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Bisogna organizzare la resistenza. Ken Loach e la lotta per i diritti dei Palestinesi

Ken Loach, Frank Barat – 5 novembre 2013

Frank Barat: Ci può dire in che modo è stato sensibilizzato e poi coinvolto nella lotta per i diritti dei Palestinesi?

Ken Loach : Parecchi anni fa, ho studiato un lavoro teatrale intitolato “Perdizione”. Era un lavoro che parlava del sionismo durante la seconda guerra mondiale e dell’accordo passato tra alcuni sionisti e i nazisti. Ciò presenta sotto una luce completamente diversa la creazione di Israele e la politica sionista. Ho preso coscienza, e sempre più durante gli anni successivi, che Israele era stato creato su di un crimine contro i Palestinesi. Altri crimini sono seguiti dopo. L’oppressione dei Palestinesi che hanno perso le loro terre, le cui vite sono state rovinate dall’occupazione, che vivono in un stato di depressione [economica e sociale] permanente… Tutto ciò continua oggi ed è un problema che dobbiamo risolvere.

FB: Perché la Palestina? Perché è simbolica la lotta per la giustizia in Palestina?

KL: E’ vero, numerosi popoli sono oppressi nel mondo, ma parecchi aspetti rendono unico il conflitto israelo-palestinese. Innanzitutto, Israele si presenta come una democrazia, un paese come tutti gli altri paesi occidentali, mentre commette crimini contro l’umanità. Israele ha creato uno Stato diviso da frontiere razziali, come il regime di apartheid nel Sudafrica, con il sostegno militare e finanziario dell’Europa e degli Stati Uniti. È di un’ipocrisia senza limiti. Sosteniamo un paese che pretende di essere una democrazia, lo sosteniamo a tutti i livelli, e però è coinvolto in crimini contro l’umanità.


FB: Abbiamo molti mezzi a disposizione per cercare di cambiare le cose, e fra di loro la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni ). Lei è’ stato fra le prime personalità a praticare ed a sostenere l’appello al boicottaggio culturale di Israele e sono stati in molti ad imitarla in seguito. Alcuni dicono che non si dovrebbe boicottare la cultura; che cosa risponde?

KL: Innanzitutto siamo cittadini. E quando ci troviamo confrontati a simili crimini, dobbiamo prima reagire in qualità di esseri umani, artisti, VIP, o qualunque cosa altro, non importa. La prima cosa è fare tutto il possibile per informare la gente della situazione. Un boicottaggio è una tattica. È efficace contro Israele perché Israele si presenta come un pilastro culturale. Quindi il boicottaggio culturale gli dà molto fastidio. Non dobbiamo farci coinvolgere in nessun progetto sostenuto dal governo israeliano. Ovviamente non è contro gli individui, dobbiamo mirare alle azioni dello Stato israeliano. Dobbiamo farlo, perché non possiamo stare senza far niente, a guardare le persone passare la vita intera nei campi profughi.


FB: Israele usa l’arte e i film per la sua campagna “Brand Israel”. L’arte è quindi politica. Anche se alcuni artisti lo negano e rispondono all’appello del BDS che sono cantanti, commedianti, musicisti, ma non politici. Per quanto la riguarda, tutti i suoi film sono politici. Allora a suo parere, l’arte può essere un’arma contro l’oppressione?

KL: Si. Fondamentalmente, qualunque sia la storia che decidete di raccontare o le immagini che scegliete di far vedere, la vostra selezione indica le vostre preoccupazioni. Se fate qualcosa di completamente idealistico in un mondo dove regna l’oppressione, ciò dimostra quali sono le vostre priorità. Un grosso film commerciale, per fare molti soldi, deve mostrare qualche cosa. Ciò indica una posizione politica ed ha delle conseguenze. La maggior parte delle creazioni artistiche hanno un coinvolgimento politico.


FB: Ha sentito parlare del film “World War Z”, nel quale recita Brad Pitt? Questo film descrive un mondo attaccato da un virus dove l’unico posto protetto è Israele grazie al muro che ha costruito sulle sue frontiere.

KL: Non l’ho visto ma suona come una storia di estrema destra. Bisognerebbe vederlo prima di dare un giudizio, ma somiglia davvero, come me lo descrive, ad un fantasma di estrema destra. E’ interessante notare come Israele si può definire dalle sue alleanze. In Irlanda del Nord, che ha una lunga storia di divisione fra lealisti e repubblicani, i realisti hanno sui loro muri le bandiere d’Israele e dei bianchi del Sudafrica, mentre i repubblicani hanno quelle della Palestina e dell’ANC. Queste alleanze la dicono lunga su ciò che la gente pensa realmente.


FB: La preoccupa la crescita dell’estrema destra e delle idee di estrema destra un po’ dappertutto in Europa? Somiglia agli anni 30, non è vero?

KL: La crescita dell’estrema destra accompagna sempre la recessione economica, la depressione e la disoccupazione di massa. Le persone al potere, che vogliono conservare il potere, trovano sempre capri espiatori. Perché non vogliono che il popolo combatta il suo vero nemico, la classe capitalistica dei padroni delle grandi imprese, di coloro che controllano la politica. Devono trovare capri espiatori. Devono essere incolpati i più poveri, gli immigrati, i richiedenti asilo, gli zingari. La destra sceglie di scaricare la responsabilità della crisi economica del proprio sistema sulle spalle dei più vulnerabili, dei più deboli. Di fronte alla disoccupazione di massa, la gente è scontenta e deve trovare qualcosa contro la quale combattere. Negli anni ‘30 erano gli Ebrei ed hanno subito cose orribili; adesso sono gli immigrati, i disoccupati… Qui, nel Regno Unito, abbiamo una stampa orrenda che rende i disoccupati responsabili se non lavorano, mentre, ovviamente, non c’è lavoro.


FB: Quindi, come difendersi contro tutto questo quando le stesse persone hanno il dominio di tutto: la stampa, il capitale, la politica… Come può rovesciare questa ideologia la società civile che non ha accesso ai mass-media?

KL: Bella domanda. In fine dei conti, non ci sono altre armi che la politica. Dobbiamo analizzare la situazione e organizzare la resistenza. In che modo? E’ sempre la grande domanda. Bisogna vincere tutti gli attacchi sul campo e rimanere solidali con coloro che li subiscono. Bisogna anche organizzare dei partiti politici. Il nostro problema è che i partiti politici esistenti fanno un’analisi sbagliata della situazione. I partiti stalinisti hanno portato la gente in un vicolo cieco per lunghi anni, i socialdemocratici vogliono farci credere che bisogna lavorare dall’interno del sistema per riformarlo e che in questo modo ci riusciremo. Questo, ovviamente, è un fantasma. Non funzionerà mai. LA domanda è: che politica? La gente lotta con questa domanda ogni giorno.


FB: Il suo ultimo film “Jimmy’s Hall”, che ha appena finito di girare, affronta l’argomento delle persone emarginate a causa delle loro opinioni politiche. Oggi ho letto che questo film potrebbe essere l’ultimo e che potrebbe concentrarsi sulla realizzazione di documentari… una buona notizia per la Palestina.

KL: Sa che non lo so. La ripresa di Jimmy’s Hall è stata lunga e faticosa. Non sono sicuro di poterne fare un altro di questa ampiezza. Ma ci sono sempre problemi da sollevare da qualche parte, quindi devo trovare il modo migliore di creare ancora più trambusto. E’ ovvio che bisogna fare dei film sulla Palestina, Infatti, li devono fare i Palestinesi. La lotta per la Palestina alla fine sarà vinta. Le cose non rimangono uguali all’infinito. La lotta si vincerà alla fine. La grande domanda è sapere che Palestina emergerà. L’obiettivo non è solo porre un termine all’oppressione israeliana. Ma l’interrogativo che rimane è ia seguente: che tipo di Stato sorgerà? Uno Stato per il popolo, oppure uno Stato dominato da una classe agiata che opprimerà il resto della popolazione, indipendentemente dalle sue origini? Che tipo di Stato nascerà, è questa la domanda fondamentale.

(Trad. A.Marie. Mouni e G. Viglino)