Un festival internazionale antifascista e antirazzista ad Atene

di Checchino Antonini

1384392_10201613137825242_282541434_nL’uccisione a sangue freddo, da parte di teppisti di Alba Dorata, di Pavlos Fyssas, cantante antifascista di 34 anni, ha scioccato milioni di persone in Grecia e in tutto il mondo ma una graffito sul muro della vecchia università, al centro di Atene, avverte: «Se aveste reagito agli omicidi di migranti, Pavlos sarebbe ancora vivo».

La costruzione di un movimento antifascista di massa, e collegato alle vertenze sociali, è una delle fatiche della pianura a cui faceva cenno Bertolt Brecht e che Franco Turigliatto ha citato chiudendo i lavori dell’assemblea fondativa di Sinistra Anticapitalista.

Di questo s’è parlato ad Atene al settimo festival internazionale antifascista e antirazzista promosso dal movimento Deporta il razzismo e dalla Scuola domenicale dei migranti, due organismi di massa nati su impulso della Dea, la Sinistra operaia internazionalista. L’altro è Studenti contro il sistema.

Otto mesi fa, un lavoratore pakistano è stato ucciso a coltellate dai membri di Alba Dorata a Petralona. Da allora i raid di Alba Dorata contro migranti, sindacalisti, attivisti di sinistra e persone lgbtq si sono moltiplicati in tutta la Grecia ma l’omicidio del cantante ha ottenuto stavolta una reazione inedita: manifestazioni unitarie con tutte le componenti della sinistra – Syriza, Kke, anarchici – e finalmente anche con la partecipazione di persone senza appartenenza. Il successo elettorale della sinistra radicale, finora, non ha provocato ancora nel paese un aumento della base militante.

Di tutto ciò, i promotori del festival sono abbastanza coscienti: «Le grandi lotte non sono dietro di noi ma davanti. La suggestione che muove le analisi è che la crisi in Grecia somigli parecchio alla Germania degli anni ’30.

La responsabilità del governo di destra Antonis Samaras – sostenuto dal PASOK – è schiacciante. Di fronte alla minaccia nazi, il governo indurisce il suo programma reazionario, abusando dello strumento dei decreti e scavalcando il Parlamento. L’esperienza storica dimostra che queste politiche non hanno fermato il fascismo ma gli hanno spiana la strada.

Il razzismo in Grecia è diventata la politica ufficiale dello Stato. Migliaia di immigrati sono ammassati in campi di concentramento anche fino a 18 mesi solo perché non hanno documenti. Nel centro di Atene è frequentissimo vedere la scena che ho fotografato io stesso: un migrante ammanettato circondato dalla polizia nell’assoluta indifferenza di turisti e indigeni. Al festival ho incontrato un marocchino residente in Italia che era venuto a trovare i suoi amici greci: mi ha spiegato che l’Italia vista dalla Grecia e con gli occhi di uno straniero sembra una favola. Gli abusi da parte di gente con la divisa sono molto più frequenti e dure che da noi. Il rifugiato afgano intervenuto al dibattito ha spiegato che la bandiera greca è per loro un simbolo di paura.

La compagna che segue la scuola domenicale di greco per stranieri ha spiegato che gli alunni da 500 dei primi anni sono scesi a un decimo per colpa della repressione. Un altro compagno mi spiegava di aver visto dei migranti sorridere solo durante la festa per la clamorosa avanzata elettorale di Syriza. E’ certo che, al di là dei problemi di linea politica, quel partito rappresenta una speranza di cambiamento per la Grecia anche dopo le elezioni. Per la prima volta da tantissimi anni c’è una forte opposizione di sinistra. I sondaggi danno ora Syriza in testa ma al terzo posto c’è il partito degli indecisi.

Solo negli ultimi giorni l’atteggiamento della polizia sembra meno feroce. Alba Dorata, tuttavia, ha minacciato i testimoni protetti dicendo che i suoi membri interni alla polizia si attiveranno per questo.

«Lo sa la Corte che gli agenti di polizia che proteggono i testimoni non hanno votato l’Elas (l’esercito popolare di liberazione greco, i partigiani, ndr)? Sapete cosa passava per la mente a ogni poliziotto nelle urne?»

Il primo nome di un testimone protetto è già venuto fuori forse nemmeno per errore e Alba dorata sta cogliendo l’occasione per mandare un messaggio ai capi in carcere e per ricordare a tutti che molti poliziotti sono le «unghie» dell’organizzazione, gli artigli.

L’organizzazione ammette in realtà la sua natura criminale. Dice esplicitamente che ci sono sbirri agli ordini di Alba Dorata «spergiuri e pronti a diventare informatori dell’organizzazione». Proprio quello che in genere succede con ogni altra forma di criminalità organizzata.

L’accesso al centro della città di Atene è pericoloso se hai la pelle scura, se ti imbatti in Alba Dorata oppure in un controllo della polizia greca che ha il nome orwelliano Xenios Zeus (Zeus ospitale, uno degli epiteti di Giove sempre pronto a impedire che fosse fatto qualcosa di male ai forestieri).

Allo stesso tempo, il governo Samaras continua nell’impostazione di zelante applicazione dei protocolli d’ austerità imposti dalla Troika e reprime brutalmente le mobilitazioni dei sindacati e dei giovani. Quel governo sta minando le fondamenta delle libertà democratiche e dei diritti acquisiti con il sangue e il sacrificio nel rovesciamento della giunta militare e nelle lotte del periodo di transizione che seguì dal luglio del ’74 in poi.

I promotori del festival non credono tuttavia che la storia si ripeta. L’elemento soggettivo e di coscienza svolge un ruolo cruciale. Prima di questa ondata di mobilitazione infatti c’erano state anche altre imponenti mobilitazioni antifasciste e antirazziste – come il 19 gennaio – e un attivismo diffuso che oggi può tracciare un percorso diverso contro la minaccia fascista, al contrario di quello che è successo nel 1930. Le grandi proteste antifasciste contro l’uccisione di Pavlos Fyssas non sono cadute dal cielo.

E’ il movimento che controlla le strade, non le truppe d’assalto nazi. Ce l’ha spiegato Antonis Ntavanellos a Chianciano. Posso confermare che il festival – Dea è una piccola organizzazione anche se ha due parlamentari, solo 250 militanti – è stato capace di un servizio d’ordine di un centinaio di compagni, a rotazione, per presidiare un parco con parecchi varchi. Ma l’impressione è che Alba Dorata non sia in grado di marcare i territori, piuttosto che in questa fase agisca con le modalità tipiche dell’agguato.

Lo sviluppo più promettente degli ultimi mesi è l’emergere di un anti-razzismo militante con gli immigrati stessi tra i protagonisti siano i raccoglitori di fragole prigionieri e ribelli a Manolada, oppure detenuti nel lager di Amygdaleza o ragazzini di seconda generazione che lottano per la cittadinanza.

Antirazzismo e antifascismo, in Grecia, stanno diventando quasi sinonimi: il razzismo, ha detto un deputato di Syriza intervenuto al dibattito, è il nazismo quando sembra abbattersi solo sui migranti. Lo stesso discorso vale per l’omofobia. Il vero obiettivo sono la sinistra, la democrazia e il popolo greco.

All’ordine del giorno c’è naturalmente il coordinamento europeo delle battaglie antifasciste ma su questo dalla Grecia – come da tradizione – partono più proposte contemporaneamente, dai vari pezzi di Syriza e da Antarsya, la coalizione dell’estrema sinistra piuttosto variegata.

Un festival antirazzista di Antarsya s’è svolto in contemporanea con quello di Kar (Deporta il razzismo), quello di Syriza c’era stato nelle settimane precedenti e ieri un altro settore di Syriza (animato da un nostro ex compagno Giorgio Mitralias) ha presentato un altro manifesto europeo antifascista nella sede dell’associazione della stampa greca.

Il merito del festival di Kar è certamente quello di aver avviato una discussione vera intercettando pezzi di lavoro antifascista di Francia, Italia, Germania e mettendoli a confronto con il movimento ellenico, le comunità straniere, l’associazionismo, pezzi di lavoro sociale come le assemblee di quartiere, i gruppi di acquisto solidale, gli ambulatori per migranti, le scuole popolari. La partecipazione è stata di quasi tremila persone tra concerti e dibattiti. Ai dibattiti, nonostante il freddo, c’era non meno di una cinquantina di persone fino alla fine, con punte di un centinaio. E le domande del pubblico evidenziavano che si trattava di spettatori veri, non militanti di partito, che si interrogavano davvero sulla natura del razzismo e su cosa fare per fermarlo.

Naturalmente era qualcosa in meno di un convegno ma certamente qualcosa di più profondo di una semplice proiezione pubblica di un’organizzazione. Ci sono materiali scritti a disposizione che possono essere utili per la formazione e l’informazione dei compagni. Ad esempio il nostro compagno francese proviene da Sida (Vigilanza e iniziativa sindacale antifascista), un’esperienza di organizzazione antifascista nelle organizzazioni sindacali francesi (c’è relazione in francese). Un aspetto inedito per l’Italia dove la penetrazione dei fascisti nei sindacati non è ancora un problema (e forse non lo è nemmeno il fascismo). Anche il panel dedicato alla Siria, anziché essere ripiegato sulle elucubrazioni pro o contro Assad è stato orientato dal nostro compagno svizzero Dario alla demistificazione sulle capacità di accoglienza dei profughi da parte dell’unione europea con una relazione (che ci è stata promessa in italiano) precisa e piena di dati utili.

Non è ancora quell’«internazionalismo che cambia la relazione tra noi», come dice Udry ma è sicuramente un passo in quella direzione.

L’arresto dei vertici di Alba Dorata viene interpretato come una tardiva conversione da parte del partito di Samaras, nuova Democrazia. Come in Italia tutti i peggiori arnesi mainstream hanno imparato a chiamare migranti le vittime del Mediterraneo, negli stessi giorni anche in Grecia, tutti strillano al pericolo nazista.

Tardiva svolta, dicevo, e per nulla disinteressata: se fino alla vigilia dell’omicidio di Pavlos tutti credevano che la destra avrebbe in qualche modo inglobato Alba Dorata sul modello italiano e in chiave anti Syriza, ora potrebbe aver deciso una svolta netta “antifascista” non solo per eludere la concorrenza da destra (Alba Dorata continuava a salire nei sondaggi, fino al 12% per poi calare di almeno un terzo dopo l’omicidio) e mettere la sordina alle pressioni della Troika che non avrebbe visto con favore l’ingresso di Alba Dorata (no euro) nell’orbita del governo. Tra l’altro Alba Dorata a volte sembra scimmiottare i temi sociali con i medesimi accenti di Syriza, tanto che Antarsya rimprovera alla coalizione di aver permesso ai nazisti di parlare delle stesse cose e di non essere sufficientemente anticapitalista.

Ma gli arresti sono stati possibili soprattutto perché le dimensioni dello sdegno sono enormi e si sovrappongono con lo scontento per l’austerity. L’omicidio, infatti, è arrivato dopo un’ondata di scioperi.

Quello che gli antifascisti non dimenticano è che coloro che oggi accusano Ad di preparare un colpo di stato sono gli stessi che l’hanno lasciata libera di compiere scorrerie e aggressioni per mesi. Gli antifascisti sanno che è tempo di «riprenderci la strada», «di rimettere i fascisti nei loro buchi» e già ci sono state azioni per chiudere le sedi del partito neonazista.

Il movimento antifascista sta già attraversando in qualche modo gli scioperi ma ora bisogna organizzarsi insieme, hanno ripetuto i dirigenti di Dea e Syriza intervenuti al dibattito. Syriza sta provando a investire sull’unità d’azione di tutta la sinistra antisistema dopo il successo delle manifestazioni spontanee delle scorse settimane e in previsione dell’ennesimo inverno difficile. Ci saranno preso scioperi nella scuola e nella sanità e, novità per quello che riguarda la Grecia, anche in alcune piccole fabbriche nate dalla deflagrazione delle esternalizzazioni del tessuto produttivo.

I compagni ritengono che l’obiettivo – anche delle pratiche mutualistiche – debba essere il rafforzamento delle lotte e l’apertura della strada per nuove elezioni che mandino a casa Samaras.