Sesto S. Giovanni (Milano), Casa, diritti: una sola lotta

di Giovanni Urro

Unire le lotte nei territori per contrastare la deriva neoliberista. E’ quanto persegue La Comune di Sesto San Giovanni, organizzazione informale di militanti di varia estrazione sociale e politica (a cui partecipano i compagni e le compagne di Sinistra Anticapitalista di Sesto) che da oltre un anno si ritrova stabilmente ogni giovedì sera nella locale sede dell’Unione Inquilini per programmare le proprie attività.

La prima iniziativa, nel gennaio 2014 quando fu lanciata la campagna per la liberazione dello stabile Magneti Marelli: migliaia di metri quadri di un edificio ex-industriale, poi riconvertito a terziario nell’era della Milano da bere socialista, oggi in un desolante stato di fatiscente abbandono proprio alle porte della città. L’idea era molto semplice: riconvertire quel luogo per dare una risposta temporanea ai drammi sempre più frequenti dell’emergenza abitativa. La risposta fu uno sgombero dopo poche settimane di occupazione. Seguì un presidio permanente 24h sotto i portici antistanti l’edificio e una successiva liberazione di un secondo stabile con le medesime finalità: stavolta si trattava di un palazzo in via di liquidazione della defunta compagnia Alitalia. Oggi quel palazzo continua ad essere punto di riferimento per decine di senzatetto, offrendo un riparo che non ha certamente le caratteristiche di una casa, ma offre una valida alternativa alla strada, alla roulotte, ad improvvisati tuguri nelle immense aree industriali dismesse.

Sino a ieri non era così. Prima che Sesto San Giovanni diventasse quella del “sistema Sesto”, quella dell’urbanistica per lo sviluppo di mazzettopoli, a Sesto un discreto patrimonio immobiliare pubblico ha sempre risposto all’emergenza abitativa. Da quando l’ondata neoliberista ha preso il sopravvento le politiche abitative hanno segnato il passo. La guerra scatenata contro i poveri ha portato all’abbandono dell’edilizia sociale, a tutto vantaggio di quella convenzionata. Ossia: basta case per i poveri Cristi (magari pure extracomunitari), avanti con le case delle amiche cooperative edilizie, quelle che finanziano le campagne elettorali, quelle che ormai ragionano come soggetti a pura vocazione aziendalistica.

E’ successo così che, come era naturale che fosse, la disponibilità del patrimonio di case comunali per far fronte all’emergenza si sia progressivamente ridotta. Così oggi per la prima volta anche a Sesto San Giovanni gli sfrattati restano per strada. Per loro il Comune di centrosinistra e l’assessore alla Casa targato PD non hanno soluzioni: si arrangino perché, a sentir loro, non si può più pensare che il Comune possa dare una casa a chiunque ne faccia richiesta.

Ma lo scandalo non è solo la pilatesca resa senza condizioni dell’Ente Locale. A Sesto, come in tutta l’area metropolitana, sono migliaia gli appartamenti di ALER chiusi da anni e non assegnati mentre crescono i numeri dell’emergenza abitativa. Sono le assurdità di un sistema inerte, che si mette in moto solo per i grandi affari delle grandi opere da assegnare ai soliti noti ma abbandona al loro destino gli ultimi. Succede così che a Sesto, La Comune ha sostenuto l’occupazione simbolica di una villetta di proprietà ALER, abbandonata da anni e ubicata proprio di fianco alla locale sede dell’azienda. Ha lasciato sgomenti lo stato di conservazione dell’appartamento: nonostante gli anni di incuria e abbandono, l’edificio era in pressoché perfette condizioni. Da lì la richiesta di procedere immediatamente all’assegnazione in stato di fatto che oggi, finalmente, l’azienda sta valutando. Come dire: senza occupazione, non si poteva assegnare; dopo l’occupazione, parliamone…

Dulcis in fundo: l’ottima esperienza di mobilitazione ha creato un legame di solidarietà con altri soggetti del territorio, proprio negli stessi giorni colpiti da altre misure non meno drastiche. Si tratta dei lavoratori del Centro Diurno Disabili del Comune su cui pende la spada di Damocle dell’esternalizzazione dovuta, guarda caso, ad esigenze di stabilità del Bilancio dell’Ente. Ad essi il Movimento per la Casa e La Comune hanno portato solidarietà pubblica, bloccando per oltre un’ora e mezza i lavori del Consiglio Comunale.

Morale della favola: ci sono diritti irrinunciabili che garantiscono la dignità di una persona ai quali non si può rinunciare senza entrare in un processo disumanizzante, che toglie a chi ne è investito ogni residua parvenza di decoro personale. Il diritto alla Casa figura tra questi, come sancito dalla Costituzione.

Oggi, anche questi diritti sono oggetto della barbarica aggressione neoliberista che vorrebbe cancellare ogni residuo presidio di Stato sociale a favore di una società deregolamentata, in cui ognuno faccia da sé come meglio può e se può.

A questa aggressione è legittimo reagire con misure ed iniziative che, infrangendo l’ipocrita limite della moralità borghese, possano attivare processi di riconquista di diritti che un certo fatalismo calato dall’alto vorrebbe ormai irrimediabilmente perduti. Solo la lotta e la pratica di azioni collettive nel vivo dei drammi dei territori possono portare ad una sempre migliore difesa delle fasce sociali più deboli, quelle con più violenza colpite dalla crisi.

E soprattutto: non si possono vincere battaglie se non si ricostruisce una rete di soggetti che uniscano le loro lotte contro il comune nemico. Così la lotta degli educatori del Centro Disabili ha incrociato quella del Movimento per la Casa ed entrambe le esperienze hanno avviato un’utile contaminazione di analisi e di pratiche conseguenti.

Insomma, c’è da scommetterci: è la strada buona!