La spina nel fianco (1981-87), i cassintegrati si organizzano

da Raffaello Renzacci, Cento.. e uno anni di Fiat, Massari ed-2000

Operai FiatNell’ottobre del 1980 cominciò l’odissea dell’altra metà dei lavoratori Fiat: i 23.000 cassintegrati. Dalla generale prostrazione per la sconfitta emerse poco a poco la volontà degli espulsi di rimanere organizzati nel sindacato. Furono inizialmente alcuni delegati FLM e militanti Pdup, in particolare Guarcello e Citriniti, ad avanzare l’idea di costruire un coordinamento sindacale dei cassintegrati (…). Nel 1981 si fecero in tutti gli stabilimenti le assemblee dei cassintegrati e vennero eletti 140 delegati. (…) Ben presto il Coordinamento FLM dei lavoratori Fiat in cassa integrazione assunse un ruolo di primo piano nella vita sindacale torinese. Era un organismo sindacale inedito ed anomalo, composto di militanti che, retribuiti dalla CIG, impegnavano tutto il loro tempo quotidiano nell’attività di organizzazione e tutela dei cassintegrati (…). Nei sette anni di cassaintegrazione, i cassintegrati Fiat fecero di tutto per non farsi dimenticare, in primo luogo da Agnelli e da Romiti ma anche dalla città, dal governo e dal proprio sindacato e, per sottolineare questa funzione di pungolo, il Coordinamento titolò il proprio giornalino ‘La spina nel fianco’. Le forme di lotta organizzate dal Coordinamento furono piuttosto inedite rispetto alla tradizione sindacale. Ecco come Fausto Cristofari sintetizza così le mille iniziative dei cassintegrati “… non potendo usare l’arma dello sciopero si tentava di colpire l’immagine, falsa, offerta dalla Fiat. Per la verità siamo stati tra i pochi (o gli unici) a farlo, proprio nel centro dell’impero, a Torino. Ogni Natale eravamo in via Garibaldi con l’Agnellone ( un pupazzo animato in gomma piuma raffigurante Gianni Agnelli alto circa 4 metri) a volantinare. Al salone dell’auto offrivamo ai bambini palloncini con su scritto ‘lavoro’. A corso Marconi abbiamo organizzato una manifestazione di rumori, armati di bidoni, sirene ecc. Abbiamo cercato di utilizzare radio, tv, giornali… “

Per fornire un’idea approssimativa dell’attività dei cassintegrati si possono aggiungere: decine e decine di assemblee, presidi, cortei, convegni, petizioni, incontri, occupazioni simboliche (stazioni ferroviarie, mole Antonelliana, sedi Inps, Ufficio Imposte, sedi di partito), centinaia di migliaia di volantini distribuiti, iniziative coi disoccupati, studenti, cassaintegrati di altre fabbriche, trasmissioni autogestita su radio e televisioni locali,presenze in programmi televisivi nazionali, lavori di utilità pubblica autogestita,spettacoli teatrali, azioni legali, costituzione di cooperative ed altro ancora. La sede del Coordinamento, presso la V Lega FLM era ogni giorno frequentata da lavoratori in CIG che chiedevano informazioni, consigli, assistenza sindacale. Soprattutto grazie al ruolo riconosciuto e apprezzato del Coordinamento l’adesione al sindacato rimase sempre molto alta, attorno al 70%.

I rapporti tra Coordinamento ed FLM precipitarono nell’estate del 1983, in quanto tutti i cassintegrati in base aglio accordi dell’80 dovevano rientrare tutti al lavoro.

Erano ormai 22.523 più altre migliaia che si erano aggiunte. Su un totale di 28.000 una parte si era licenziata accettando le incentivazioni dell’azienda, al primo luglio restavano in CIG 15.500 lavoratori. (…) Un nuovo accordo scambiava l’impegno Fiat al rientro di tutti al 1 luglio 1983 con una certezza di rientri scaglionati per circa 4.000 lavoratori, lasciando i restanti 11.000 in cassa integrazione senza prospettive certe.(…)

Il 15 ottobre al Palazzetto dello Sport 2500 cassintegrati bocciarono l’accordo (…)

La Flm fece allora votare i lavoratori attivi e finalmente fu approvato (…).

La Fiat applicando un punto contenuto negli accordi sindacali, convocava periodicamente i lavoratori in CIG, una volta al mese o anche più di frequente, e offriva soldi per l’autolicenziamento. Le cifre salirono negli anni per arrivare anche a 100 milioni nei casi di alcuni militanti sindacali. Marco Revelli ha calcolato che in sette anni si licenziarono dalla Fiat più di 40.000 lavoratori, e con una media di incentivazione di 15 milioni a testa, si può stimare che la Fiat utilizzò allo scopo circa 600 miliardi di lire (…).

Dopo la firma dell’accordo del 1983 non rimase al Coordinamento che il ricorso alla magistratura. (…) Un nuovo accordo ci fu in primavera del 1986, anche questo contestato dal Coordinamento. (…)

Nel 1987, con il rientro di tutti i cassintegrati rimasti, proprio quando i delegati del Coordinamento potevano rivendicare con orgoglio il successo della propria esperienza furono frammentati ed isolati, come è costretto a riconoscere con rammarico Franco Runghino, uno dei protagonisti: “rimane anche l’amarezza del fatto che il sindacato, Fiom compresa, abbia accettato di ghettizzare gli invalidi.. e di disperdere l’unico gruppo dirigente operaio sorto a livello nazionale dopo la sconfitta dell’ottobre ’80.