Stato spagnolo: elezioni municipali e delle autonomie. Qual è la direzione del cambiamento?

di Manuel Gari, da A l’encontre, traduzione di Gippò Mukendi Ngandu

Ecco un primo commento a caldo dopo il giudizio del governo sui risultati delle elezioni delle municipalità e delle 13 regioni autonome.

Domenica 24 maggio 2015 si sono svolte delle elezioni in 9 mila municipalità dello Stato spagnolo e nelle 13 regioni autonome (con l’eccezione dell’Andalusia, della Galizia, della Catalogna dei Paesi Baschi), per i consigli di Alava, Bizkaia e Gipuzkoa (Paesi Baschi), così come per i consigli provinciali delle isole Canarie delle tre isole Baleari.

Il dato principale della giornata è che il Partito popolare (Pp), pur avendo ottenuto più di 6 milioni di voti (1° partito in voti assoluti) ha perso 2,5 milioni di voti rispetto alle elezioni municipali precedenti. Ha vinto il Psoe ottenendo solo 400,000 voti in più. Il Psoe stesso ha perso 775,000 voti rispetto alle elezioni municipali predenti.

Il secondo dato è che il bipartitismo (Pp, Psoe) sul quale è basato il regime politico creato nel 1978 ha ricevuto un contraccolpo importante; questi due partiti superano a malapena il 50% dei voti (rispetto al quasi 80% ottenuto durante le elezioni municipali precedenti del 2011).

Il terzo elemento è la forte irruzione delle candidature di Unità popolare (di Unidad Popular- Cup) sostenute da Podemos che hanno ottenuto eccellenti risultati a Barcellona e a Madrid, ma anche nella città di Cadice e in molte altre. Così come le Maree nella regione della Galizia e in differenti sue municipalità.

Questi successi rimettono in discussione il monopolio della destra conservatrice-CiU (Convergenza e Unione) a Barcellona, o del Pp negli esecutivi delle grandi città.

Il quarto fattore è che i risultati di Podemos sono stati buoni, nelle elezioni municipali così come nei parlamenti regionali, anche se restano al di sotto delle attese di una parte importante della sinistra. Nel migliore dei casi, Podemos (l’alleanza con Podemos) diventa solo la terza forza.

D’altro canto, Ciudadanos, l’opzione per la rigenerazione del sistema costruita grazie al contributo dei consigli di amministrazione di alcune grandi imprese, non ha ottenuto i risultati previsti.

Infine, Izquierda Unida ha perso la sua rappresentanza istituzionale in tutti i parlamenti delle autonomie, tranne che nelle Asturie e in Aragona: il suo elettorato è stato assorbito da Podemos, il che costituisce una sconfitta senza precedenti.

In termini di potere politico istituzionale, il crollo del Pp è ancora maggiore se lo si analizza attraverso i suffragi espressi. Il Pp ha perso la maggioranza assoluta nella Cantabria, nella Castiglia-Lamancia e nelle comunità di Valencia e di Madrid. Ha perso inoltre il governo in Aragona, Estremadura e nelle isole Baleari. Al momento ha il potere solo a La Rioja e nella Murzia e non è ancora sicura di controlla la Castilla Leon.

Nelle elezioni municipali di Barcellona, Ada Colau (militante storica contro gli sfratti dei proprietari degli alloggi che non possono pagare le ipoteche, la cui lista è stata sostenuta da Podemos) ha ottenuto 11 consiglieri; CiU (la destra nazionalista) 10; Ciudadanos 5; il Psc (Partito socialista catalano) ha ottenuto il minimo storico: 4.

A Madrid, Esperanza Aguirre (Pp) ha ottenuto 21 consiglieri contro i 20 di Manuela Carmena (sostenuta da Podemos) e i 9 del Psoe. Il Pp non potrà governare perché la somma dei consiglieri di sinistra è superiore a quella di quelli di destra (il che implicherebbe un’alleanza Psoe – Podemos)1.

A Cadice, Kichi Gonzalez, membro di Anticapitalistas, ha guidato la lista che ha ottenuto 8 consiglieri municipali, contro i 10 di ottenuti da Teofila Martinez del Pp), che ha perso la sua maggioranza assoluta. Questo significa che l’insieme della sinistra ha più consiglieri della destra per la prima volta dopo due decenni.

Al contempo, a La Coruna e a Santiago di Compostela, le Maree dell’Atlantico (Maree atlantiche) hanno rimesso in discussione il potere di Feijo’, considerato il probabile erede di Mariano Rajoy alla testa del Pp.

Nel tentativo di fornire un’analisi parziale, Pedro Sanchez, leader del Psoe, ha dichiarato che i risultati “sono l’inizio della fine di Mariano Rajoy in quanto primo ministro”. Egli evita di dire in quale direzione deve cambiare il paese. Il suo progetto rimane essenzialmente social-liberale. Non deve stupire che il pretendente socialista a rilevare il ruolo di Rajoj abbia votata egualmente la riforma dell’articolo 135 della Costituzione secondo cui il pagamento del debito diventa prioritario rispetto alle spese sociali.

Sanchez si sbaglia se pensa che la soluzione sia una nuova edizione dell’alternanza tra i due partiti dinastici. La sconfitta del Pp è l’espressione del rifiuto dei tagli sociali e della rimessa in discussione dei diritti e della democrazia; politiche che hanno condotto la maggioranza della classe operaia e la maggioranza della popolazione in una situazione di permanente povertà al cospetto delle élite che si sono arricchite a tal punto che la società spagnola è la più ineguale dell’Unione europea.

In queste elezioni, Podemos e le candidature di Unità popolare (Cup), a cui ha partecipato, sono state consolidate perché ritenute strumenti utili capaci di far esprimere il popolo e le classi lavoratrici. Il cambiamento continua ad avanzare. Il messaggio delle urne è chiaro: fuori il Pp da tutte le istituzioni. La sfida di Podemos e dei Cup consiste, tuttavia, nell’approfondire questo cambiamento per ottenere la rottura democratica e impedire al Psoe di avviare al suo posto una rigenerazione cosmetica del vecchio regime. Per arrivare a ciò, Podemos e i Cup dovrebbero innanzitutto evitare che il Pp possa governare, ma soprattutto sviluppare la mobilitazione popolare al fianco delle organizzazioni sociali e sviluppare la riflessione programmatica e strategica con l’obiettivo di dare un contorno all’avvenire e di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini agli affari pubblici, creando nuove forme di deliberazione popolare a livello municipale e regionale.

Così come è formulato nella dichiarazione di Anticapitalistas del 24 maggio, “è giunto il momento di aprire un vasto dibattito democratico nel movimento popolare per vincere le prossime elezioni generali. Dobbiamo continuare a sviluppare e ad organizzare questa ondata di cambiamento, con assemblee aperte in tutti gli angoli dello Stato. L’unità popolare, una rottura radicale con la logica di gestione dell’austerità, un impegno chiaro per coinvolgere le persone in tutte le decisioni che ci attendono, in particolare sulla politica delle alleanze, sono lo strumento per vincere”. Questo è il compito degli Anticapitalisti nello Stato spagnolo.

Note della redazione di Al’Encontre

1Nella comunità di Madrid il Pp ha ottenuto 21 deputati, Ahora Madrid (sostenuta da Podemos) 20; il Psoe 9 e Ciudadanos 7. Manuela Carmena, testa di lista di Ahora Madrid ha dichiarato che sarebbe stata “prossimo sindaco di Madrid” e che non avrebbe avuto bisogno dell’appoggio di Antonio Miguel Carmona, il candidato del Psoe, per porre fine a 24 anni di dominio del Pd nella capitale. La sua priorità è quella di difendere tutte e tutti coloro che sono stati sfrattati.

A Barcellona, la lista Comu’ alla testa della quale vi era Ada Colau ha ottenuto 11 dei 41 consiglieri municipali contro i 10 di CiU. Colau ha battuto il sindaco uscente Xavier Trias di 17,000 voti. Comu’ è un’alleanza che riunisce sei formazioni che vanno dal Processo Costituente fino a Podemos.