Una risposta all’appello #BuongiornoLivorno

 di Pierre Robes

Ho letto l’appello buongiorno Livorno, con attenzione e senza pregiudizi.

Quello che emerge in modo chiaro è un tentativo di “dare un sistema politico nuovo a questa città”.

Devo essere molto sincero e dico candidamente che non capisco di cosa si parli:

a) Il problema è l’incapacità a governare del PD? Non credo, se si affronta sul piano della cialtroneria del PD, che esiste sia chiaro, non si và lontano. Chiunque governi si scontra con le scelte del governo centrale, a sua volta legate alla Fiscal compact ed alla troika europea, di taglio della spesa pubblica ed alla fine succede come a Parma dove il sindaco grillino, eletto sull’onda del No all’inceneritore, accetta l’inceneritore. Il PD non governa “male” in astratto ma governa per quello che oggi vuol dire governare al tempo del Fiscal Compact, accetta tutti i vincoli che sono la ricaduta a livello locale delle scelte macro economiche europee della BCE, quindi governa bene per la borghesia e male per la povera gente.

b) E’ possibile oggi governare diversamente le autonomie locali nel quadro dato e con i vincoli di bilancio che il governo PD-PDL, in quanto ragioniere dell’Unione europea, impone? Sinceramente credo di no. Il nodo è a monte. Qualunque tentativo, sia pur generoso e convinto, di fare una politica economica locale diversa è reso impossibile dai vincoli di cui sopra. L’idea di poter cambiare le cose a partire da una presenza elettorale che nasce con l’illusione di poter vincere o quantomeno di condizionare, con una forte presenza, il quadro politico esistente, è destinata a creare nuove disillusioni. Sia chiaro questo discorso non vale per il PD che non è che cerchi di governare meglio ma gli è impedito dai vincoli, il PD governa per quello che è : un partito organico alle scelte delle banche, BCE in testa, e della Troika.

c) Allora non si fa nulla? Stiamo a guardare aspettando mitici tempi migliori? Nemmeno per sogno!

Dobbiamo lavorare a diversi livelli, sul terreno sociale, fra i lavoratori, sulla sanità, partendo da tutto quello che socialmente esiste per contrastare le idee di accettazione della situazione data che cercano di metterci in testa.

Quante volte si sente dire: ” contro le politiche europee non c’è nulla da fare al massimo si possono attenuare un pò”, di fatto tutto il quadro politico accetta di stare nel Fiscal Compact e nelle politiche europee, ma non solo, anche CGIL-CISL-UIL accettano di fatto queste politiche, quanti scioperi veri sono stati fatti per difendere la sanità, le pensioni, l’occupazione, i salari? Quante privatizzazioni sono andate avanti, avvallate dai sindacati, nelle amministrazioni locali anche in quelle di centrosinistra e magari anche in quelle con SEL e, perchè no, il PRC in giunta?

d) il cambiamento oggi come ieri non può passare da astuzie o fronti elettorali tutti politicisti.

Una lista elettorale che potrebbe contare davvero, se ce ne fossero le condizioni, è una lista di un fronte delle opposizioni politiche e sociali che si pone il problema di essere strumento di lotta di chi lotta appunto, scusate il giro di parole.

Ma ad oggi, e spero di essere smentito, non ne esistono le condizioni. Da una parte perchè alcuni movimenti credono di essere autosufficenti e non si pongono il problema di un fronte più ampio, altri hanno i loro partiti di riferimento magari in giunta in una amministrazione e all’opposizione in un altra.

Allora mi sembra più logico lavorare per rafforzare sociamente e politicamente l’opposizione piuttosto che svenarsi in operazioni dal dubbio esito, esito reso ancora più dubbio dal fatto che il “Buongiorno Livorno” ci viene dato, a leggere l’elenco delle adesioni, anche da molte persone onestissime ma collocate idealemente nella logica del tirare la giacchetta al centrosinistra ed altre ancora posizionate nella maggioranza CGIL. La costruzione dell’alternativa a questa situazione di macelleria sociale sinceramente ha poco a che vedere con le logiche di tirare la giacca a chicchessia e con la politica della Camusso. Semmai oggi diventa più facile una rivoluzione che far cambiare le logiche di fondo del PD e della CGIL.