Sis-Ma: pronti alla mobilitazione contro la svendita delle case popolari

Comunicato di Sis-Ma Sinistra indipendentista sarda – Movimento anticapitalista
C’è poco da stare sereni. Il decreto interministeriale Lupi, norma attuativa del Piano casa (legge 80/2014), dà il via libera alla vendita all’asta del patrimonio edilizio pubblico. Un colpo di grazia per tanti lavoratori, pensionati e famiglie che, dopo magari aver perso l’occupazione, rischiano di essere cacciati dal proprio tetto dall’oggi al domani. Una svendita che, come è facile immaginare, apre la strada alla speculazione nell’interesse di pochi.
Una serie di mobilitazioni in diverse città ha consentito di congelare momentaneamente e poi ottenere un parziale cambiamento del decreto Lupi in sede di Conferenza Unificata, ma la sostanza del piano rimane intatta: s i dà il via alla svendita dell’edilizia pubblica e gli assegnatari non avranno nessuna garanzia di potere rimanere nella case in cui abitano.
Che cosa prevede il piano – Il governo Renzi ha deciso di procedere alla vendita all’asta di parte del patrimonio immobiliare pubblico. Il testo arrivato lo scorso 18 dicembre alla Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Comuni), nonostante qualche piccolo correttivo, continua sulla linea della cancellazione dell’edilizia pubblica e di attacco agli inquilini più poveri.
Le case del popolo vendute all’asta – La vendita mediante asta pubblica non partirà più dal prezzo di mercato (come previsto inizialmente dal decreto Lupi). Il prezzo sarà invece fissato al valore catastale dell’immobile ridotto sino al 20%. L’inquilino dovrebbe avere diritto all’offerta di acquisto preventiva, ma chi non acquisterà entro i termini previsti sarà costretto a trasferirsi in un altro imprecisato immobile del comune di residenza.
Il ruolo della Regione e la necessaria mobilitazione popolare in Sardegna – Per quanto è stato possibile accertare, i l decreto interministeriale assegna alla normativa regionale il modo per tutelare i diritti degli assegnatari. In Sardegna è quindi necessaro costruire al più presto un’ampia e decisa mobilitazione sociale per bloccare la svendita delle case popolari che il  Governo coloniale dello stato italiano è pronto a realizzare, sino ad oggi con la complicità e il silenzio della giunta regionale, del consiglio regionale e delle amministrazioni comunali.