Sardegna13 settembre: manifestazione contro il colonialismo militare in Sardegna

Comunicato Sisma (Sinistra indipendentista sarda – Movimento anticapitalista)
NON CREDERE, NON OBBEDIRE, NON COMBATTERE:
LA ROTTURA DELL’INCANTESIMO MILITARE IN SARDEGNA
La manifestazione del 13 settembre è nata su una piattaforma politica precisa e quindi non equivocabile: cessazione delle servitù, chiusura dei poligoni, fine delle sperimentazioni dell’industria militare, cancellazione immediata dei programmi di partnership con Israele e delle esercitazioni israeliane in Sardegna.
Per la combinazione di condizioni profonde e di circostanze occasionali, maturata in queste ultime settimane, la sensibilità al problema ha rotto gli argini entro i quali è stata da sempre rinchiusa. Le circostanze occasionali sono varie e sono note: la caduta del velo sui livelli di inquinamento, la liberatoria governativa sui disastri ambientali di origine industriale-militare, l’ennesima aggressione israeliana su Gaza, la bizzarra servitù prefettizia sul Lago Omodeo, lo sconcerto emerso sui media nazionali e internazionali, le campagne condotte da alcune testate e da alcuni parlamentari sardi, la doppiezza ormai insostenibile reiterata da altre testate e da altri parlamentari, la plateale dimostrazione di incuria resa evidente dall’incendio a Capo Frasca, ecc… Le condizioni profonde sono invece meno evidenti ma probabilmente più decisive: si tratta dell’esaurimento della rimozione collettiva del problema e quindi di un processo di liberazione in corso nella coscienza pubblica: la rimozione psicologica, sociologica e politica coltivata per cinquant’anni in Sardegna da tutte le agenzie di controllo sociale, strettamente vincolate dal potere militare e militarmente esercitata dai sottoposti politici (parlamento, regione, comuni), ha rotto il lungo incantesimo.
Si tratta di un moto generale della società civile, inedito nella dimensione e nella disposizione alla partecipazione attiva, che ha frantumato i confini di ceto, di territorio e di riferimento sociale, e che ha infine costretto gli stessi partiti responsabili dello stato di servitù dell’isola a sconfessare immediatamente se stessi e a occultare goffamente l’evidenza del loro interminabile tradimento.
La piattaforma politica della manifestazione del 13 settembre è diventata, di fatto, la piattaforma civile della società sarda, di un popolo che ha deciso, in questa tragica estate di minacce armate e di guerre sul campo nei teatri di armamento del mondo, di prendere la parola e le strade per riprendere la sua terra.
Senza dubbio oggi la situazione è diversa dal giorno in cui la proposta della manifestazione è stata concordata; quella piattaforma politica, che è per sua natura “partigiana”, è oggi chiamata ad assolvere quel compito di piattaforma civile, per sua natura “costituzionale”, che le agenzie politiche e istituzionali finora accreditate hanno mostrato di non poter più garantire nemmeno nel falso. Il nuovo compito per il movimento di liberazione non comporta affatto il tradimento del primo: è anzi la piena dimostrazione della sua fondatetezza e della sua prospettiva.
Certamente è in atto una giostra mirabolante di personaggi e di soggetti interessati a trovare posto nelle selle utili a cavalcare questo risveglio, tutti affannati a garantire da un lato la revisione dei vecchi recinti e dall’altro le briglie della nuova contenzione; ma non si deve avere timore di questi opportunismi e di queste goffaggini, sincere o insincere che siano. A titolo di esempio, la maggiore testata giornalistica regionale ama riportare a pagina 1 le immagini delle bombe in mare come simbolo generico della colonizzazione militare, e congiuntamente a pagina 4 la celebrazione pubblicitaria dell’industria farmaceutica israeliana Teva, avamposto coloniale di Israele nei territori occupati: chiudere il triangolo, cioè chiarire che Israele pianifica l’occupazione criminale esercitandosi nei cieli sardi mentre celebra sulla stampa sarda benfiche conquiste farmaceutiche acquisite nelle colonie, resta ancora difficile. Questa medesima riluttanza a chiudere il triangolo delle menzogne si ritrova in deputati che votano per le politiche di guerra negando di averlo fatto, in presunti robin hood aggregati ai partiti asserviti al potere militare-industriale ecc.
Ma il movimento che sta sorgendo con questa nuova consapevolezza non ha ora nulla da temere da queste ambiguità, e può persino permettersi di ospitarle per qualche ora nel suo seno affinchè esse vengano a nudo definitivamente.
Auspichiamo che questo processo in questa sua duplice irrinunciabile necessità, l’essere una piattaforma partigiana e il proporsi come una nuova via costituzionale, capace di estendere la coscienza della dipendenza e la prospettiva dell’indipendenza della nostra nazione, possa trovare di nuovo nel presidio del 23 settembre, proposto a Lanusei per la riapertura del processo su Quirra, una crescita ulteriore.
SIS-MA
(SINISTRA INDIPENDENTISTA SARDA – MOVIMENTO ANTICAPITALISTA)