non solo quello che c’è in piazza ma bisogna battere il ferro finché è caldo allargando ulteriormente il fronte della mobilitazione, come abbiamo auspicato anche in altri articoli scritti su questo tema.

A partire da oggi e per i prossimi giorni siamo chiamati a nuove mobilitazioni: proprio oggi Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, Gilda e Snals, Cobas hanno manifestato in piazza del Pantheon a Roma dalle 17,30. Domani e dopodomani in molte altre città. Confermata la mobilitazione anche dal 23 al 25 giugno. Continuiamo a partecipare numerosi/e perché questa è la volta buona: via il governo Renzi e le sue bugie!