Il Primo maggio a Brescia

di Flavio Guidi

Quest’anno il primo maggio a Brescia è stato un po’ meno rituale del solito. Da qualche anno, infatti, il rituale corteo dei “sindacati” concertativi, con comizio finale in Piazza Loggia, non veniva “disturbato” nè dai settori cosiddetti “antagonisti” (in generale giovani compagni studenti o disoccupati, scarsamente interessati al mondo del proletariato organizzato) nè dai sindacati di base, piuttosto deboli nella nostra realtà. Gli uni preferivano “fare altro”, puntando soprattutto sul May Day nel pomeriggio a Milano, gli altri si limitavano, nel migliore dei casi, ad un volantinaggio poco convinto e poco efficace. E Lotta Comunista sfilava, con giacche, cravatte e spillette rosse, fino ad una piazza vicina, per fare il suo comizio separato, togliendo il disturbo.

Da un paio di mesi qualcosa (ancora fragile ed embrionale, è vero) si sta muovendo nell’ambito del sindacalismo di classe bresciano. Su proposta dei nostri compagni, presenti nei COBAS, nella CGIL e nell’ORMA (ex USB), si sono tenute alcune assemblee e riunioni (alla prima era presente anche Giorgio Cremaschi) per organizzare la risposta allo sciagurato patto dei 10 gennaio e dar vita ad un Coordinamento unitario del sindacalismo conflittuale e di base. È nato così il Coordinamento contro l’Austerità e per le libertà sindacali, a cui partecipano compagni dei COBAS, della sinistra CGIL, dell’ORMA e dell’USI anarcosindacalista, oltre a lavoratori non iscritti ad alcun sindacato. Questa struttura, ancora neonata e in costruzione, ha deciso di organizzare un corteo ed un comizio finale “alternativo” rispetto al rito dei concertativi, con partenza dalla stessa piazza da cui partiva il corteo “ufficiale”, percorso quasi identico, passaggio combattivo e “rumoroso” da Piazza Loggia durante i comizi dei burocrati e comizio finale (con palco aperto a tutti i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, ecc.) nella piazza adiacente a Piazza Loggia. La proposta è stata lanciata a tutte le realtà anticapitaliste e “antagoniste” presenti a Brescia, ed in particolare al gruppo più numeroso, quello che si riconosce nell’area del Centro Sociale MAG 47 e di Radio Onda d’Urto. Questi ultimi, per un mix di sottovalutazione e di pressapochismo, oltre che per un vizio di autoreferenzialità tipico di questi compagni, pur non rifiutando in linea di principio il confronto, decidevano di dar vita ad un corteo totalmente sganciato, sia come percorso che come esito finale, da quello dei concertativi, puntando su obbiettivi magari condivisibili (a partire dalle banche), ma isolandosi totalmente dal grosso dei lavoratori (e muovendosi in strade e piazze relativamente poco frequentate, se non dall’imponente spiegamento delle forze repressive), ed invitavano il Coordinamento a partecipare alla loro iniziativa.

Di fronte alla nostra decisione di mantenere l’iniziativa già decisa, essendo ovviamente per noi assurdo “snobbare” le centinaia di lavoratori che sicuramente avrebbero seguito il corteo ed il comizio “ufficiale”, si decideva in extremis (cioè ieri, 30 aprile!) una soluzione di semi-compromesso: il sindacalismo di classe avrebbe seguito il percorso deciso da tempo, e i compagni del Centro Sociale e Radio Onda d’Urto avrebbero svolto una parte del loro percorso, per poi riunificarsi a qualche centinaio di metri da Piazza Loggia, e quindi passare, come previsto, a “disturbare” i manovratori-burocrati e terminare unitariamente nella piazza adiacente, con il “palco aperto”. Così quasi 500 compagni hanno costituito lo spezzone-novità di questo primo maggio, con in testa uno striscione, firmato dal Coordinamento, che recitava “NO al Job Act, alla Legge Fornero, al Testo Unico”, ed altrettanti hanno dato vita al corteo “autonomo” in direzione opposta. Il corteo del sindacalismo di classe, composto in gran parte da lavoratori appartenenti alle quattro realtà promotrici, ma anche da lavoratori non iscritti ad alcun sindacato, con molte bandiere di Sinistra Anticapitalista, alcune di Rifondazione Comunista, anarchiche, della Lista Tsipras (e persino una di SEL!) ha percorso l’itinerario stabilito, con interventi continui dalla macchina che apriva il corteo, con slogan contro i governi Berlusconi-Monti-Letta-Renzi, per l’abrogazione della legge Fornero e il ritorno ai 35 anni, per le 32 ore a parità di salario, per l’Europa dei Lavoratori contro l’UE della troika, contro il vergognoso accordo del 10 gennaio, ecc. entrando in piazza Loggia rumorosamente ed invitando i lavoratori presenti a seguire il corteo fino alla piazza adiacente e ad abbandonare il comizio dei burocrati al servizio dei padroni. Una volta nella piazza, dov’erano già presenti un’ottantina di immigrati, il palco è stato aperto e si sono susseguiti numerosi interventi di compagni dei COBAS scuola e lavoro privato, della sinistra CGIL, immigrati, militanti NO TAV, ecc. Durante questi interventi è finalmente giunto anche l’altro corteo “antagonista”, ed il palco aperto è continuato con l’apporto dei nuovi arrivati. Alla fine un nuovo corteo (inferiore però ai quasi 1000 compagni che costituivano la somma dei due cortei, anche perchè erano già le 12,30, cioè oltre 3 ore dopo l’inizio delle manifestazioni!) unitario si è recato in prefettura per apprendervi uno striscione contro il Job Act. Nonostante quindi i contrattempi, gli equivoci e le incomprensioni, un numero di compagni non molto dissimile da quello di coloro che hanno scelto di seguire il corteo ed il comizio dei sindacati collaborazionisti (al massimo un migliaio di persone) ha dato vita ad una contestazione piuttosto vivace del “rito” burocratico. Certo, se si fosse potuto dar vita fin dall’inizio ad un corteo unitario con le caratteristiche indicate dal Coordinamento “intersindacale”, il successo sarebbe stato probabilmente ben maggiore. Ma, vista la situazione semi-comatosa in cui versava fino a pochi mesi fa il sindacalismo conflittuale e di base a Brescia (con una Camera del Lavoro, non dimentichiamolo, schierata maggioritariamente con Landini e abituata a fare “terra bruciata” intorno agli oppositori) è un segnale estremamente positivo, in parziale controtendenza al declino degli ultimi due-tre anni. E, ci tengo a dirlo orgogliosamente, una parte non indifferente di questo primo risultato è dovuta all’impegno unitario e alla determinazione dei compagni di Sinistra Anticapitalista di Brescia, da sempre in prima fila per rimuovere gli ostacoli all’unità di classe dei lavoratori.