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Corruzione in Brasile, un uomo chiave dell’entourage di Lula si consegna alla polizia

di Eleonora Gosman, dal Clarín di Buenos Aires del 17 novembre 2013

Dirceu genoinoDue ex presidenti del PT (Partido dos Trabalhadores), l’attuale deputato José Genoino (a destra nella foto) e l’ex parlamentare e ministro di Lula, José Dirceu (al centro nella foto), si sono consegnati ieri (il 16 novembre) alla polizia federale di Sao Paulo, dopo che era stato diramato l’orine di procedere al loro arresto. Su entrambi pesa l’accusa di partecipare a uno sistema finanziario illegale finalizzato a “comprare” la fedeltà di deputati dei partiti alleati al primo governo del PT tra il 2003 e il 2005. Assieme a loro, altre 10 persone dovrebbero essere arrestate con le stesse accuse.

Con la preoccupazione di emettere gli ordini di arresto, il presidente della Corte Suprema, Joaquim Barbosa, ha lavorato ieri per tutto il giorno per poter inviare a tempo gli ordini alla polizia. Il magistrato si è assunto il compito di redigere di persona i mandato di arresto per i responsabili dell’affare definito il “mensalao”, subito dopo che una seduta plenaria del Supremo Tribunale Federale (STF) aveva decretato che i responsabili raggiunti da una condanna definitiva dovevano iniziare a scontare le pene inflitte.

Barbosa ha evitato di divulgare la lista dei nomi ma la polizia federale ha fatto circolare una lista di coloro che erano invitati a presentarsi. Oltre a Dirceu e Genoino, saranno reclusi l’ex tesoriere del PT, Delubio Soares, e l’ex diputado e presidente del Partido Laburista Brasiliano (PTB), Roberto Jefferson.

Questo ultimo fu l’uomo politico che nel 2005 denunciò l’esistenza di traffici in parlamento. E confessò di aver ricevuto soldi destinati al proprio partito da parte del PT. La rivelazione provocò un tale scandalo nel 2005 da mettere il governo del PT sull’orlo del baratro. Allora, i dirigeti dell’opposizione, tra cui l’ex presidente del Brasile, Fernando Henrique Cardoso, giunsero a chiedere l’incriminazione politica dello stesso Lula da Silva, considerato “il capo” del sistema di corruzione. Tuttavia, l’allora presidente riuscì a superare questo momento critico e ad essere rieletto nel 2006 da una schiacciante maggioranza di elettori sconfiggendo Geraldo Alckmin.

Forse casualmente, ma ad ogni occasione elettorale nazionale o amministyrativa, l’affare del “mensalao” ritorna ad agitare i giudici della Corte suprema e i politici dell’ooposizione socialdemocratica (il Partito socialdemocratico brasiliano è in realtà un partito di centrodestra, ndt). Questa volta la storia dovrebbe concludersi sufficientemente in anticipo per potere avere più che una scarsa o nulla influenza sul voto precisto per ottobre 2014, quando Dilma Rousseff si giocherà la propria rielezione alla presidenza della repubblica e il PT la continuazione del proprio potere. Sembra che sia questa la conclusione a cui sarebbero arrivati la presidente Rousseff e l’ex presidente Lula durante una riunione di quasi tre ore giovedì scorso nella capitale Brasilia, almeno a quanto riferisce la stampa brasiliana.

Per il deputato Genoino e per l’ex ministro Dirceu la detenzione dovrebbe essere relativamente blanda. Si tratta di pene da scontare in regie di semilibertà, con la possibilità di lavorare durante i giorno e con l’obbligo di rientrare in cella per dormire. Non è chiaro se Genoino decadrà da deputato, dato che ogni decisione in merito dovrà essere presa dal parlamento. Ieri Genoino ha emesso un comunicato in cui si definisce “prigioniero politico” e denuincia che la sentenza che lo riguarda è frutto di un’ “operazione mediatica”, in un processo nel quale non sarebbero state rispettate “le regole dello stato democratico”. Dirceu, da parte sua, ha qualificato il fatto del suo arresto come “una cosa medievale, da inquisizione. Non basta essere condannati. Dobbiamo anche essere linciati?”