Capitolo 6. La dialettica tra ricomposizione politica e ricomposizione sociale e la proposta di Sinistra Anticapitalista

Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista nella sua riunione del 25 settembre ha discusso ed approvato un documento che sintetizza il quadro sociale e politico dello scontro di classe nel nostro paese, definendo alcune proposte politiche e l’impegno dell’organizzazione per una mobilitazione ampia, unitaria e generale nella battaglia di autunno che si è aperta.

Contro il governo Renzi costruire percorsi unitari di lotta

Documento del Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista
Bellaria, 25 settembre 2014

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Capitolo 6

La dialettica tra ricomposizione politica e ricomposizione sociale e la proposta di Sinistra Anticapitalista

Nell’operare un processo di ricomposizione ampio e plurale di quello che una volta si sarebbe chiamato movimento operaio e di ricostruzione di un blocco storico alternativo (va da sé che questo, comprende la classe lavoratrice, ma anche i plurimi movimenti sociali che hanno in questi anni animato le vicende del nostro paese), di volta in volta, in relazione alla congiuntura, abbiamo messo l’accento maggiormente su una o l’altra nel tentativo di provare a riavvolgere il filo del gomitolo sociale e politico.

1. I tentativi che si sono prodotti su questa strada sono stati numerosi, anche importanti, ma finora sono rimasti, parziali ed anche congiunturali, senza che si riuscisse oggettivamente e soggettivamente a riaprire una spirale virtuosa in cui i passi avanti conseguiti su un terreno, facilitassero anche il percorso nell’altro livello.
Pensiamo per esempio alla già richiamata necessità di unità delle organizzazioni sindacali conflittuali e di essere maggiormente operative ed attente a produrre fenomeni di unità dal basso, al saper parlare in termini di dialogo e non di ultimatismi alle forze militanti della CGIL.
Pensiamo naturalmente non tanto ai fallimentari tentativi operati con la Federazione della Sinistra ed ancor meno alle fantomatiche unità dei comunisti, la cui vanità ideologica, balza agli occhi a chiunque voglia minimamente confrontarsi col presente e non semplicemente illudersi su un passato perfetto, che tale non era, quanto alla più recente esperienza della lista Tsipras. Essa incontra evidenti difficoltà di individuazione di un percorso positivo delle forze e dei militanti che lo hanno animato, in particolare nel far vivere una reale discussione unitaria sui territori. Pensiamo ancor più all’esperienza di Ross@, nata in un momento di maggior crisi delle altre forze di sinistra, a cui abbiamo partecipato attivamente, ma che ha avuto difficoltà ad essere credibile e politicamente forte in una serie di passaggi politici e sociali nello scorso autunno ed ancor più a saper affrontare la dimensione europea e le elezioni continentali della primavera 2014, lasciando quindi spazio e possibilità di recupero ad altre forze della sinistra.
L’obiettivo della ricomposizione politica di una vasta coalizione delle forze della sinistra, non solo resta un nostro orizzonte perché è una necessità obbiettiva, ma è un compito a cui lavoriamo quotidianamente, interloquendo e partecipando alle discussione delle forze prima richiamate.

2. Il compito ineludibile e prioritario che abbiamo di fronte e che tutta la sinistra dovrebbe assumersi in prima persona è la costruzione del fronte sociale e politico contro le politiche dell’austerità.
Non si può aggirare questo scoglio; bisogna partire da questo elemento anche per affrontare i nodi politici nella situazione data; altrimenti o si è settari e magari anche subalterni al PD che rappresenta la classe avversa o si ripiega nel solipsismo o nell’ideologia delle isole liberate o della ricostruzione di un nuovo movimento operaio e precario, oppure ancora, come è per i settori dell’autonomia, si lavora per forme di ribellismo e di esaltazione dell’estetica di certe forme di lotta, che mascherano il vuoto di una prospettiva generale, od perfino nuove riproposizione di riformismo.
Solo lavorando nel concreto su questo terreno unitario è possibile far cadere le barriere della diffidenza sia tra i gruppi dirigenti e tra i militanti per aprire prospettive più serie di una possibile ricomposizione politica. Per altro è solo sul terreno politico e non certo su quello ideologico, che risulterà possibile fare dei passi avanti.
Noi proponiamo un percorso di costruzione di questa mobilitazione; un lavoro in tutte le città e una assise nazionale, una sorta di stati generali delle forze contro le politiche dell’austerità per decidere insieme le forme di lotta e i momenti di mobilitazione sia nazionali che locali sulle vicende del lavoro e sulle problematiche sociali, dalla casa all’ambiente.

3. Una funzione fondamentale lo possono e lo debbono avere le correnti del sindacalismo di classe, sia quelli esterni alle Confederazioni sia l’opposizione nella CGIL che contro venti e maree si è costruita nell’ultimo anno e che costituisce un punto di riferimento per migliaia di quadri combattivi. Non siamo di fronte alla possibilità hic et nunc della costruzione di un compiuto sindacato di classe, tanto meno sulla base di autoproclamazioni poco credibili, ma davanti a un complesso processo ricompositivo che deve saper anche produrre dialettiche e rotture nelle maggiori forze sindacali.
Proprio all’interno di questa visione complessiva e storica della problematica sindacale le nostre compagne e compagni iscritte/i alla Cgil hanno dato un pieno apporto alla costruzione della corrente “Il sindacato è un’altra cosa”, alla riaggregazione e al riorientamento di quadri fondamentali; senza la loro iniziativa e la loro esperienza, è difficile pensare ad una alternativa efficace.
In questo contesto la Fiom, resta un luogo delicato ed incerto di terra di mezzo, piena di contraddizioni, ma proprio per questo un interlocutore ineludibile.

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