Imperialismo, settarismo e rivoluzione siriana

Joseph Daher è un membro della Corrente della Sinistra Rivoluzionaria Siriana e gestisce il blog syriafreedomforever.wordpress.com. E' stato intervistato da Mark Goudkamp di Solidarity sulla rivoluzione siriana. (ns. trad. da International Viewpoint) csr_siriaCome definiresti l'attuale equilibrio di forze in Siria? L'equilibrio militare di forze è chiaramente dalla parte del regime. Esso è stato continuamente rifornito di armi dai suoi alleati (l'Iran e la Russia), ha ottenuto elevati afflussi di denaro e, nel caso di Hezbollah ha beneficiato della partecipazione diretta sul campo, formando alcuni nuovi soldati.

Dall’altro lato, l’Esercito siriano libero  (ESL) manca completamente di qualsiasi sostegno materiale e finanziario. Le forze islamiste reazionarie come Jabhat al Nusra e lo Stato Islamico in Iraq e nel Levante (SIIL) sono ben finanziate da alcuni paesi del Golfo.

Questi finanziano le forze reazionarie islamiste per trasformare la rivoluzione siriana in una guerra settaria. La vittoria della rivoluzione in Siria e la sua diffusione nella regione sarebbe una minaccia per i loro stessi regimi.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che le tensioni tra gruppi dell’ESL e le forze islamiste di Jabhat al Nusra e del SIIL sono aumentate di recente. Questi ultimi sono accusati di aver ucciso membri della ESL, tra cui Fadi al-Qash, il capo di un battaglione dell’ESL e i suoi due fratelli.

Il SIIL ha anche espulso forze dell’ESL da diverse regioni liberate dall’ESL e ha dichiarato la sua volontà di stabilire degli emirati islamici, pur rifiutando di combattere in prima linea ad Aleppo, Homs e Khan al Asal.

Nonostante il chiaro vantaggio militare del regime e le sue distruzioni, la determinazione del movimento popolare siriano non è diminuita. Ci sono continue manifestazioni e altre forme di resistenza in molte regioni in tutta la Siria.

Come è possibile che a fronte di questa sperequazione nella forza militare, il popolo siriano continui a ribellarsi?

Non c’è ritorno all’era del regime di Assad e non c’è nessuna alternativa alla continuazione della rivoluzione. Uno dei principali slogan in Siria scandito dai manifestanti è “meglio la morte che l’umiliazione”. Inoltre il movimento popolare siriano sa benissimo che se si ferma affronterà una terribile repressione da parte del regime.

Ci puoi spiegare alcuni dei fattori economici e sociali che hanno portato alla rivolta?

Le credenziali borghesi del regime sono cominciate nel 1970, quando Hafez al-Assad ha messo fine ad alcune politiche radicali degli anni 60 dell’ala sinistra del suo partito Baath. Esse sono stati accelerate con l’attuazione di politiche economiche neoliberiste, quando [il figlio] Bashar al-Assad ha preso il potere nel 2000. Queste politiche hanno beneficiato in particolare una piccola oligarchia.

Rami Makhlouf, cugino di Bashar al-Assad, ha rappresentato il processo di privatizzazione di stampo mafioso da parte del regime. Un processo di privatizzazione ha creato nuovi monopoli nelle mani dei parenti di Bashar al-Assad, mentre la qualità dei beni e servizi è diminuita. Queste riforme economiche neoliberiste hanno permesso l’appropriazione del potere economico da parte dei ricchi e potenti.

Allo stesso tempo, il settore finanziario si è sviluppato con le banche private, le imprese di assicurazione, la Borsa di Damasco e le agenzie di cambio. Le politiche neoliberiste hanno soddisfatto la classe superiore e gli investitori stranieri, soprattutto del Golfo Arabo, a spese della grande maggioranza dei siriani, che sono stati colpiti da inflazione e dall’aumento del costo della vita.

Queste politiche, accelerate dalla repressione feroce di ogni protesta popolare o operaia dai primi anni 2000, hanno avuto effetti devastanti. La quota del capitale nel prodotto interno lordo è aumentata al 72% nel 2005, più di un terzo della popolazione è sceso sotto la soglia di povertà (meno di 1 dollaro al giorno) e quasi la metà vivono intorno a questa soglia (2 dollari o meno al giorno). Prima della rivoluzione c’è stata una disoccupazione tra il 20-25%, raggiungendo il 55% per i minori di 25 anni (in un paese dove le persone sotto i 30 anni sono il 65% della popolazione totale). La percentuale dei siriani che vivono sotto la soglia di povertà è passata dal 11% nel 2000 al 33% nel 2010. Cioè, circa sette milioni di siriani vivono intorno o al di sotto della soglia di povertà.

Le rivolte a Idlib e Daraa e compresi i sobborghi di Damasco e Aleppo, [queste zone] sono bastioni storici del partito Baath, che non avevano preso parte in modo massiccio nella insurrezione degli anni 80. Questo dimostra il coinvolgimento delle vittime del neoliberismo in questa rivoluzione.

Che ruolo hanno i Comitati di coordinamento locali svolgono nelle zone controllate dall’opposizione e che tipo di supporto hanno?

Il CCL è solo uno degli attori in un più grande movimento popolare, concentrando il suo lavoro soprattutto nel fornire informazioni, i video delle dimostrazioni, ma anche lavorando a livello di base con i consigli popolari locali, fornendo servizi alla popolazione locale e ai rifugiati interni.

Dobbiamo capire più in generale, il ruolo cruciale svolto dai comitati e le organizzazioni popolari nella continuazione del processo rivoluzionario, essi sono gli attori fondamentali che permettono al movimento popolare di resistere. Questo non per sminuire il ruolo svolto dalla resistenza armata, ma anche questa è dipendente dal movimento popolare per continuare la battaglia, altrimenti senza di ciò  non avremmo potuto far nulla.

Qual è la tua risposta a certa sinistra che afferma che l’opposizione siriana è strumento dell’imperialismo occidentale e degli Stati del Golfo ricchi di petrolio?

Il problema con certa sinistra occidentale, specialmente gli stalinisti, è che essi hanno analizzato il processo rivoluzionario siriano dal punto di vista geo-politico, ignorando completamente il dinamismo socio-economico e politico in campo in Siria. Molti di loro considerano anche l’Iran, la Russia, o la Siria come stati antimperialisti che lottano contro gli Stati Uniti, il che è sbagliato sotto ogni punto di vista. La nostra scelta non dovrebbe essere quello di scegliere tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita da un lato e dall’altro lato l’Iran e la Russia, la nostra scelta è per le masse rivoluzionarie che lottano per la loro emancipazione.

Come ha scritto Pierre Frank, trotskista francese: “Dobbiamo notare che i più grandi teorici del marxismo non hanno affatto definito la natura politica di un regime borghese dalle posizioni che quest’ultimo deteneva nel campo della politica estera, ma solo e semplicemente sulla base della posizione che occupava in relazione alle classi compongono la nazione.”

Inoltre, entrambe le parti hanno cercato di imporre una soluzione dall’alto che avrebbe mantuto il regime con una soluzione yemenita (cambiare il capo del regime, pur mantenendo la sua struttura). L’unica differenza tra le posizioni dei governi occidentali e le monarchie del Golfo da un lato e le posizioni dell’Iran, della Russia edella Cina, dall’altra parte, rimane invariata: quale destino per il dittatore Bashar al-Assad? La Russia vuole mantenere il dittatore, mentre le potenze occidentali vogliono un nuovo leader, ancora più aperto ai loro interessi di Bashar al-Assad.

Ci sono state segnalazioni di gruppi islamici armati che attaccano altri gruppi all’opposizione. Che impatto ha avuto sull’opposizione e come hanno risposto le forze rivoluzionarie?

Le masse rivoluzionarie siriane si sono sempre opposte alle politiche autoritarie e reazionarie di questi gruppi. Nella città di Raqqa, che è stata liberata dalle forze del regime da marzo 2013, si sono tenute molte manifestazioni popolari contro le azioni autoritarie di Jabhat al Nusra e del SIIL in quella città. Analoghe manifestazioni con masse che contestano questo tipo di comportamento si sono svolte ad Aleppo e in altre città.

Va detto anche che Jabhat al Nusra non ha esitato a stringere accordi con il regime di Assad, per esempio, il regime sta pagandoloro più di 150 milioni di lire siriane [circa 900mila euro] mensili per garantire che il petrolio sia continuamente pompato attraverso le due principali condotte in Banias e Latakia. I combattenti di Jabhat Al Nusra sono stati anche coinvolti in altri affari.

Il Consiglio Nazionale Siriano, invece di difendere i principi della rivoluzione e di fare tutto il possibile per sviluppare le componenti democratiche dell’ESL, ha lasciato liberi questi gruppi, che sono e sono stati parte della contro-rivoluzione fin dalla loro creazione, di svilupparsi, senza condannarli ed effettivamente fornendo loro copertura. Questi gruppi, proprio come il regime siriano vogliono dividere il popolo siriano in entità settarie ed etniche. La rivoluzione siriana vuole rompere la divisione settaria ed etnica.

Quale è stata la risposta ai recenti attacchi da parte di gruppi islamisti sulle aree curde?

Abbiamo visto il sostegno di vari comitati popolari in Siria per le masse curde contro le azioni dei gruppi islamisti. Le sezioni dell’ESL sono divise. Alcuni stanno combattendo al fianco degli islamisti, ma altri si sono unite alle milizie curde e denunciato gli abusi commessi dai gruppi islamisti.

L’opposizione tradizionale, dagli islamisti ai nazionalisti e liberali, è a favore dei diritti culturali curdi, ma non dell’autonomia. La Corrente della Sinistra Rivoluzionaria in Siria ha riaffermato il suo impegno e sostegno per l’autodeterminazione del popolo curdo in Siria. Il supporto per l’autodeterminazione del popolo kurdo non ci impedisce di guardare al popolo kurdo come un alleato a pieno titolo nella lotta contro il regime criminale di Assad, e nella costruzione futura di una Siria democratica, socialista e laica.

Abbiamo anche condannato il comportamento degli islamisti e le altre forze reazionarie e i loro tentativi di dividere il popolo siriano. Allo stesso modo, il rifiuto di alcuni nella opposizione siriana, tra cui il Consiglio Nazionale Siriano (CNS), di riconoscere i diritti del popolo curdo in Siria è inaccettabile e non è diverso delle politiche nazionaliste del regime di Assad.

Quali diverse organizzazioni e forze di sinistra esistono all’interno del movimento rivoluzionario siriano?

Diverse forze di sinistra sono state coinvolte nel processo rivoluzionario siriano da quando il processo rivoluzionario è iniziato. Possiamo trovare numerosi piccoli gruppi di sinistra e giovani in Siria che partecipano al processo rivoluzionario, nei comitati popolari di base, nell’organizzazione di manifestazioni e nella prestazione di servizi alla popolazione. La sinistra è stata principalmente impegnata nel lavoro civile, piuttosto che nella guerriglia.

Fin dall’inizio, nonostante le nostre capacità modeste, noi, la Corrente della Sinistra Rivoluzionaria non abbiamo mai vacillato nel nostro impegno con la rivoluzione, rivendicando la democrazia e il socialismo. Abbiamo lottato al fianco del popolo e di tutte le forze democratiche per la vittoria di questa grande rivoluzione popolare, proprio come lottiamo per la formazione di un partito socialista dei lavoratori.

23 agosto 2013