LIVORNO:CONTRO LA CHIUSURA DELLA TRW SERVE IL PIÙ AMPIO FRONTE DI LOTTA

La decisione della Direzione TRW Italia di chiudere lo stabilimento di Livorno ha colto molti di sorpresa.

Molti non riescono a capacitarsi come ciò sia possibile nonostante gli aiuti regionali elargiti a fondo perduto e i tanti sacrifici fatti in questi anni dai lavoratori che hanno comportato anche la perdita di 250 posti di lavoro nonché la Cassa Integrazione a rotazione per tutti.

Tutto ciò per venire incontro alle richieste della Direzione aziendale e per “rimanere competitivi sul mercato”.

Noi, di una cosa siamo convinti; se invece di porsi in “competizione” con le altre aziende del gruppo, sia italiane che europee,fossero stati creati dei coordinamenti sindacali ad ogni livello possibile, italiano ed europeo, avremmo sicuramente capito per tempo ciò che bolliva in pentola, il senso e la direzione dei movimenti della Direzione, e le sue false promesse.

Tutto questo avrebbe permesso ai lavoratori di organizzare una risposta unitaria di lotta sicuramente più efficace.

A questo punto va recuperato al più presto possibile il tempo perduto.

Prima di tutto va messo in piedi un COORDINAMENTO SINDACALE UNITARIO di tutti i lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo, non solo per organizzare azioni di protesta e di solidarietà, ma per aprire una vera e propria vertenza di tutte le aziende TRW presenti in Italia con l’obbiettivo di difendere tutti i posti di lavoro.

Perché ciò che oggi sta accadendo ai lavoratori della TRW di Livorno potrebbe succedere domani anche nelle altre aziende del gruppo.

E perché i lavoratori di Livorno non devono assolutamente rimanere isolati da tutti gli altri.

In questa battaglia non vanno escluse,  se necessario, le forme di lotta più dure come il blocco delle produzioni e l’occupazione delle fabbriche.

É anche per questo motivo che siamo totalmente contrari all’ipotesi “Nogarin” di un accordo che procrastini di un anno la chiusura della fabbrica in attesa di creare le condizioni favorevoli ad un nuovo insediamento industriale.

Una ipotesi che nei fatti da per scontata la chiusura della fabbrica e che rinuncia in partenza a battersi contro questa decisione unilaterale della Direzione TRW.

In questo caso i lavoratori livornesi rimarrebbero  totalmente isolati, la direzione avrebbe tutto il tempo di finire di svuotare la fabbrica, mentre non ci sarebbe alcuna garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali nell’eventuale nuovo insediamento.

Ma non c’è solo la TRW che rischia la chiusura, c’è anche la possibile vendita dell’ENI.

Prima che l’intero territorio livornese venga totalmente desertificato di ogni attività industriale serve allora una grande mobilitazione cittadina, un grande sciopero di tutta la città, dei suoi lavoratori, dei suoi studenti, dei suoi commercianti, non solo per esprimere solidarietà a chi il lavoro rischia di perderlo, ma per proporre a tutte le istituzioni ad ogni livello un grande progetto di reindustrializzazione che gli stessi lavoratori devono contribuire a formulare, imponendo un nuovo e qualificato  intervento pubblico, in rottura con le politiche di austerità e liberalizzazione volute dai trattati europei e dal padronato, in quanto solo una politica di investimenti statali può essere l’unica condizione capace modificare le prospettive a favore non solo dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche del paese.

In questo caso si tratta di farne un progetto totalmente nuovo dal momento che quello su cui si sono mosse le passate Amministrazioni sostenute anche dai Sindacati Confederali puntava, da una parte allo sviluppo del turismo e della cantieristica da diporto, e dall’altro allo sviluppo del settore dell’automotive, è sostanzialmente fallito lasciando sul terreno la CMF, il Cantiere Navale, la LIPS, la Delphi, la De Tommaso, la Richard Ginori, e la Vetreria ecc.

Ma oltre a tutto questo serve anche un grande movimento nazionale che unifichi le tante lotte di resistenza e di difesa dei posti di lavoro in uno sciopero generale nazionale contro le politiche del Governo Renzi che il lavoro vuole renderlo ancor più flessibile e precario di quanto non lo sia già.

La grande manifestazione di Roma promossa dalla CGIL il 25 ottobre ha dimostrato che la forza e la determinazione dei lavoratori esiste.

Sinistra Anticapitalista