Lampedusa: leggi e politiche mortifere

Di Franco Turigliatto e Charles-André Udry [in francese su alencontre.org ; leer en español]

Lampedusa-strage-migrani“Vergogna” e “orrore”, da giorni sono questi i due termini che echeggiano nella gran parte dei media italiani dopo il naufragio dell’imbarcazione che trasportava 518 bambini, donne e uomini l’alba del 3 ottobre 2013. Erano 518 esseri umani, partiti dalla città libica di Misurata. Per cercare un rifugio e proteggersi dalla guerra, dalla fame, dalle malattie, dalle torture, dalla semi-schiavitù. Tuttavia, ad 800 metri dalla costa dell’isola di Lampedusa, nel canale di Sicilia, 252 di loro sono stati condannati a morte.

Le parole vergogna e orrore, pronunciate rispettivamente dal nuovo papa Francesco e dal presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano dovrebbero al contrario riferirsi alla politica “di controllo dei flussi migratori” dei governi italiani che hanno fatto di questo canale un terrificante cimitero per migliaia di migranti.

La “sinistra” criminalizza i rifugiati.

Un breve ricordo ci aiuta a disvelare l’ipocrisia degli esponenti dei partiti al governo.

Nel marzo del 1998, infatti, fu adottata una legge che aveva l’obiettivo di “ regolare organicamente tutta la la tematica dell’immigrazione”. Essa è conosciuta come legge Turco-Napolitano. Questa legge introdusse e ufficializzò il concetto di immigrazione clandestina che implica una procedura di criminalizzazione del rifugiato, colui che richiede l’asilo, la detenzione nei “centri di permannenza temporanea” (gli allora cpt, art.12) di tutte e tutti che potranno essere espulsi dall’Italia.

Livia Turco fu membro fino al 1991 del Partito Comunista Italiano (PCI), poi del Partito Democratico di Sinistra (PDS), in seguito dei Democratici di Sinistra (DS) fino al 2007, infine del Partito Democratico (PD), al governo attualmente con Enrico Letta. Questi partiti, dai nomi così diversi, non sono nient’altro che la filiazione sempre più degenerata del Pci, quel partito che nel 1943-44 accettò un accordo con il maresciallo Pietro Badoglio. La stessa persona che come capo militare durante la guerra fascista d’Etiopia non si tirò indietro davanti all’utilizzo delle armi chimiche, prima di entrare ad Addis Abeba il 5 maggio del 19361.

La quasi totalità degli esiliati morti e di coloro che sono sopravvissuti, con delle profonde e irrimediabili ferite, provengono da queste terre, vecchie colonie dell’Italia fascista: la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia. Vergogna e orrore non possono che riguardare la storia e la politica di quei partiti, di cui Livia Turco è un’esponente, che oggi versano lacrime di coccodrillo sull’ Unità del 4 e del 6 ottobre 2013.

Giorgio Napolitano, questo saggio santificato dalla borghesia italiana, ha un percorso politico identico, se non che le sue responsabilità nel Pci erano di tutt’altro livello. Egli fu uno degli animatori della transizione dal Pci al Pds. Fu, inoltre, ministro dell’Interno sotto il governo Prodi, ossia il primo ministro degli interni proveniente dai ranghi “comunisti”. I suoi meriti furono in seguito riconosciuti dal governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi (dal 1973 al 1993) che nominò Giorgio Napolitano senatore a vita una volta diventato presidente della Repubblica nel 1999.

In breve, due ex comunisti (Turco – Napolitano) hanno aperto la strada giuridica alla “caccia ai clandestini”, ossia ai richiedenti asilo, tutto questo sotto gli auspici del governo considerato come progressista di Romano Prodi.

Condannare il morto clandestino: la vergogna.

E’ in questo contesto che è stata instaurato la legge detta Bossi-Fini, adottata dal parlamento nel luglio del 2002, sotto il secondo governo Berlusconi (2001-2005).

Questa legge porta il nome del dirigente xenofobo della Lega Nord, Umberto Bossi, e del dirigente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, riformatore – modernizzatore del partito fascista Movimento socialie italiano (Msi) di Giorgio Almirante a metà degli anni ’90. Dopo un periodo di successo, Fini è oggi eclissato dalla scena politica italiana.

La legge Bossi-Fini prevede il reimpatrio immediato dei migranti, cosiddetti “clandestini”, da parte delle forza dell’ordine dopo la detenzione nei centri di detenzione temporanea così come erano stati instaurati da Napolitano e nel frattempo diventati meno eufemisticamente Centri di identificazione e di espulsione (Cie), ossia luoghi in cui vengono concentrati i migranti senza permesso di soggiorno in vista della loro identificazione e espulsione. Tuttavia, per avere un permesso di soggiorno bisogna avere un lavoro e per avere un lavoro bisogna avere un permesso di soggiorno. Come dichiara Ignazio Fonzo, procuratore aggiunto della città d’Agrigento, tra i procuratori incaricati dell’inchiesta sul naufragio del 3 ottobre: “ Per la legge italiana i migranti commettono il reato di immigrazione appena arrivano, salvo che poi venga loro riconosciuto lo status di rifugiati, venga comunque concesso l’asilo politico, o comunque il processo venga definito con una sentenza di non luogo a procedere per la speciale tenuità del fatto. Appena arrivano noi dobbiamo indagarli. In passato abbiamo sollevato eccezioni di costituzionalità, ma la Corte le ha respinte. Ha ritenuto il reato compatibile con il nostro ordinamento. “ Anche per questo giurista si intravede la natura criminalizzante della legislazione Bossi-Fini; tanto più che è stata introdotta una pena di 5000 euri (art. 10 bis della legge Bossi- Fini) per il delitto di clandestinità…che si dovrebbe comminare ad un “clandestino” pronto ad essere espulso dall’Italia.

L’altro orrore della legge Bossi-Fini consiste nell’articolo che condanna per complicità nel reato di clandestinità coloro che aiutano un supposto clandestino ad entrare “sul suolo italiano”. E’ così che i pescatori di Lampedusa possono vedersi confiscare le loro barche, i loro strumenti di lavoro ed essere condannati solo perché aiutano donne, bambini e uomini in pericolo di morte. Tutto questo avviene contro la convenzione delle Nazioni unite sui rifugiati e il diritto internazionale alla navigazione. Non a torto, Giorgio Bisagna, esperto di diritto all’immigrazione, avvocato di Palermo, afferma: “nel caso del naufragio di Lampedusa, il delitto sarebbe potuto essere commesso da coloro che non sono intervenuti a soccorrere i rifugiati in mare”.

Frontex organizza i naufragi.

lampedusa-1Di fronte a questa tragedia, sta prendendo sempre più piede un dibattito sulla “efficacia” della legge Bossi-Fini nel “regolarizzare i flussi migratori”. Tuttavia, la sedicente sinistra, dal Pd ad altre forze, resta muta su Frontex, vera e proprio agenzia europea di “sorveglianza delle frontiere esterne degli Stati dell’Ue”, in piedi dal 2004-2005 che costituisce un vero e proprio processo di esternalizzazione nel controllo delle frontiere. Simbolicamente la sede di Frontex è a Varsavia.

A seguito di Frontex, ma anche prima di esso, il governo italiano ha stipulato degli accordi con la dittatura di Gheddafi in Libia nel tentativo di bloccare già alle frontiere libiche coloro che cercano di sfuggire alle peggiori persecuzioni e alla miseria dei paesi sub sahariani e del corno dell’Africa. Il 29 dicembre 2007, il governo Prodi ha stipulato un accordo quadro. Successivamente, il 4 febbraio 2009, il governo Berlusconi ha ultimato questo accordo, rafforzando il controllo delle frontiere marittime e terrestri.

Questo accordo è stato rinnovato il 4 luglio 2013 durante un incontro tra Giorgio Alfano, ministro degli interni, e Mohamed Emhemmed Abdelaziz, ministro degli esteri della Libia.

Le repressioni brutali della polizia libica sono moneta corrente da lungo tempo: le incarcerazioni e le brutalità ( violenze sessuali, torture, …) , così come le estorsioni di denaro. Tutto questo è stato oggetto d’ indagine di innumerevoli rapporti dell’Onu. Nonostante ciò, attraverso l’aiuto finanziario e tecnico (corvette della marina, radar, comunicazioni satellitari) il governo italiano ha attivato un lavoro congiunto tra le due “polizie di frontiera”.

In effetti, da alcuni anni, è stato eretto un muro di polizia nello stretto marittimo di Sicilia. Di fronte ad ogni tragedia, i governi europei e l’Unione europea, ieri come ora, si propongono di “migliorare il funzionamento di Frontex” e di accrescerne i fondi. Questa è la proposta del ministro degli esteri francesi Laurent Fabius così come del presidente del Consiglio italiano Enrico Letta.

Eppure, è proprio a causa di Frontex che i migranti arrivati in Libia – ossia coloro che scappano dalla morte e dall’espulsione – rischiano la morte pur di imbarcarsi in più di 500 su una bagnarola nella speranza di raggiungere le coste dell’isola di Lampedusa. Tutto ciò avviene, nonostante che negli ultimi dieci anni 5000 migranti siano stati condannati a morte per annegamento. La profonda disperazione nutre la speranza – perché nulla d’altro sembra possibile – di attraversare questo muro. Bisogna essere confinati in custodia amministrativa per non capirlo o rifiutarsi di comprenderlo.

A questo punto, un obiettivo è a portato di mano delle organizzazioni semi-mafiose che “organizzano” il trasporto dei migranti disperati richiedendo ingenti somme di denaro che conducono le loro famiglie ad un indebitamento, spesso senza fine che conduce più di una volta alla schiavitù nel paese di partenza così come nel paese di arrivo (lavoro clandestino, prostituzione…) .

Ad ogni storico si può porre una semplice domanda: tra il 1920 e il 1933, è stato il proibizionismo negli Stati Uniti che ha facilitato lo sviluppo della mafia o è stata è stata la mafia la causa del proibizionismo? O ancora: per arrivare in modo sicuro, quanti sono i turisti europei che pagano i servizi ad un tour-operator, le cui reti e tariffe si avvicinano alla truffa? E così che, in una situazione di partenza segnata dall’insicurezza totale, una rifugiata somala o eritrea non può che “affidarsi” ad un rete di “ trasporto”, le cui caratteristiche mafiose sono simili a quelli che commettono truffe alimentari o sanitarie.

Nonostante siano così ripugnanti, queste reti mafiose di trasporto sono, tuttavia, alimentate da leggi come quelle dalla Bossi-Fini o da istituzioni come Frontex.

Inoltre, al di là del mito dei flussi migratori (quelli del Sud-Sud sono massicciamente più ampi di quelli del Sud-Nord), le reazioni dei governi servono innanzitutto a nascondere l’immissione al lavoro in nero e lo sfruttamento dei clandestini nei paesi di accoglienza. Inoltre, i governi e le classi dominanti imperialiste, in unione coi suoi piccoli partner provenienti dalla “lumpen borghesia”, mira a nascondere l’insieme dei meccanismi economici, sociali e militari che sono all’origine dei processi migratori. Un esempio: l’estrazione mineraria intensiva è oggi un fattore di militarizzazione e di guerre in numerose regioni e paesi.

Infine, una strana amnesia coinvolge i partiti istituzionali italiani. Il 28 marzo 1997, una corvetta della marina militare, intervenendo nel canale d’Otranto per “proteggere le sacre frontiere italiane”, urtò una piccola imbarcazione e provocò la morte di 81 persone. Dopo una lunga inchiesta, nonostante un ricorso in Cassazione che non ha ancora avuto degli esiti, la responsabilità unilaterale della marina militare è stata largamente documentata. Le conversazioni tra le diverse istanze del commando militare costituiscono degli elementi di prova più che convincenti. Tutto questo non ha impedito che questa prima grande tragedia sia stata dimenticata Ora, Frontex, non è che una versione più sofisticata del blocco navale cominciato sotto il governo dell’Ulivo, la coalizione di centro sinistra formata nel 1995 e diretta da Romano Prodi- accompagnato da una campagna mediatica che instaurò un clima di fobia generale di fronte ad una supposta invasione dell’Italia da parte di migranti provenienti dalla diverse regioni dell’Africa. Nonostante che tutte le statistiche, fino a questo momento, indichino che il numero dei migranti in Italia sia rispetto alla popolazione il “più basso della scala” a livello dell’Unione europea.

L’onore anonimo contro l’ipocrisia istituzionale.

La “vergogna” ha raggiunto il culmine del suo splendore durante la visita a Lampedusa di Angelino Alfano, il 4 ottobre. Egli ha proposto che “Lampedusa riceva il Premio Nobel”. Questo gli è valsa una risposta sarcastica da parte degli abitanti di Lampedusa.

Durante il “lutto nazionale” una gran parte della popolazione è stata chiamata ad un “giorno di sciopero” (IL Manifesto, 5 ottobre 2013). Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicoli, ha dichiarato: “ Sono queste leggi, queste politiche all’origine di tale tragedia”. Ed ha aggiunto: “ l’Italia ha delle leggi disumane: tre pescatori sono stati allontanati dal luogo del dramma perché il nostro paese ha processato dei pescatori che avevano salvato vite umane per reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.” Il parroco Stefano Nastasi ha usato le parole più dure contro la predominante ipocrisia e menzogna, e la macabra contabilità dei morti nel momento in cui non sono contemplate le cause reali di “questa guerra” .

Sono parole più realiste e più nobili delle dichiarazioni del presidente della Camera, Laura Boldrini (Sel), che ha senza subbio denunciato la legge Bossi-Fini, ma che era da lungo tempo a conoscenza della situazione visto era stata commissario dell’Onu per i rifugiati.

Due pescatori hanno salvato 12 rifugiati. Verso le 3 del mattino otto amici su una barca hanno salvato 47 tra uomini e donne ed hanno richiesto aiuto ad altre imbarcazioni. Questo il loro racconto: “è stata effettuata una vera e proprio catena umana per salvare questi giovani tra i 16 e i 24 anni; disperati, nudi, piangevano e ci dicevano: salvate i bambini, non devono morire”. (Il Fatto Quotidiano, 4 ottobre 2013).

Sono sufficienti queste due iniziative per denunciare la politica ufficiale del governo. Tanto più quando si leggono le dichiarazioni dei responsabili della guardia costiera che, di fronte alla richiesta di aiuto da parte dei due pescatori, hanno risposto loro: “ non possiamo fare niente, dobbiamo attendere la conferma del protocollo”. Per quanto riguarda poi gli altri responsabili della marina militare, essi hanno insistito sulla mancanza dei mezzi di telecomunicazione e delle tecnologie di punta.

La sinistra radicale deve intraprendere concretamente una politica che valorizzi l’interculturalità e l’unità di classe per difendere i diritti democratici e sociali, posta in gioco importante nella guerra sociale in corso, una guerra nella quale i migranti costituiscono una legione di “ militi ignoti” per le classi dominanti, ma il cui volto, storia, dolori devono diventare insieme alle loro lotte familiari in vista della costruzione di una classe comune in lotta.

1Nel 1948 Pietro Badoglio venne inserito nella lista dei criminali dell’Onu su richiesta dell’Etiopia per il deliberato uso di gas, ma non venne mai processato. L’Italia si impegnò a provvedere al giudizio di tutti i presunti criminali, individuati dalla Commissione Onu, ma quando la commissione d’inchiesta italiana iniziò i lavori, che si conclusero con l’archiviazione delle posizione di tutti gli accusati, il nominativo di Badoglio scomparve da tutti gli elenchi.