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Napoli, un successo l’assemblea sul Reddito minimo garantito

di Sinistra Anticapitalista Napoli
L’Assemblea regionale campana per la Legge di Iniziativa Popolare regionale (LPR) sul Reddito Minimo Garantito (RMG), che si è svolta lo scorso venerdì 12 giugno all’Asilo a Napoli, è stata un indubbio successo e, al tempo, una prima scommessa riuscita.
Un successo, perché ha visto la partecipazione di circa duecento compagne e compagni, attiviste/i dei movimenti sociali, militanti di organizzazioni politiche, sindacali e associative. Una prima scommessa riuscita, perché ha messo insieme soggettività diverse tra loro per natura, metodi di lavoro politico ed elaborazione teorico-politica, attorno a una vertenza generale, potenzialmente in grado di avere un carattere di massa.
Prima di questa Assemblea ci sono state alcune riunioni molto partecipate in cui si sono gettate le basi per la stesura dell’articolato di legge da presentare, congiuntamente alla relazione descrittiva, per l’ammissibilità della proposta, che deve essere sottoscritta da almeno diecimila cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della Regione. La discussione tecnica è stata naturalmente accompagnata da una riflessione politica approfondita sui caratteri di fondo della proposta, di cui l’articolato è espressione funzionale.
La proposta si muove su un’impostazione tendenzialmente universalistica, su base individuale, rivolta anche ai migranti residenti sul territorio e con una condizionalità la più ridotta possibile. Dal 12 giugno emerge un primo dato rilevante: l’Assemblea ha risposto a una domanda politica, sentita evidentemente in maniera trasversale alle diverse organizzazioni, forze, collettivi, associazioni, singole/i compagne/i che vi hanno partecipato, di unità delle lotte ed efficacia delle mobilitazioni, la cui consapevolezza si va facendo strada in via più generale a seguito dei violenti attacchi del governo nazionale e dei governi locali dell’austerità ai diritti sociali e politici della grande maggioranza della società, e alla necessità di una risposta all’altezza dello scontro.
Altresì evidente è la particolare virulenza degli effetti di queste politiche sulle condizioni di vita di larghe masse nella regione Campania: l’esigenza di cominciare a porre subito un argine al disfacimento sociale che ne è diretta conseguenza, e quindi di ottenere primi risultati tangibili, si è probabilmente sentita qui soggettivamente più forte che altrove.
La vertenza per il RMG, sotto forma di campagna per la LPR, si inserisce in questo contesto ed è percepita come uno strumento politico/sociale di interlocuzione, mobilitazione e organizzazione di vasti settori sociali della Regione, colpiti pesantemente dalla crisi sociale in pieno corso di dispiegamento. Il secondo dato importante è che, per la prima volta con chiarezza, questa vertenza esprime politicamente il tentativo di costruzione di quella coalizione sociale, di cui molti parlano pur senza chiarirne il profilo, che qui nasce “dal basso”, non come elargizione di qualche leader più o meno illuminato, ma in quanto chiara espressione del conflitto e di una necessaria ricomposizione sociale: l’elemento vertenziale, pur nella sua parzialità, parla qui di un progetto di carattere generale, cioè la costruzione di un blocco sociale antagonista all’ordine esistente.
Infatti vertenze come quella sul RMG alludono alla capacità di sviluppare alleanze sociali, incidendo sui bisogni negati, che da un lato favoriscono la ricomposizione di classe, dall’altro prospettano un’idea alternativa di organizzazione sociale, centrata sui bisogni della grande maggioranza, e non su quelli del Capitale.
A tal proposito, per quanto ci riguarda, ci sono due precisazioni da fare: la prima è che è fondamentale rivolgersi non solo alle figure sociali della disoccupazione, della sottoccupazione e del lavoro autonomo precario, ma anche ai lavoratori e alle lavoratrici, che potrebbero avere nel RMG uno strumento supplementare per non cedere al ricatto quotidiano che il Jobs Act ha di fatto istituzionalizzato, e agire più liberamente il conflitto sindacale nei luoghi di lavoro.
Inoltre il RMG potrebbe favorire la riduzione della messa in concorrenza, oggettiva e soggettiva, tra lavoratori occupati e quelli sotto- o disoccupati, frapponendo un ostacolo a un dispositivo chiave del Capitale.
La seconda precisazione è che il RMG non è un fine: di per sé forme di reddito garantito non sono incompatibili con la riproduzione della società capitalistica, ma, contemplando la proposta elaborata per questa campagna anche forme di erogazione indiretta e non solo monetaria, questa vertenza si inserisce anche in un quadro di lotta per il ripristino di servizi pubblici universali e gratuiti, e di prestazioni sociali che nella fase attuale del capitalismo sono inaccettabili per le classi dominanti e quindi suscettibili di innescare una dinamica più ampia di rottura delle compatibilità.
Il compito è difficile, inutile negarselo, ma le potenzialità di costruire una vertenza sociale radicata, su cui vi sia interesse e mobilitazione anche e soprattutto fuori dal capoluogo regionale, ci sono tutte, e la concretezza, la chiarezza degli interventi durante l’assemblea, e l’intenzione comune di rafforzare il quadro unitario di mobilitazione, sono un buon segno.
Allo stesso modo, buon segno è la consapevolezza della necessità di muoversi sul terreno pratico, con la costituzione di due gruppi di lavoro, l’uno tecnico, l’altro di impostazione della comunicazione per la promozione della vertenza. La strada da percorrere è lunga, ma il successo è possibile, e un’eventuale riuscita della campagna darebbe certamente impulso alla dinamica unitaria delle mobilitazioni sociali, oggi più che mai elemento imprescindibile per ottenere vittorie, anche parziali, in grado di migliorare i rapporti di forza tra le classi.