A Susa contro la distruzione e l’occupazione militare della Valle!

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di Gippò Mukendi Ngandu

Da mesi il movimento No Tav è continuamente sotto attacco, sottoposto ad un’opera di criminalizzazione da parte del governo, degli apparati dello stato, dei principali organi di informazione. Con la militarizzazione, vera e proprio occupazione militare della valle, non si vogliono solo difendere i lavori del cantiere, ma piegare e sfiancare la resistenza No Tav; al contempo magistratura, stampa e lo stesso governo lavorano uniti per dividere il movimento in “buoni” cittadini e frange esterne venute da fuori, i “cattivi” violenti.

A partire da quest’estate c’è stato, inoltre, un salto di qualità. L’obiettivo è quello di veicolare nell’opinione pubblica l’idea che il movimento stesso non sia nient’altro che un covo di delinquenti e di terroristi.

L’esempio della Val di Susa, dove il movimento resiste da decenni, può essere contagioso. Il governo delle larghe intese, il clima di unità nazionale, così scricchiolante per la crisi interna ai partiti della compagine governativa, non ammette forme di opposizione di massa e realmente popolari. Come ha affermato Alfano, ministro degli interni in visita al cantiere Tav di Chiomonte: “Qui è in gioco l’autorità dello stato, che non si farà intimidire…”. La val di Susa è così diventata un vero e proprio laboratorio dove si sperimentano le nuove forme di repressione, quelle che vengono adottate contro i movimenti sociali e dei lavoratori greci e che potrebbero essere utilizzate anche contro coloro che si opporranno alle politiche di austerità.

La classe dominante è del resto cosciente del profondo malcontento che aleggia nel paese, anche se fino ad ora esso non ha trovato i canali e le forme giuste per esprimersi e coagularsi in forme di lotta continuative e strutturate contro il governo e le sue politiche di austerità; tuttavia, le mobilitazioni del 18 e 19 hanno dimostrato che si possono aprire scenari nuovi nel paese e che è possibile tessere nuovi legami tra i diversi movimenti: quello delle lavoratrici e dei lavoratori, quelli sociali, territoriali, per il diritto alla casa.

Sabato 16 novembre ci si attende quindi nuovamente una grande risposta per ribadire no ad una grande opera inutile e dannosa. La manifestazione convocata a Susa dal movimento No Tav si preannuncia molto partecipata. Il 3 novembre a Vaie erano in tremila al corteo convocato subito dopo l’attentato al presidio “Picapera”, uno dei principali punti di aggregazione del movimento.

Il movimento No Tav è meno solo e non può che trarre giovamento da un autunno certamente non così caldo come vorremmo e come sarebbe necessario, ma senz’altro più dinamico rispetto agli ultimi anni. La giornata del 16 segue, d’altro canto, il gemellaggio tra la città de L’Aquila e la val di Susa, dove domenica 10 una ventina di amministratori no tav si è incontrata con il sindaco della città abruzzese per affermare la necessità di “dirottare i soldi per la Tav per la ricostruzione de l’Aquila; mentre sabato ci sarà un’altra importante manifestazione in difesa del territorio a Napoli, per dire “stop biocidio” e alla costruzione di nuovi inceneritori che non farebbero altro che aggravare la situazione ambientale e sanitaria.

Sinistra Anticapitalista sarà presente nello spezzone di Ross@ Torino alla manifestazione dove ci sarà un gazebo per la raccolta firme contro i Trattati europei. La val Susa rimane un esempio per coloro che uniscono la difesa del proprio territorio al profondo desiderio di cambiamento della società e del suo modo di produrre In gioco sabato è, d’altro canto,la stessa democrazia, sempre più autoritaria all’epoca del fiscal compact.