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Una mobilitazione che cresce

di Andrea Martini

Nel silenzio dei media, lasciate trapelare con il contagocce anche dal sito della Fiom nazionale, ma evidentemente non ignorate né dal governo né dagli apparati sindacali, un certo numero di mobilitazioni operaie cominciano a prodursi.

Già qualche settimana fa, il 18 settembre per l’esattezza, all’indomani del primo annuncio del Jobs Act la RSU della fabbrica di trattori Same di Bergamo indice una mobilitazione immediata invitando i lavoratori a scioperare all’ultima ora di ogni turno. Contemporaneamente invita le altre RSU a assumere iniziative analoghe. La stessa RSU organizza per il 13 ottobre, quando Renzi parteciperà all’interno della azienda Persico di Nembro all’assemblea provinciale della Confindustria, un sit-in di protesta. Già preannunciata la partecipazione, con sciopero, dei lavoratori Tenaris Dalmine, Brembo, ABB, Sematic, Itema, Lovato Electric, Eutron, Sint, Brembana&Rolle, Vin Service, Faac.

Nei giorni scorsi, vari stabilimenti della Marcegaglia, l’azienda della ex presidente di Confindustria, peraltro impegnati in una complessa vertenza per la salvaguardia dei posti di lavoro, entrano in sciopero anche contro i progetti di legge governativi in materia di lavoro.

Il 23 settembre la RSU Fiom della Maserati proclama una fermata dalla 8.00 alle 9.00 contro i progetti di cancellazione dell’art. 18, di demansionamento, di reintroduzione dei controlli a distanza.

La RSU della Necta (New &Global Vending) di Valbrembo (BG) proclama per il 1° ottobre uno sciopero delle ultime 4 ore di ogni turno contro il Jobs Act.

La RSU Fiom della Piaggio di Pontedera indice uno sciopero per il 3 ottobre a metà turno, con corteo interno. E, assieme alla RSU della vicina Continental, chiamano  tutti i lavoratori della zona ad un’assemblea autorganizzata per coordinare le azioni di lotta.

La RSU della San Polo Lamiere di Parma organizza una fermata di un’ora e mezzo alla fine di ogni turno il 7 di ottobre. Il suo esempio è seguito da numerose altre fabbriche della zona, tra cui la Tas (ex Data System), la Crown imballaggi, la Cometal.

L’8 di ottobre (il giorno della imposizione della fiducia sulla legge delega sul lavoro da parte di Renzi, ma anche il successivo, dopo l’incontro tra renzi e i leader sindacali confederali a Palazzo Chigi) la mobilitazione si intensifica; scendono in sciopero numerose fabbriche modenesi, anticipando lo sciopero generale della Cgil emiliano-romagnola indetto per il 16 ottobre. Ma già nei giorni precedenti alcune fabbriche di Sassuolo (la Motovario e la Bonfiglioli), la Wam erano in agitazione. A piombino i dipendenti della Lucchini sono scesi in sciopero e hanno manifestato, altre aziende a Pistoia. In lotta anche i lavoratori umbri di Tk-Ast, Perugina, Umbria Mobilità, Novamont, Regione Umbria, Tedesco, Alcantara.

La RSU della Fincantieri di Trieste sciopera lo stesso 8 ottobre, dalle 15.45 alle 16.45.

La stessa iniziativa della Fiom e di altri movimenti sociali di contestazione dell’ignobile vertice comunitario sul lavoro organizzato da Renzi a Milano mercoledì 8 ottobre è andata ben oltre la dimostrazione simbolica di protesta, soprattutto grazie a una diffusa adesione dei lavoratori allo sciopero.

E’ solo un elenco parziale delle numerose iniziative che si stanno producendo in questi giorni, certo in parte stimolate dalla decisione della Fiom di consegnare alle RSU metalmeccaniche e ai territori un pacchetto di 8 ore di sciopero. E forse anche dal comunicato della segreteria Cgil che sollecita ordini del giorno, fermate e scioperi con assemblee dalle aziende.

L’irrigidimento di Susanna Camusso, naturalmente, è dovuto alla volontà di difendere l’apparato e il ruolo tardo-concertativo dei sindacati. Ma ha anche l’effetto di far sentire i lavoratori meno soli.

L’iniziativa del governo di rottamare parti fondamentali dello Statuto dei diritti dei lavoratori rischia di trasformarsi in un boomerang. Cominciano ad apparire i sintomi di una nuova sensibilità alla difesa dei diritti.

Se la lotta in azienda riuscirà a ripartire, pur se ancora in maniera discontinua e episodica, se gli scioperi e le fermate semispontanee si diffonderanno, questo potrebbe costituire un potente catalizzatore anche per le mobilitazioni in corso su centinaia di vertenze, contro la chiusura di fabbriche, contro i licenziamenti, contro i processi di privatizzazione, per il disagio giovanile dovuto alla schiacciante mancanza di prospettive unita alla situazione fatiscente del sistema scolastico e universitario, in procinto di essere drasticamente peggiorato dai progetti renziani sull’istruzione.

Peraltro è significativo che, in queste stesse settimane, Renzi sia stato contestato in numerose occasioni di visite in giro per il paese, da Taranto a Ferrara, a Treviso. E si preannuncia un’analoga contestazione per il 10 ottobre a Bologna.

Comunque, i sintomi di ripresa del conflitto che segnaliamo caricano di ancor maggiore valenza la manifestazione del 25 ottobre, che potrebbe trasformarsi in qualche cosa di diverso da quanto desiderato dall’apparato Cgil, il quale l’aveva convocata con il solito spirito testimoniale e impotente che ha caratterizzato tutte le scadenze confederali degli ultimi 3 anni.

Sarà una manifestazione nella quale la spinta per richiesta dio uno sciopero generale vero non sarà circoscritta a qualche settore radicale, ma potrebbe assumere un carattere di massa, se non maggioritario.

A meno che la Cgil non decida, come è possibile, conoscendo le reazioni confederali, di anticipare i tempi della proclamazione di uno sciopero nelle riunioni dei prossimi giorni.

In un contesto come questo, anche quei settori di movimento sociale e politico che hanno proclamato lo “sciopero metropolitano” del 14 novembre dovranno seguire con attenzione questi avvenimenti, e tentare di costruire il massimo di convergenza con questa spinta dal basso.

Un atteggiamento simile sarebbe auspicabile anche per i sindacati di base, per evitare che le loro iniziative di lotta, invece di portare in ambito più vasto le loro piattaforme più radicali, non finiscano per isolarsi da un movimento che potrebbe crescere.