Livorno: Zim e solidarietà al popolo palestinese

Il 1 ottobre, giornata in cui abbiamo assistito al ritorno della prima nave della compagnia israeliana Zim al Terminal Darsena Toscana dopo l’abbandono del porto di Livorno del 2011, segna, con la cerimonia svolta a palazzo Rosciano, uno dei momenti più bassi della solidarietà verso i popoli oppressi nella nostra città.
Una Livorno che ormai si crogiola nel ricordo di lontane e ormai mitiche iniziative (la solidarietà dei portuali per il Vietnam, contro l’apartheid, in sostegno del Nicaragua sandinista), ma che oggi ha perso qualsiasi sensibilità e capacità di iniziativa su qualsiasi avvenimento che esca dai ristretti ambiti locali.
Sembra che siano già stati dimenticati i bombardamenti che recentemente hanno ucciso più di 2000 civili a Gaza.
Come nessuno sembra interessarsi ad una guerra in un’area come quella del Medio Oriente che sta mettendo in discussioni non solo i confini definiti dalla prima guerra mondiale, con l’accordo Sykes-Picot del 1916, ma anche i fragili equilibri politici e strategici esistenti, devastanti dall’offensiva del “Califfato”.
Assistiamo quindi ad una generale indifferenza, cinica quanto miope, nei confronti della sofferenza di popolazioni che sono da decenni oppresse – nel totale silenzio dei governi – da regimi reazionari come quello siriano di Assad (di fatto neo alleato degli USA) o che vivono, come in Irak, le tragiche conseguenze di due scellerati interventi militari imperialisti e l’attuale scontro settario tra sciti e sunniti.
Non è un caso quindi che alla cerimonia inn Palazzo Rosciano, che ha visto la partecipazione del Sindaco Nogarin, del Governatore Rossi, curiosamente del Vescovo (?) e di altre autorità istituzionali, per celebre il ritorno della ZIM, non abbiamo sentito da parte di nessuno l’alzarsi di una voce rivolta a ricordare la sofferenza della popolazione palestinese (di Gaza, della Cisgiordania ma anche d’Israele) sottoposte, non da oggi, ad una pesante oppressione coloniale che nega loro i legittimi diritti nazionali, economici e territoriali.
Una oppressione a cui la ZIM, in quanto compagnia marittima di cui lo stato israeliano detiene la golden share, contribuisce significativamente, garantendo la stabilità commerciale ed economica di uno stato che sempre più si caratterizza per violenza, arroganza, intolleranza etnica e religiosa: dentro e fuori dai suoi confini, contro le popolazioni arabe e palestinesi.
La discussione su di un possibile gemellaggio di Livorno con Gaza di qualche mese fa, per altro naufragata nel nulla, si è rilevata quindi solo come una sceneggiata formale tesa in realtà a nascondere l’intreccio di interessi economici e politici che tradizionalmente (dal tempo delle amministrazioni PCI) legano la nostra città con lo stato sionista e a garantire, in nome di tali interessi economici , il perpetuarsi di questi rapporti.
Non crediamo che oggi ci siano le condizioni per una vera campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) capace di colpire la Zim, ma questo non può giustificare la completa assenza alla cerimonia ufficiale di un pur minimo riferimento all’aggressione in corso; da parte di tutti i presenti e in primo luogo il Sindaco. Un silenzio nel nome degli affari!
Ma dobbiamo sottolineare, anche in forma autocritica, che sotto le finestre dove si svolgeva la cerimonia (alla presenza del numero uno della ZIM in Europa, Saar Dotan) nonostante questa iniziativa fosse stata abbondantemente annunciata, non abbiamo visto la presenza di una qualche voce di protesta, se non di contestazione, da parte dei militanti e delle organizzazioni anticolonialiste e sostenitrici dei diritti del popolo palestinese.
Una assenza grave che dimostra anche da parte nostra una caduta di tensione preoccupante a cui però riteniamo necessario cercare di reagire e non solo nel ricordo di una Livorno solidale e generosa che forse si è un po’ assopita, anche a causa dei colpi della crisi e delle politiche liberiste.
Per questo riteniamo necessario avviare una riflessione capace di comprendere anche le cause di questa incapacità della sinistra di iniziare una riflessione sulla propria storia e sui propri errori che oggi si ripetono anche in ambito internazionale (vedi anche la questione Ucraina), nella sempre più diffusa e nefasta idea “che i nemici dei mie nemici sono miei amici”
Ben sappiamo che per creare una campagna politica di solidarietà efficace ed utile occorre un lavoro continuo e serio capace di coinvolgere organizzazioni politiche e sindacali, lavatori e lavoratrici e singoli cittadini, che non si limiti ad eventi mediatici e, soprattutto, non sia settario ma coinvolgente. Ad esempio sarebbe opportuno la creazione di un comitato che spinga la giunta cittadina a mettere in atto il gemellaggo con Gaza e che sia capace di avviare una campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) articolata e diffusa nei luoghi di lavoro e di distribuzione. Come Sinistra Anticapitalista ci dichiariamo da subito disponibili per iniziare questo percorso.

SINISTRA ANTICAPITALISTA LIVORNO