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Trattato di libero scambio tra UE e USA, TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)

di Giorgio Coluccia, del Collettivo ecosocialista di Sinistra Anticapitalista Roma

EcosocialismoIl sistema socio-economico in cui viviamo è alla base di molte tragedie umane e ambientali, ma purtroppo si parla poco del fatto che tutto ciò, lungi dall’avvenire per caso, è frutto di scelte, accordi, norme e intese fra governi che molto spesso hanno l’obiettivo di aumentare la possibilità di guadagno e arricchimento dei soliti noti, i capitalisti (investitori, multinazionali, padroni che dir si voglia). È proprio in quest’ottica che negli ultimi anni una delegazione dell’UE sta trattando, in gran segreto, con una delegazione USA per stipulare il Trattato di libero scambio tra UE e USA spesso identificato con l’acronimo TTIP. Che queste trattative restino segrete è esplicitamente previsto nel Trattato dove si dice che esso potrà essere reso pubblico solo quattro anni dopo la sua entrata in vigore. Perché tutto questo segreto? Forse perché l’esecutivo della UE ha lanciato una consultazione pubblica su uno degli aspetti considerati irrinunciabili dagli USA, il cosiddetto Isds (Investor-State Dispute Settlement), cioè il meccanismo di risoluzione delle controversie tra investitori stranieri (multinazionali) e Stato.

A questa consultazione hanno risposto in ben 150 mila, oltre cento volte il numero di risposte mai raggiunto in qualsiasi precedente consultazione in ambito commerciale, e il 97% di esse esprime un parere negativo, anche perché si vuole far trovare i cittadini europei di fronte al fatto compiuto e impedire loro di opporsi a questo ennesimo scempio. Per fortuna ci sono le fughe di notizie e vi è anche WikiLeaks che fa uscire le bozze dei documenti.

Per i sostenitori del modello liberista questo trattato serve a migliorare gli scambi commerciali tra UE e USA, ma essi non ci dicono che il miglioramento consiste nel rendere più facile alle multinazionali USA la vendita dei loro prodotti negli Stati aderenti alla UE. Ma perché vi è bisogno di un nuovo trattato? Con l’accordo TTIP sicuramente molte delle normative europee che, avendo alla base il “principio di precauzione”, tutelano la salute umana e ambientale e dunque “ostacolano” la circolazione di merci e prodotti tossici, verranno abrogate o “ammorbidite”, e le multinazionali potrebbero tranquillamente esportare in UE prodotti cancerogeni o comunque dannosi per la salute umana. È un attacco frontale che vede lobby economiche, Governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza, in un più ampio tentativo di distruggere le conquiste di anni di lotte sociali.

Per rendere evidente ciò di cui parliamo citiamo alcuni esempi. Negli Stati Uniti ogni anno almeno 48 milioni di persone si ammalano per aver mangiato cibo contaminato (in pratica un cittadino ogni 6) e 3mila muoiono per le conseguenze. In Europa nel 2011, ultimo dato disponibile, sono state 70mila le persone che si sono ammalate per la stessa causa, e 93 sono morte. Sicuramente aumenteranno i prodotti contenenti OGM senza che i cittadini siano informati perché negli Stati Uniti l’etichetta che identifica un alimento come geneticamente modificato non esiste. L’Europa rappresenta una torta allettante per multinazionali come Monsanto, Bayer, Syngenta, Dupont.

Negli Stati Uniti, a suini e bovini possono essere prescritti farmaci come la ractopamina, utilizzata come additivo alimentare per ottenere una accelerazione della crescita ponderale dell’animale e maggior vantaggio finanziario per l’industria del bestiame. Nell’UE, l’utilizzo di questo prodotto e l’importazione di animali trattati con lo stesso sono vietati, così come in altri 156 paesi, tra cui Cina, Russia, India, Turchia, Egitto. Lo stesso scenario si presenterà con l’utilizzo della somatotropina bovina, un ormone somministrato principalmente alle vacche da latte per aumentarne la produttività. Gli effetti collaterali associati al suo utilizzo su animali (infiammazione della mammella, aumento dell’ormone della crescita, ecc…) sono numerosi, così come quelli sugli esseri umani (alcuni studi lo collegano ad un aumento del rischio di tumori della mammella o della prostata, e alla crescita di cellule tumorali). Ecco perché l’Unione Europea, il Canada e altri paesi ne proibiscono l’uso e l‘importazione. Tra l’altro, l’azienda americana Monsanto è l’unica sul mercato a commercializzare questo ormone, sotto il nome commerciale di Posilac. Che coincidenza! La carne di pollo “disinfettata” con il cloro arriverà anche nei nostri piatti.

Se in Europa si utilizza un sistema di controllo preventivo delle malattie del pollame, a partire dall’allevamento attraverso tutte le fasi, compresa quella della macellazione, fino alla commercializzazione, gli Stati Uniti hanno scelto di ottimizzare i costi abbassando gli standard di sicurezza alimentare. Così, il pollame allevato e macellato viene sterilizzato solo alla fine della catena, mediante immersione in una soluzione chimica antimicrobica generalmente a base di cloro. In altre parole, gli si fa un “bagno di cloro”, punto. Così i polli sono “puliti”, senza batteri, ben clorurati e il trattamento è molto più conveniente.

A partire dal 1997, l’ingresso nella UE del pollame nordamericano è stato vietato, a causa di questi trattamenti e del pericolo che residui di cloro o altre sostanze chimiche usate per la disinfezione possano persistere nella carne che andremmo a mangiare. Inoltre l’uso continuato di disinfettanti può, alla fine, generare ceppi di microrganismi resistenti. Quindi l’obiettivo del TTIP è ridurre i controlli in modo che le multinazionali possano aumentare i loro profitti a dismisura, e dove non ci riescano attraverso gli accordi commerciali potranno applicare un meccanismo chiamato Isds (Investor-State Dispute Settlement), fortemente voluto dagli USA, i quali lo considerano condizione indispensabile per la stipula del TTIP.

Questo dispositivo permette alle aziende di citare in giudizio gli Stati in caso esse ritengano che un provvedimento di un governo leda i loro interessi commerciali e/o riduca i loro profitti. Questo meccanismo entra in funzione quando gli Stati, a dispetto del TTIP (quando entrerà in vigore) o (già oggi) di altri accordi commerciali, varano norme a tutela dei diritti o della sicurezza dei cittadini, dei lavoratori o dell’ambiente, che impongano dei limiti alle aziende. In tal caso, attraverso l’Isds, le multinazionali possono citare uno Stato e trascinarlo di fronte ad un arbitrato formato da avvocati privati affinché questo o abroghi la norma o risarcisca l’azienda di presunti mancati introiti o di maggiori costi sostenuti. Ciò è già avvenuto in più casi, ne citiamo alcuni: sfruttando un meccanismo simile all’Isds presente negli accordi tra USA ed Egitto, il gruppo Veolia ha fatto causa all’Egitto, il 25 giugno 2012, davanti al Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (Cirdi) della Banca mondiale.

Qual è stata la ragione invocata? La «nuova legge sul lavoro» contravverrebbe agli impegni presi nel quadro del partenariato pubblico-privato firmato con la città di Alessandria per lo smaltimento dei rifiuti. La “nuova legge sul lavoro” era una delle poche vittorie riportate dagli egiziani nella «primavera» del 2011: l’aumento del salario minimo da 400 a 700 lire al mese (da 41 a 72 euro). Una somma giudicata inaccettabile dalla multinazionale. Nel 2004 il gruppo statunitense Cargill ha fatto pagare 90,7 milioni di dollari (66 milioni di euro) al Messico, riconosciuto colpevole di aver introdotto una tassa sulle bibite gassate.

Nel 2010, la Tampa Electric ha ottenuto 25 milioni di dollari dal Guatemala sulla base di una legge che pone un tetto alle tariffe elettriche; tutto ciò reso possibile dall’accordo NAFTA –  North American Free Trade Agreement (Accordo nordamericano per il libero scambio) che è il fratello più anziano, e già in uso, del TTIP. Nel 2009, il gruppo statale svedese Vattenfall fa causa a Berlino, chiedendo 1,4 miliardi di euro perché le nuove esigenze ambientali delle autorità di Amburgo hanno reso «antieconomico» il suo progetto di centrale a carbone. Il Cirdi accoglie l’esposto e, dopo una lunga battaglia, nel 2011 si firma un «accordo in sede giudiziaria», che produce un «ammorbidimento delle norme». Oggi Vattenfall ricorre contro la decisione di Angela Merkel di uscire dal nucleare entro il 2022. Non è ancora fissata la cifra del risarcimento richiesto, ma Vattenfall, nel rapporto annuale del 2012, valuta in 1,18 miliardi di euro la perdita dovuta alla decisione tedesca. Ci fermiamo qui con gli esempi, anche se sono numerose le cause intentate e vinte contro gli Stati. È utile evidenziare che questo meccanismo è unilaterale, poiché permette alle multinazionali di fare causa agli Stati, ma non agli Stati perdenti di ricorrere in appello, rimanendo, quindi, vincolati alle decisioni degli arbitrati.

I negoziati si orientano, inoltre, verso una progressiva erosione degli stessi servizi pubblici: dove un servizio non è esplicitamente regolamentato come pubblico, allora vale la sua privatizzazione, e non è difficile supporre che anche i sevizi dichiaratamente pubblici saranno oggetto dell’interesse delle multinazionali. Scuola e Sanità sono settori necessari, che fanno gola agli “investitori”, e i governi degli ultimi decenni, compreso quello attuale, si prodigano per accelerare i tempi attraverso tagli e norme che raggirano la Costituzione.

Per concludere, sottolineiamo  che, per quanto riguarda l’ambiente, il principio è lo stesso. Oltre ad indebolire le normative fondamentali sull’ambiente, che dovranno allinearsi a quelle Usa, vi sarà un’inversione dell’onere della prova nel settore chimico: “Non inquino fin quando tu, Stato, non lo dimostri”. Ora, in Europa, è il contrario: è l’industria che deve dimostrare che non inquina. Il TTIP è l’ennesimo regalo che la politica europea si prepara a fare alle multinazionali per aumentare i loro smisurati profitti a danno della sicurezza dei cittadini e della tutela dell’ambiente, nel rispetto del principio capitalistico che nulla può ostacolare l’accumulazione di denaro da parte di pochi a scapito delle classi subalterne.